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May 09 2012

Approfondimento dall'IJF 2012

iPhonografia e notizie: Instagram (e gli altri)

di Federica Gasparretti

Filtri colorati per fare notizia e non solo per fare il pieno di "like" su Facebook

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Chi non ha mai sentito parlare di Instagram, l’applicazione che ha fatto impazzire dapprima tutti i possessori di iPhone e poi il restante popolo smartphonizzato? Proprio a poco tempo dal suo acquisto da parte di Facebook (per la modica cifra di un miliardo di dollari), il giornalista Federico Guerrini getta una luce nell’articolato tunnel di Instagram e delle sue applicazioni satellite. Erede diretta della Lomografia, da cui trae la filosofia “Non pensare, scatta!”, il suo scopo è quello di catturare soggetti distogliendoli da ruolo di protagonisti, dando invece spazio a filtri colorati, saturazione aumentata e bordi più o meno sfocati. Ma se la Polaroid si basava sullo stesso principio del ‘catturare l’attimo fuggente’, con tutto il fascino del toccare subito con mano il risultato dello scatto, perché è finita in disuso (se non per gli appassionati) e Instagram digitalizzando quest’idea sta riscuotendo così tanto successo?

Partiamo dalla biografia: Instagram nasce nel 2010 ideato da Kevin Systrom e Michel Krieger, entrambi entrati in contatto con Zuckerberg durante le fasi embrionali di Facebook. Nella sua versione di partenza, conteneva una gamma di filtri che sono stati riveduti e modificati a lungo, causando le lamentele degli utenti che privilegiavano l’uso di un particolari effetti che vedevano puntualmente ‘contaminarsi’, fino ad arrivare ai sedici filtri della versione attuale. L’uso dell’ormai sdoganato hashtag (#) ha permesso al brand di farsi un’ottima pubblicità, creando gallerie in base ad un topic comune: saper inserire gli hashtag giusti sulle foto postate permette agli utenti di aumentare la propria popolarità su instagram. Durante l’arco del febbraio 2011, l’applicazione apre le interfacce a programmatori esterni come Facebook e Twitter allargando la cerchia di iscritti. Ciò che l’ha portata però a raddoppiare il numero dei suoi utenti sembra sia stato l’evento “The Bieber Effect”, così ribattezzato dopo l’uso fattone dalla giovanissima popstar Justin Bieber per postare una foto del traffico di Los Angeles il 24 luglio 2011, causando così l’emulazione dei fan. Infine il 3 Aprile 2012 l’applicazione diventa disponibile anche per i dispositivi che supportano Android e pochi giorni dopo si assiste al suo acquisto da parte di Zuckemberg.

Torniamo alla domanda precedente: dove risiede la forza di Instagram? Ciò che porta gli utenti a scegliere di utilizzarla al posto di pagine che dispongono di filtri migliori e più vasti è il fatto di essere l’unica community in cui il pubblico possa partecipare a tutti gli effetti, postando i propri scatti. Questa community è così ben salda da organizzare periodicamente degli Instameet, incontri in cui gli utenti partecipano praticando Instawalk (camminata a scopo di scattare foto, che parteciperanno ad un concorso finale a premi). E se pensate sia finita qui, tenete duro: esiste un microuniverso di altre applicazioni che fanno capo ad Instagram. Alcuni esempi? Webstagram, che possiede la sezione ‘photo of the day’, ottima vetrina per gli utenti; Statigram, che indica la foto che ha ricevuto più commenti; Followgram, società italiana che si avvale dell’uso del pulsante ‘follow’ tipico di Twitter; Gramfeed, che visualizza le foto postate e la loro localizzazione su una mappa; Instamap, con la quale si può cercare una città (di cui verranno mostrate le foto); Instagrid, che invia le foto di un altro instagrammer al proprio indirizzo e-mail; Instafb.com ha la peculiarità di collegare Facebook e Instagram (anche se dopo il recente acquisto il processo è stato reso automatico), Dropbox invece salva una copia della foto,in modo tale che non vada persa.
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Per quanto riguarda invece le modifiche da effettuare alle foto,tra le applicazioni più gettonate troviamo Pixl-o-matic, pagina web cu cui è possibile applicare filtri,effetti e bordi e scaricare la foto sul pc, oppure Snapseed, che permette di visualizzare la foto pre e post-modifica, Color Splash, ideato per far risaltare particolari colorati su una foto in bianco e nero e Squareready, che con la sua griglia permette agli utenti di focalizzare il formato giusto della foto. In commercio inoltre sono disponibili diversi accessori per veri appassionati: per citarne alcuni, son disponibili obiettivi da fissare magneticamente all’ iPhone o attraverso una clip,oppure coloratissimi treppiedi modellabili per una migliore stabilità durante lo scatto. Dato il suo utlizzo su larga scala, la NBC ha stilato una serie di consigli utili per chi voglia avvicinarsi a questo mondo con un minimo di raziocinio: tra questi spiccano l’imperativo di non fare foto banali (e su questo punto c’è ancora un gran lavoro da fare) e di interagire con il resto della community, per mantenere lo spirito con cui Instagram è nata, ovvero non di essere utilizzata come mera vetrina ma far sì che il pubblico condivida il proprio modo di vedere la realtà,arricchendola di sfumature. Molti giornali attualmente stanno facendo leva su quest’applicazione per dare un tocco in più alle loro foto (impossibile non citare The Wall Street Journal, che l’ha utilizzata in occasione della settimana della moda di New York) anche se ormai la vera combo vincente sembra essere quella formata con i bloggers e citizen journalists: Instagram è stata protagonista sia nel documentare gli scontri di Londra sia nella vicenda del blogger russo che ha immortalato i propri amici all’interno di un furgone della polizia, regalando al mondo immagini inedite degne di un reporter.

Questi ultimi casi portano però a riflettere sull’eventuale etica da associare all’uso massivo di questo strumento. Guerrini ci gira la domanda limite “Per fotografare un incidente stradale, utilizzereste Instagram?”, che scatena qualche dubbio nella quasi totalità del pubblico. Cosa non si può ritenere etico? Sicuramente postare una foto per ottenere puramente audience, abusare di ‘make up’ fotografico che stravolga la foto in sé per un fine esclusivamente estetico, oppure usare filtri vintage che inevitabilmente rendono le tragedie immortalate quasi gradevoli. Sì può quindi dire che la politica purista della foto da reflex andrà incontro ad un declassamento a causa del sempre maggiore uso di Instagram? Assolutamente no, e su questo non c’è filtro che tenga.

Scritto da: Federica Gasparretti

Data: 09-05-2012

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