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Jul 24 2012

Si chiude la 99a edizione

Tour de France 2012. Vince il britannico Wiggins

di Pasquale Matarazzo

Primo suddito di Sua Maestà a vincere la Grande Boucle. Percorso noioso. Rivelazione Sagan



Esito scontato per la novantanovesima edizione del Tour de France.
Vince il favorito della vigila, il britannico Bradley Wiggins, in una delle manifestazioni più noiose e dal disegno sballato della corsa in giallo.
Vittoria storica quella di Wiggins. Infatti, l’ex pistard britannico (figlio d’arte) nato in Belgio e già olimpionico su pista, centra il primo successo di un cittadino di Sua Maestà nella corsa a tappe più prestigiosa.

I circa cento chilometri a cronometro hanno favorito il cronoman che si è aggiudicato le due prove contro il tempo di Besancon e Chartres, abile poi a salvare la gamba in salita.
Salita poi, un paio le tappe definibili dure e dal percorso incomprensibile che ha reso vano azioni da lontano in un ciclismo ormai poco abituato ad azioni kamikaze e in continua attesa della mossa giusta.
“Giro della morte” con le salite più aspre ad inizio tappa, ultimi gpm a distanze siderali dall’arrivo o comunque con discese poco tecniche e non in grado di consentire attacchi e nove tappe e centinaia di chilometri per velocisti dove conviene accendere la tv ai -8 km dal traguardo.
Anzi quest’anno le cadute nel finale hanno alzato la media di interesse delle tappe dedicate agli uomini jet.

Prima volta di un britannico, espressione della best generation dei ciclisti che portano l’Union Jack sulle due ruote. Perché il ciclismo sarà pur uno sport individuale, ma senza squadra si fa poca strada.
A Wiggins la generale, il suo compagno di squadra Mark Cavendish protagonista con 3 vittorie, compresa quella più prestigiosa sui Campi Elisi parigini, e un gregario monstre in salita, secondo nella generale, che spesso è stato imbrigliato al servizio del capitano, Chris Froome, britannico nato in Kenya. Il kenyota bianco è stato il più forte in salita e tra i migliori a cronometro. Tutti e tre vestono la maglia dello squadrone britannico Sky capace di mettere al servizio di Wiggins gregari che sono ottimi ciclisti come Boasson Hagen, in gran forma, Richie Porte, Rogers ed Eisel.

Detto della generazione britannica. Lo sguardo va a quella transalpina, che porta a casa cinque tappe. Due per Voeckler. T blanc, vincitore della maglia a pois, è l'idolo dei francesi. Si conferma erede della scuola di grimpeur e attaccanti di giornata alla quale i cugini d’Oltralpe si erano ormai abituati dopo Virenque, vista l’assenza di uomini in grado di lottare per la generale.
Ma se Chavanel sembra proseguire su questa rotta alle sue spalle arrivano i giovani Pierre Rolland, vincitore del tappone alpino classe ’86, ottavo in generale nonostante le difficoltà a crono, compagno di Thomas Voeckler, e soprattutto l’enfant prodige Thibaut Pinot, decimo della generale, vincitore di una tappa, classe ’90 della FDJ, ma migliore del connazionale della Europcar a cronometro. Vittoria di tappa anche per Fredigo.

E gli italiani? Zero vittorie. Lo squalo Vincenzo Nibali ha fatto quello che ha potuto su un percorso nettamente sfavorevole per chi ha le sue caratteristiche. Il podio va salutato come un gran risultato, Basso l’ultimo a salirci nel 2005 (secondo, mentre era stato terzo nel 2004).

Il siciliano ha provato ad animare più volte la corsa. Basso solo in un paio di circostanze è sembrato un gregario all’altezza. Tuttavia sfortunato Nibali, perché l’unica giornata storta l’ha colpito nella tappa tagliata su misura per lui nell’ultimo arrivo sui Pirenei. Altri italiani non pervenuti, salvo un paio di fughe di Stortoni e il piazzamento in una fuga di Scarponi (secondo) e quello di Petacchi alle spalle di Greipel.

La Liquigas può però gioire grazie all’exploit di Peter Sagan, il finisseur slovacco classe ’90, che al momento sembra il più forte sui percorsi simili alle grandi corse di un giorno e forse in futuro potrà tentare qualcosa nei grandi giri anche perché nelle prove contro il tempo può migliorare. Maglia verde e tre tappe. Chapeau.

PROMOSSI&BOCCIATI

Altri personaggi promossi dal Tour 2012 sono:

Teejay VanGarderen- statunitense classe ’88, 5° nella generale al suo secondo Tour e vincitore della classifica dei giovani con la maglia bianca. Termina davanti al capitano della BMC Cadel Evans.

