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May 16 2012

Morte di un mondo irreale: il lento declino di Second Life

di Alex Tagliatti

Un breve viaggio per capire che ne è del mondo virtuale di Linden Lab, tra potenziali milionari e maniaci sessuali


Arrivo sul posto, ho i miei vestiti, una faccia che non riesco farmi piacere, e un forte senso di disorientamento. Non c’è nessuno. Effettuo un giro a 360° su me stesso e decido in che direzione andare. Attorno palazzi splendidi, facciate gotiche, moderne, fantasiose, piazze belle come ho sempre creduto debbano essere le piazze, strade sgombre senza neppure un’automobile. Ma dove sono finiti tutti? A furia di camminare scorgo una sagoma davanti a me. Decido di andare lì e chiedere spiegazioni. Quando arrivo la persona è sbiadita, anzi direi che è proprio grigia, ha il capo chinato, le braccia stese lungo il corpo e sopra di lei - è presumibilmente una lei - fluttua una trasparenza con la parola “assente”. E’ un non morto, uno zombie: è un Avatar fantasma. Sono stato sfortunato, il primo Avatar che incontro è disconnesso o morto. Ce ne sono a migliaia.

Faccio un altro giro e sento una musica a tutto volume, vedo luci in lontananza: è una pista da ballo all’aperto, verosimilmente un lounge bar. La musica gira ma è tutto deserto. Questa è Concord City e dovrebbe essere uno degli scenari più popolosi. E’ pieno di zombie grigi immobili. È l’alba dei morti viventi. Evidentemente sono utenti in stand-by. Decido di cambiare location: apro il pannello e scelgo di trasportarmi in un’altra isola. Mi materializzo, mi giro nuovamente attorno e trovo un bar, un barista vampiro, un robot, una super bomba sexy in bikini. Accenno qualche passo e sbatto rovinosamente contro il tavolo, e il mio Avatar si siede! Non volevo sedermi ma è complicatissimo muoversi con questo fantoccio 3D vestito da esploratore. Apro la chat locale, scambio due battute ma nessuno dei presenti mi risponde. Sono ignorato! Nessuno vuole parlare con me. Mi avvicino al banco del bar e allungo la mano per prendere un cocktail ma compare il simbolino dei Lindendollari: è un drink a pagamento. Il mio budget di partenza è miserrimo, non posso acquistare nulla e non so come procurami altro denaro. Nel frattempo vengo bombardato di spam pubblicitaria di negozi virtuali ed eventi virtuali, ma visto il numero di Avatar in circolazione dubito che gli U2 terranno un nuovo concerto qui. Sì, gli U2 si sono esibiti in Second Life, ai tempi d’oro. I tempi d’oro…

