LIVE \ The Cinematic Orchestra al Teatro Duse - 05.07.2012

La band inglese fa tappa a Bologna per presentare il nuovo disco

di Alessandro Orlandin
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cinematic orchestra
Metti una sera (calda) d’estate, dentro un teatro, più specificatamente il Teatro Duse di Bologna. Prima ancora che l’esibizione dei Cinematic Orchestra inizi ufficialmente, la signora che gestisce il bar del teatro allarga le braccia in segno di rassegnata disperazione. Acqua e birra sono esaurite, i quasi settecento del pubblico sono destinati a sudare e pure parecchio, adagiati sulle poltroncine foderate di velluto rosso. Pena più che sopportabile per godere dell’arte del gruppo inglese, originariamente chiamato a esibirsi a Parco Villa Angeletti prima che lo spazio venisse chiuso in fretta e furia dal Comune di Bologna per via di ragioni che poco ci interessano in questa sede ( Qui qualche notizia in più ). Bravi gli organizzatori a trovare una nuova location a tempo di record: guardare le stelle sui ritmi jazz dei Cinematic Orchestra sarebbe stato senz’altro suggestivo, ma il teatro ha permesso di racchiudere in maniera più netta la magia del loro estro.

Da più di dieci anni il gruppo di musicisti messo insieme dal produttore Jason Swinscoe propone un originale mix di jazz e musica elettronica, con occasionali momenti pop e fatto di tante collaborazioni illustri, da Fontella Bass a Roots Manuva, passando per Patrick Watson e Lou Rhodes. Il richiamo alla dimensione cinematografica non suona casuale, i Cinematic Orchestra hanno contribuito a diverse colonne sonore e i pezzi dell’acclamato album Ma Fleur spesso hanno trovato utilizzo in spot pubblicitari e cortometraggi. Quella di Bologna è stata la prima di due tappe italiane per presentare l’ultimissimo lavoro Motion#1, uscito quest’anno per l’etichetta Ninja Tune – la stessa di Swinscoe. Il turntablist britannico si posiziona in un angolo del palco con la sua strumentazione e da lì controlla in maniera impeccabile la situazione dei sette compagni di ventura, scambiando continui segni d’intesa come può avvenire nel caso di un post-moderno e discreto direttore d’orchestra. Quella che infatti pare fantasiosa improvvisazione è in realtà una ricetta musicale pianificata con cura meticolosa, in cui sono assemblati la puntualità del basso di Phil France e l’imprevedibilità di Nick Ramm alle tastiere. Luke Flowers alla batteria è un vero e proprio automa e la sua camicia ben presto diventa materia da lavatrice. A catalizzare gran parte dell’attenzione sono però la voce e la presenza della vocalist Eska Mtungwazi che non fa rimpiangere il timbro caldo e pulito della più quotata Fontella Bass, protagonista in studio. Eska passa con disinvoltura dalla dolcezza di Familiar Ground alla potenza di Evolution, fino all’intensità di Breathe, forse il punto più alto dell’intera esibizione.

eska La lunga jam session di The Man With The Movie Camera conduce gli spettatori su vette di virtuosismo strumentale in cui spicca nettamente il talento di Tom Chant al sassofono e gli applausi da platea e palchi si sprecano. Il tempo scorre veloce, la temperatura sale, in sala si registrano i primi casi evidenti di calo di pressione arteriosa. Quando il cronometro segna un’ora e venti di esibizione, Swinscoe procede col presentare la band, pur lasciando intendere in maniera netta che ci sarà una coda. E non sarà corta. Le lunghe e ritmate fughe jazz alla fine lasciano spazio alle atmosfere eteree del loro successo più conosciuto, To Build A Home, che in mancanza di Patrick Watson viene interpretato dal chitarrista e cantante Grey Reverend in un’inedita veste folk, con il solo utilizzo di chitarra e voce. Una scelta che toglie alla canzone la suggestione degli archi e del crescendo pianistico sul ritornello, ma che tuttavia emoziona nella stessa misura, a maggior ragione nel momento in cui tutta la band – momentaneamente uscita – rientra e accompagna Grey in un finale da brividi. Il congedo è affidato agli oltre sette minuti di All That You Give, in cui Eska dà ulteriore prova delle sue qualità vocali. Manca poco a mezzanotte quando il pubblico si riversa in strada in cerca d’ossigeno. Ma se qualcuno ha avuto qualche visione onirica mentre ascoltava i Cinematic Orchestra credo debba ringraziare gli otto musicisti inglesi e non certo il vuoto d’aria creatosi dentro il Teatro Duse.

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A seguito di questo articolo, abbiamo ricevuto una e-mail da parte dell'ufficio stampa del Teatro Duse. Ne pubblichiamo il contenuto di seguito, fermo restando che l'articolo è destinato a rimanere invariato. Da parte dell'autore non c'era alcuna volontà denigratoria nei confronti dei gestori della struttura, a cui senz'altro è riconosciuto un grande sforzo per ospitare l'evento. Da parte nostra rimane la convinzione che il pubblico e i lettori sappiano rendersi perfettamente conto che il piccolo disservizio descritto - relativo al bar - sia da imputare esclusivamente al carattere di eccezionalità della situazione.

"Il Teatro Duse a luglio è in chiusura estiva ed ospitare il concerto dei Cinematic è stato un grandissimo strappo alla regola che la direzione del Teatro ha desiderato fare per amore dello spettacolo e per permettere al pubblico di assistere a un evento così unico, che altrimenti sarebbe stato annullato. La direzione del teatro è stata contattata in tarda mattina del 5 luglio, il giorno prima, permettendo di fare di corsa ciò che generalmente un'organizzazione fa in settimane di preparazione (vedi il rifornimento del bar, la chiamata del personale,...). Il teatro in estate non può ospitare spettacoli, il Teatro Duse in particolare vista l'aerazione di un teatro storico. Inoltre il pubblico presente era in numero molto superiore rispetto a quanto annunciato, pertanto è stato fatto il possibile, ma a quanto pare insufficiente, per rendere la serata decente. Le chiedo solo di epurare da giudizi e riferimenti relativi al teatro Duse la sua recensione: sia io che la direzione siamo sempre molto a favore della libertà di espressione, ma riteniamo anche possibile fare una recensione a un concerto senza danneggiare l'immagine di un teatro che ha riaperto da poco tempo e si sta facendo in quattro per avere un buon riscontro".

11-07-2012 - visite: 5419

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