Luis Leon Sanchez-lo spagnolo della Rabobank fratello dell’ex attaccante del Real Madrid Pedro Leon centra la quarta vittoria di tappa al Tour dopo una lunga fuga nonostante sia uscito malconcio in seguito a una caduta dalla prima settimana. Vede Sagan che si alimenta e parte alla conquista della tappa. Terzo nella crono di Chartres. Tiene in salita e va bene a cronometro, ma nei grandi giri ha ottenuto al massimo due decimi posti nel 2010 a Tour e Vuelta.

Van den Broeck- Ai piedi del podio l’uomo da classifica della Lotto. Oltre quattro minuti da Nibali, accumulati per la maggior parte nei cento chilometri a crono. In salita è stato fra i migliori.

Chris Sorensen- Quando c’è una fuga è probabile che il danese della Saxo Bank sia tra i fuggitivi. Vince la classifica del più combattivo, ma non porta a casa nemmeno una tappa. Però ci prova sempre.

Greipel- Tre tappe per il velocista tedesco e un virtuale pareggio con Cavendish, anche se a favore del britannico c’è la vittoria nella passerella di Parigi e in un paio di acuti del tedesco l’uomo dell’isola di Man era incappato in imprevisti a pochi chilometri dal traguardo.

Cancellara- In chiaroscuro il Tour della locomotiva svizzera. Una settimana in giallo grazie al successo nel prologo e alle seguenti tappe in piano. Becca un minuto nella seconda crono da Wiggins.

Valverde-Millar- Due corridori che sono riusciti a togliersi soddisfazioni dopo esser stati coinvolti in vicende di doping. E’ giusto dare a tutti una nuova chance. C’è chi ne fa buon uso come lo spagnolo della Movistar primo a Peyragudes e l’uomo Garmin altri come Riccò, per fare un nome, che la sprecano malamente. E la soddisfazione, come dicono gli interessati, è maggiore.

Hincapie- Menzione speciale per il gregario dei gregari. George Hincapie, classe ’73 statunitense, dopo 17 edizioni dice addio al Tour. Sempre al servizio dei capitani, un corridore fortissimo che ben si difendeva in salita. Presente ai sette successi di Lance Armstrong e poi scudiero di Contador e Evans. Proprio nell’ultimo Tour evidenzia ancor di più la sua classe. Nella tappa delle forature, tutto incerottato per una caduta, scorta l’australiano fino al traguardo che lo ringrazia stringendogli la mano sulla riga bianca.

Ed ora veniamo ai bocciati del 99° giro di Francia.

E’ l’australiano Cadel Evans, in giallo a Parigi nel 2011, il grande sconfitto dell’edizione 2012. Ci prova sempre con coraggio, ma salta nell’undicesima tappa. Poi nella tappa delle forature accumula altro stress e alla fine non era l’Evans dei giorni migliori. Non aveva la condizione dell’edizione precedente, forse nell’anno della migliore BMC.

Tonfo della Radioshack, la formazione lussemburghese-americana, prima nella classifica a squadra, una che squadra non è. Ok Zubeldia termina sesto in generale e Cancellare vince la prima tappa, ma troppi uomini di classifica in la con gli anni che oramai si aggirano intorno alla decima posizione senza tentare acuti: Horner, Kloden, Voigt e Popovich e infine Frank Schleck, annata pessima per il lussemburghese, trovato positivo ad un diuretico allontanato da Tour e sospeso dalla squadra.

Astana- la squadra kazaka aveva puntato tutto su qualche invenzione di “Vino”kourov e sul capitano Brajkovic, lo sloveno talento negli under, ma mai espressosi ad alti livelli tra i prof. Vino da vecchio leone mai domo ha provato a dare il massimo, ma si è trovato spesso al posto sbagliato nel momento sbagliato. Per lo sloveno il nono posto è il miglior piazzamento in un grande giro, tuttavia non ricordiamo alcun acuto. Rischia di diventare il nuovo Popovich.


Organizzatori- Il voto più basso spetta agli organizzatori del Tour. L’unica tappa con emozioni è stata quella con le forature causate dai chiodi da tappezzeria. Arrivi lontani decine di km dagli ultimi gpm e percorso scontato e noioso. Non ci sono più campioni in grado di fare la differenza su lunghe distanze, l’aumento e la severità dei controlli porta a pensare che tutti siano puliti quindi le energie in un grande giro quelle sono e molti provano a sparare le poche cartucce negli ultimi km delle salite. Soluzione: crono ridotte, salite e tappe più lunghe. Dagli oltre 300 km a tappe con distacchi di decine di minuti si è passati a tappe in salite da 120 km con distacchi ridotti e passisti che tengono bene il passo in salita vedi Boasson Hagen. Magari uno va in crisi un giorno poi l’altro recupera minuti sugli altri che a loro volta potrebbero non essere perfetti per tre settimane.

Au revoir au Tour n.100


Scritto da: Pasquale Matarazzo

Data: 24-07-2012

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