Nel 2003 la Linden Lab, grazie all’idea visionaria del fisico Philip Rosedale, decide di varare il primo, e forse ultimo, mondo virtuale. L’idea generale era quella di dare la possibilità agli utenti del web di muoversi con un personaggio 3D entro un mondo tutto nuovo, da costruire. Si era ipotizzato un mondo libero, dove ognuno potesse essere qualunque cosa o chiunque; un vero secondo mondo perfetto entro il quale un disabile potesse correre e un artista vendere le sue opere al miglior offerente. In SL si sarebbe potuto creare oggetti, costruire case, scambiare servizi, ovviamente tutto in cambio di dollari virtuali convertibili in dollari reali. L’idea era effettuare transizioni con carte di credito, come avviene nei negozi on-line. Un Avatar, una volta entrato in un negozio virtuale tutt’ora può acquistare un oggetto virtuale e sfoggiarlo, ma si può anche farsi spedire a casa l’oggetto reale. Gli economisti parlarono subito di nascita di un’economia parallela perfetta, monitorata e auto-regolata. Nel giro di qualche anno gli utenti sfiorarono divennero milioni, e così gli stilisti aprirono atelier virtuali in SL, i partiti aprirono sedi, i club aprirono delle versioni virtuali per i residenti di SL e l’economia fiorì nel metaverso (l’universo virtuale di SL). Gli avvenimenti erano talmente tanti che nel 2006 la Reuters mandò “qui” persino un corrispondente/avatar, Adam Pasick (conosciuto come "Adam Reuters") con il compito di riferire quotidianamente sugli sviluppi della vita parallela on-line. Incredibile ma vero. Visti gli straordinari riscontri economici e di popolarità, grosse società e venture capital decisero di puntare sul progetto. Tra questi eBay, Pierre Omidyar, il ceo di Amazon, Jeff Bezos, e IBM. Si avviò anche un mercato immobiliare virtuale e nel 2007 la LindenLab valutò le transizioni economiche di LindenDollari in un miliardo di dollari americani. Era un vero e proprio paradiso virtuale, un mondo tollerante, aperto, ricco di scambi, una vera economia florida. Gli architetti progettavano città immaginarie, come moderni Tommaso Moro, i giovani imprenditori aprivano locali alla moda (Vitali Costruzioni aprì una copia del locale situato al Lido delle Nazioni per permettere, a chi voleva sposarsi, di simulare la propria festa di nozze). E poi cominciò il declino, l’irreversibile moria di Avatar, morte silenziosa da contagio. Fantasmi residenti immortali. Adesso mi aggiro per queste strade e spiagge e trovo tutto deserto. Vogue ha scritto che oggi SL potrebbe essere lo sfondo per un disaster movie ed in effetti circolano numerosi vampiri (player appassionati del fantasy dark), robot, avatar un po’ umani un po’ animali. Concord City è un vero deserto. Avete visto “Io sono Leggenda”? Ho la sensazione di essere solo.
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Consultando la mappa appare chiaro che il numero di utenti connessi è molto basso in proporzione all’estensione delle isole e anche alzandomi in volo per esplorare velocemente i luoghi incontro pochi giocatori. È molto noioso. Scorro allora la lista dei luoghi segnalati e trovo una “Sexy Beach”. Immediatamente attratto dal nome mi teletrasporto. Vengo catapultato in una spiaggia notturna illuminata da luci stroboscopiche, munita di tiky bar, piscina, poltroncine di vimini, una grande piramide maya, scivoli d’acqua e una marea di “gente nuda” o in abiti da spiaggia. Ma che cavolo è? Una nota mi ringrazia del mio arrivo e mi sforna il regolamento per stare lì:

1. Non devo avere un linguaggio offensivo
2. devo essere o nudo o in beach wear
3. non devo avere erezioni (avete letto bene)
4. non praticare escorting, eccetera.

Non ci posso credere. Sono in un locale per incontri, sulla spiaggia, al chiaro di luna. È veramente bello, devo dire la verità, ben costruito, munito di innumerevoli comfort. Mi aggiro un po’ titubante, cerco i comandi per spogliarmi e rispettare il regolamento ma il mio Indiana Jones non può togliersi tutto e rimango in canottiera, slip, cappello da esploratore e frusta al fianco. Sono ridicolo. Chissà cosa penseranno gli altri Avatar di me? Mi stupisco del fatto che qui sia pieno di “gente” mentre gli scenari più belli siano praticamente spopolati. Ho visitato una Torino virtuale, una Roma antica, un centro commerciale: tutto deserto a parte qualche tamarro che ballava davanti a Palazzo di Città. Qui ci sono Avatar che flirtano tra loro, che bevono drink colorati e, cosa assolutamente impensabile per me fino a questo momento, fanno sesso.
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Sì, su SL puoi fare sesso e puoi comprare genitali a tuo gusto, come fossero cappelli, e sfoggiare così un organo gigantesco. Lo stesso vale per i seni. Pagando puoi fare tutto quello che vuoi. Ma, ora che ho trovato gente, ho una missione da compiere: ottenere un’intervista da un “resident”. Mi aggiro tra le palme usando i tasti “page up”, “page left”, eccetera. Mi riesce meglio che non usare il mouse. Ma com’è che gli altri addirittura ballano? Apro la chat “dintorni” e annuncio la mia presenza. Nessuno mi considera. Riprovo. Stavolta sono fortunato, vengo contattato da un Avatar che mi dà il benvenuto in un messaggio privato. Sono molto emozionato e curioso. Lei è dietro di me... Si chiama Ruth ed è molto affascinante. Indossa un perizoma e nient’altro. Spiego subito che sono nuovo ma che sono “vivo” solo per scrivere questo pezzo che leggete, e l’Avatar sensuale si dimostra molto collaborativo, anche a costo di perdere tempo e magari perdere qualche appuntamento al buio. Apprendo dunque una prima grande notizia: Ruth in realtà non è una bomba sexy castano chiaro con una quarta misura di reggiseno e gli occhi verdi, ma un pensionato dell’Ohio, ha sessantasei anni e gestisce otto Avatar. Me lo immagino seduto al pc e dietro le sue spalle una fotografia del suo negozio di pneumatici. Mi spiega che anni fa aveva aperto un profilo su SL per scherzo, per giocare, annoiato da “Freecell” e “Campo Minato”, e da quando è in pensione, più di un anno, passa circa dodici ore in SL e i suoi otto avatar popolano isole differenti. Mi spiega che Ruth è l’ultima creatura e sta cercando di farla vivere senza LindenDollars, E’ fatta solo di freebies. Il pensionato “otaku”, risponde senza imbarazzo alle mie domande: ha scelto un Avatar donna per vedere come sarebbe stato essere una ragazza oggi, attraente e con molte proposte sessuali. Dice che si diverte molto e che cerca di non svelare mai la sua identità maschile ma mi dice anche che non tiene molti contatti. Ha preso la cosa come un gioco di ruolo.

