LIVE \ Cloud Nothings al Locomotiv 30.05.2012

L'unica data italiana per la band rivelazione di quest'anno

di Edoardo Gandini
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cloud nothingsLa rivincita dei nerd, quest’anno, arriva direttamente dall’ Ohio.

Avete capito bene, proprio quell’Ohio da cui, LeBron James e Nine Inch Nails a parte, non è mai uscito niente di veramente degno di nota. Questa volta, però, sembra che qualcosa di davvero interessante sia in procinto di esplodere. I Cloud Nothings, con il loro Attack on Memory, si aggiudicano la palma di uno dei prospetti più interessanti di questo 2012, essendo già arrivati, nonostante gli appena diciannove anni di età, al secondo disco in carriera, prodotto, tra le altre cose, da nientemeno che Steve Albini. La lungimiranza del Locomotiv di accaparrarsi l’unica data in Italia del quartetto americano non viene però ripagata a dovere dal pubblico che, complice anche il terremoto, si presenta ben sotto le aspettative numeriche ad un evento che, per quanto mi riguarda, meritava una doppia sottolineatura rossa sul calendario.

Il programma della serata prevede, oltre ai Cloud Nothings, altri due gruppi: i Wolther Goes Stranger e gli His Clancyness.
Del primo gruppo, i Wolther Goes Stranger, non posso dirvi molto purtroppo, essendo arrivato giusto in tempo per ascoltare gli ultimi due minuti del pezzo di chiusura (sul sito ufficiale l’orario di inizio concerti era fissato alle 22.30, su facebook alle 21.30; la verità, come al solito, sta nel mezzo).
Gli His Clancyness, il secondo gruppo in programma, salgono sul palco alle 22.50, intrattenendo il pubblico per circa venticinque minuti; il progetto di Jonathan Clancy, già voce dei Settlefish e A Classic Education, presenta sei brani estremamente minimalisti, molto godibili e spensierati in cui le schitarrate rock ‘n roll e i loop vocali si intrecciano in piccoli episodi autobiografici. Niente di particolarmente innovativo, d’accordo, ma comunque gradevole.

Alle 23.25 arriva finalmente il turno dei giovanissimi Cloud Nothings; Dylan Baldi, ciuffo e occhialoni a montatura spessa, e compagni prendono posto sul palco in silenzio e, tradendo un certo imbarazzo, attaccano il primo pezzo in scaletta, Stay Useless, secondo singolo tratto da Attack On Memory. La poca intonazione vocale di Dylan nelle parti cantate lascia presto spazio a quell’urlato rabbioso su cui si basa l’intero disco, preferendo l’efficacia comunicativa alla precisione tecnica in sé.

La componente noise dei pezzi viene esasperata con continue divagazioni strumentali ad inizio e fine pezzi, in cui il quartetto statunitense dimostra una certa maturazione musicale rispetto ai primi lavori; la coda di Wasted Days per esempio, che vale da sola tutto il disco, si arricchisce di brutalità nella sua versione live, valendo, in altrettanta misura, il prezzo del biglietto, come dimostrato da pogo e roboanti applausi che la accompagnano.
Il concerto scivola via perfettamente come il sudore sulle stremate facce dei musicisti che, in circa quarantacinque minuti, ripercorrono totalmente (ed esclusivamente) l’ultimo, splendido, lavoro discografico, concludendo l’esibizione con la doppietta No Sentiment, brano che più di tutti incarna la rabbiosa attitudine espressa in Attack On Memory, e No Future/ No Past, un doloroso e ossessivo crescendo emotivo che si conclude con i ruvidi cori urlati da bassista e chitarrista.

Ma c’è tempo ancora per un encore di tre pezzi, introdotti da uno sketch del bassista che esorta il pubblico a chiamare gli altri membri della band; Dylan Baldi ritorna sul palco e annuncia “un po’ di roba vecchia” che viene, però, eseguita alla nuova maniera, come nel caso di Can’t Stay Awake, tratta dal primo EP Leave You Forever, che viene depredata di tutte le sue atmosfere più leggere ed eseguita a velocità doppia. L’attitudine punk rock dei brani meno recenti (non direi vecchi, dal momento che sono usciti nel 2011), non soddisfa in pieno il pubblico che rimane effettivamente un po’ basito e, volendo trovare una pecca all’esibizione (oltre alla durata), si potrebbe affermare che la scelta di lasciare questi tre pezzi insieme a fine concerto sia stata effettivamente discutibile.

Finisce cosi, dopo un’ora precisa, l’unica data italiana dei Cloud Nothings, che corrono subito al banchetto ad autografare e vendere personalmente dischi e magliette, intrattenendosi amabilmente con i fan e giurando di sperare di ritornare presto in Italia. Una cosa è certa: i presenti se lo augurano.
Salutandovi, vi allego la scaletta integrale del concerto. A presto.

Cloud Nothings
1. Stay Useless
2. Fall In
3. Separation
4. Cut You
5. Wasted Days
6. Our Plans
7. No Sentiment
8. No Future / No Past
—bis—
9. Can’t Stay Awake
10. Not Important
11. Leave You Forever

Il report è stato pubblicato originariamente per Rockol

31-05-2012 - visite: 5674

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