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Jul 17 2012

L’URLO-Dibattito pubblico organizzato dai Giovani Musulmani

Ramadan: mese di addestramento per corpo e spirito

di Pasquale Matarazzo

Apprezzati, dai numerosi presenti, gli interventi dello studioso Mohammed Hichem Khelifi e degli italiani ritornati all’Islam


ramadan
“Il Ramadan non è il mese del digiuno e dei divieti, ma è un periodo nel quale addestrare corpo e spirito alla rinuncia delle abitudini potendo così meglio apprezzare i doni fatti da Dio” ha così sintetizzato il senso del mese sacro ai musulmani lo studioso di giurisprudenza islamica e letteratura araba Mohammed Hichem Khelifi nel suo intervento all’incontro “Cos’è il mese di Ramadan?” organizzato dall’ associazione Giovani Musulmani di Ferrara al centro di partecipazione giovanile L’Urlo a Barco.

“L’idea di un incontro sul Ramadan è solo un primo tentativo nato dall’esigenza di fare qualcosa nel nostro piccolo come comunità islamica per contribuire alla costituzione di una società multiculturale e multireligiosa. Abbiamo il dovere di farci conoscere dai nostri concittadini con i quali condividiamo il condominio, il banco di scuola, ecc.. al di là dell’immagine distorta che tv e giornali danno dell’Islam” ha spiegato il presidente dell’associazione organizzatrice Hassan Samid illustrando l’iniziativa ai numerosi presenti nella sala polivalente del centro L’Urlo.

Nel corso del mese di Ramadan, “mese caldo” in arabo, i musulmani praticanti attuano il digiuno, il quarto dei cinque pilastri fondamentali dell’Islam (testimonianza di fede, preghiere rituali, elemosina, digiuno nel mese di Ramadan, pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita) . Cioè debbono astenersi, dall'alba al tramonto, dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali. Chi è impossibilitato a digiunare, perché malato o in viaggio, può anche essere sollevato dal precetto, ma appena possibile, dovrà recuperare il mese di digiuno successivamente.

“Non è una violenza o un elenco di divieti- precisa Mohammed Hichem Khelifi-, ma è un dono, perché ci consente di apprezzare al meglio ciò che Dio ci mette a disposizione”.
Sul valore del digiuno Hassan Samid rivela una spiacevole tendenza intrapresa negli ultimi anni da numerosi fedeli: “Il digiuno, purtroppo, viene visto come una punizione. Così al calar del sole in molti, forse troppi di recente, preparano piatti tipici o organizzano feste, sminuendo il senso del mese di preghiera”.

I presenti in sala hanno poi ascoltato con interesse gli interventi, degli italiani ritornati, cioè convertiti, all’Islam dove spesso si abbandona il tema del digiuno di Ramadan per toccare altre questioni “calde” che riguardano i musulmani in Italia.
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La presidente dell’associazione Donne e mamme musulmane di Argenta Amina Umm Samir, italiana e, prima di abbracciare lslam, cristiana cattolica praticante ha sottolineato la similitudine del digiuno musulmano con quello delle altre religioni.

“Un digiuno di spirito e non di stomaco” ha ribadito più volte Amina, che poi spiega “Il Corano non da disposizioni cieche. Si legge spesso di datori di lavoro contrari o sospettosi del digiuno dei propri operai o braccianti, ma il Corano consente di interromperlo in caso di necessità”.
La presidente dell’associazione Donne e Mamme musulmane di Argenta invita poi a “Conoscere da vicino le persone. Non siamo kamikaze che fanno cose assurde e soprattutto occorre sfatare il mito dei musulmani come persone di origine araba. Solo il 20% dei musulmani nel mondo proviene dai paesi arabi, il restante 80% viene da paesi dell’Asia, Europa e Africa”.

Con Alessandro Taibi, 26enne, dell’associazione Giovani Musulmani di Ferrara la discussione si focalizza sulla propria esperienza personale di conversione all’Islam, decisione presa poco più di un anno fa.
“Avevo un giudizio negativo basato sulle scarse informazioni a disposizione raccolte da tv e giornali, poi dopo aver conosciuto una ragazza musulmana di origine marocchina ho iniziato a studiare l’Islam.
Mi sono accorto che i precetti contenuti nei cinque pilastri fondamentali riguardano valori positivi e la scintilla che mi ha portato alla conversione è scattata quando con la mia razionalità ho riconosciuto come frutto di un’intelligenza non umana i concetti contenuti nei versetti del Corano”
ha raccontato Taibi che poi ha ricordato la sua prima esperienza di Ramadan “è stata meno dura del previsto, forse perché se fai qualcosa con tutto te stesso per il tuo Dio, poi lui ti aiuta”.
Il giovane musulmano poi invita ad evitare due errori commessi frequentemente “Non attribuire all’intera comunità musulmana gli sbagli e le scelte errate di singoli individui che agiscono come tali e porre attenzione alle informazioni parziali veicolate dai media”.

Dal pubblico, un ragazzo cristiano proveniente dal Camerun fa notare la differenza fra le presenze nei luoghi di culto, siano essi musulmani, cristiani,ecc… in Africa con la scarsa partecipazione in Europa e fa notare che lo stile di vita occidentale possa fiaccare la presenza nei luoghi di culto dei fedeli e che tutte le religioni professano valori positivi.

“Ci sono continui casi di persone, anche anziane, che abbracciano l’Islam. Nonostante l’immagine negativa dei media ci sono migliaia di ritornati all’Islam, decine e decine al giorno, sia in Italia, ma anche negli Stati Uniti ad esempio- ha risposto Amina Umm Samir che poi ha aggiunto- Mio marito è musulmano, e io, come detto cristiana. Confrontandoci cercavamo entrambi di darci risposte. Ad un certo punto però per i cristiani c’è il dogma, mentre l’Islam continua a fornire, a mio parere, un filo di logica per avere risposte”.

“Ogni cultura e religione va rispettata - ammonisce Mohammed Hichem Khelifi, che poi ha ricordato con amarezza- Quando una cultura non è stata rispettata, l’umanità è andata incontro a catastrofi come la Seconda Guerra Mondiale o la guerra in Bosnia ad esempi- poi lo studioso lancia un appello- In Italia non ci sono tre imam, quelli che si spacciano per tali sono persone non istruite che formano piccole comunità e provano ad esercitare il potere, ma così rischiano di danneggiare una comunità. Se uno si spaccia per prete lo Stato lo punisce. Per diventare imam occorre avere dei requisiti, lo Stato deve controllare che vengano rispettati”.




Scritto da: Pasquale Matarazzo

Data: 17-07-2012

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