Io tuttavia non vedo molte similitudini tra il mio caro vecchio Wolfenstein Enemy Territory e questo. Mi spiega anche i comandi base e mi mostra come si sale su di un trampolino per tuffarsi in piscina. Lo interrogo anche sulla desertificazione di SL e lui mi dà la sua interpretazione dei fatti: per prima cosa mi dice che SL ha una pesantezza enorme - in termini di memoria virtuale occupata - e moltissimi pc faticano a farlo girare per più di mezz’ora consecutivamente. Mi dice anche che la grafica è decisamente peggiorata proprio per venire incontro alle esigenze degli utenti e abbassare i requisiti minimi di sistema. Un’altra osservazione giustissima, che avevo letto in un magazine, è il mutamento dei grandi social network come mySpace, e poi Badoo, Facebook ed infine Twitter. La nascita dei social network ha sopperito alla necessità degli utenti del web di relazionarsi anche con sconosciuti, di scambiare messaggi, foto, video. Tutto questo in SL è molto complicato, oltre che costoso. Altra valutazione: la crisi economica ha minato alla base il meccanismo di SL. Nessuno più spende volentieri Dollari virtuali, proprio perché in realtà equivalgono a dollari veri e la crisi del mondo reale ha raggiunto il mondo virtuale. Con lo scarso potere d’acquisto degli Avatar i negozi di griffe hanno esposto i cartelli “out of business”. La cornucopia della web-economy - così come la Linden Lab la intendeva - si sta esaurendo.
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L’economia del metaverso è crollata sotto i colpi della crisi economica vera. Oggi si contano tra i 30 e i 35 mila utenti attivi di SL. Un vero genocidio di Avatar. Sono rimasti solo programmatori che riescono ancora a gestire una piccola economia di bisogni primari, numerosi nerd camuffati da guerrieri armati di spadoni o copie del vampiro Edward, e -ipotizzo io - molti sociopatici disposti a spendere per avere nel web la vita che non hanno nella loro “first life”. Ho letto di coppie che si sono sposate e hanno avuto figli in questo mondo surreale. Gli altri utenti spendono pochissimo o niente. E’ anche vero che parallelamente allo sviluppo dei social network abbiamo assistito ad una evoluzione dei dispositivi portatili, siamo passati dai cellulari agli smartphone, e dai computer fissi ai tablet. Questo mutamento di piattaforme e di hardware è stato un po’ il meteorite che sta estinguendo i residenti di SL, abituati a starsene sulla loro poltrona. La piattaforma di SL non può essere esportata facilmente su telefoni di ultima generazione o tablet, proprio per la pesantezza dell’interfaccia. Dunque molto meglio twittare e taggare gli amici su FB. La Linden Lab oggi fattura sette milioni di dollari al mese, ed è lontana dai suoi tempi d’oro ma ha tentato in modo ottimista di alleggerire il software per esportarlo su piattaforme mobili, una specie di distaccamento giocabile di SL. Per ora non ha grande successo se pensiamo agli 850 milioni di account di Facebook. SL non voleva essere un video game ma i sogni della Linden Lab sono ormai mutati.

Chiedo a Ruth come mai sia in una “spiaggia nudisti” e mi risponde che l’unica vera interazione che permane in SL - a suo parere - è quella di tipo erotico. Mi esorta a fare un giro tra le isole e rendermene conto. Ormai SL non è altro che un metaverso di erotomani in cerca di sesso virtuale. Io sono incredulo, ma “lei” mi spiega che la ricerca del proibito è sempre stato un punto fermo dell’uso di internet e SL, una volta abbandonati i sogni da Città di Tommaso Moro, una volta abbandonata a sé stessa è divenuta una vera Sodoma virtuale. Ci sono avatar transessuali, escort, prostitute e scambisti. A questo punto mi viene spontanea un’altra domanda: Con il mio Indiana Jones in mutande e canottiera, come posso fare sesso? Come si fa in pratica? Con quali comandi? Mi risulta difficile comprenderlo, io a malapena mi destreggio tra i tavoli. Mi dice che può mostrarmelo e io accetto. Dentro la piscina ci sono due sfere, una blu e una rossa, e semplicemente avvicinandoci e utilizzando il vecchio punta e clicca i due Avatar assumono una posizione erotica prestabilita, voluta dai programmatori. Ovviamente mi mostra solo come funziona, nessuno dei due ha intenzione di proseguire. Riprendo la mia intervista ma dopo poco mi dice che per lui è tardi e che si disconnetterà, ma afferma che gli ha fatto piacere parlare con me di SL. Ci salutiamo, lei sbiadisce e io rimango, frusta ai fianchi, sul lungomare. Decido quindi di salire la piramide Maya e di sedermi a meditare su quello che ho visto.
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Cos’ho capito da questo breve tour?

Ho capito che la LindenLab ha fatto i milioni, milioni veri, ma che molti altri privati hanno gettato soldi nel gabinetto pensando di finanziare il sogno del mondo di domani, un mondo che avrebbe superato, grazie al pc, ogni barriera ed handicap, un mondo democratico e libero che si è trasformato poi in un gigantesco bordello che si estende per oltre 2000 server (fonte Wikipedia) e per trentaquattro terabyte. Da milioni di iscritti a poche decine di migliaia di utenti attivi e residenti. Certo sono nati anche progetti intelligenti e molto ben riusciti - seppur oggi poco frequentati - e portatori di messaggi di cultura (mostre organizzate dal comune di Roma, corsi di lingua organizzati da università, la provincia di Vicenza ha creato un Palladio Park - inaugurato da un Avatar di Monsignor Cesare Nosiglia - dove vedere le opere più belle di Palladio, ecc...). S’è fatto pure uno sciopero di Avatar della IBM alcuni anni fa, ma il fulcro di SL, ovvero la creazione di una fiorente economia parallela è completamente naufragato. Forse è nella natura dell’uomo ridurre in macerie i mondi che popola, siano essi reali o virtuali, infondo se non siamo stati in grado di creare un mondo perfetto qui, perché dovremmo riuscirci nel web? Non siamo sempre noi stessi? Avrei un lungo ragionamento circa la società di SL ma non lo espongo qui e ora. Esistono attualmente tre tipi di utenti di SL oggi: i non morti ovvero gli Avatar assenti; gli irriducibili della prima ora ormai divenuti una élite di nativi (creativi, programmatori, otaku, sociopatici) destinati ad accoppiarsi tra loro; ed infine quelli che sono arrivati tardi e continuano a sperare che SL sia ancora il luogo ideale dove aprire un centro per l’impiego virtuale (come il comune di Roma), una scuola di scrittura creativa per Avatar o ancora un meeting sulla medicina contemporanea. Direi che le amministrazioni che oggi usano SL come vetrina turistica hanno perso il treno e sono arrivati tardi in un mondo spopolato e agli amministratori che hanno voluto questi progetti vorrei dire che SL è un progetto morto, e che non è altro che un costoso videogame, e che è meglio investire un po’ di tempo e denaro in messaggi pubblicitari su twitter o sull’uso della banda larga per i commercianti; d’altro canto agli otaku che stanno dodici ore su SL direi che è ora di avviare una vera e propria migrazione di massa poiché gli Avatar sono ormai in via di estinzione.

L'autore
Alex Tagliatti, trentuno anni ben portati, è laureato in filosofia a pieni voti presso l'Università di Ferrara. Vorrebbe fare l'insegnante, ma l'Italia di oggi gli impone un altro mestiere, decisamente meno improntato alla conoscenza. Ha contribuito a fondare e dirigere Orfeo Magazine, quello che per anni è stato il periodico universitario più conosciuto di Unife. Nel 2011 ha dato alle stampe il suo primo romanzo, intitolato "La stagione passata". Lo ospitiamo per la terza volta e lo ringraziamo per questo suo corposo contributo, nella speranza che voglia comparire più spesso sulle nostre frequenze.

Scritto da: Alex Tagliatti

Data: 16-05-2012

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