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Jul 30 2012

Bel Ami

di Giorgia Pizzirani

L’importanza di essere onesto, ovvero: Apologia dell’antieroe

Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna (Dotata animi mulier virum regit), e questo sembra essere l’imperativo dominante a una prima visione del film Bel Ami, tratto dal romanzo realista omonimo di Guy de Maupassant. Essere al posto giusto nel momento giusto, esserci di Heidegger, correlazioni tra giornalismo, politica e attualità, risulta essere la seconda, nonché vincente, lettura, che interpreta l’arrampicatore sociale, animale moderno e contemporaneo che non si discosta molto da una notizia fresca di giornale, da un posto guadagnato con l’inganno, con l’astuzia, con la finzione di un talento che non si possiede. Un Bel Ami in bilico tra l’arrivista maestro di tennis Chris Wilton (Match Point) e l’ambizioso cronista Stephen Glass (L’inventore di storie).
Bel Ami1 Estremamente fedele alla trama del romanzo, il film racconta di Georges Duroy, un ex militare che, tornato a Parigi, si ritrova senza franchi e senza prospettive, ingabbiato in un lavoro presso le Ferrovie dello Stato che non soddisfa portafoglio né realizzazione personale, pare trovarsi al posto giusto nel momento giusto: incontra per caso Forestier, co-commilitone in Algeria, che lo introduce nella propria casa e nel mondo ovattato e lussuoso del quotidiano La Vie Française. Comincia a prendere spazio grazie a un articolo, scritto per lui dalla moglie di Forestier, che poi sposerà in seguito alla morte dell’amico, diventandone non solo marito ma anche – e soprattutto - socio in affari, attuando una stretta commistione tra giornalismo e politica e intrecciando storie alternative al proprio matrimonio, sempre ottenendo in cambio favori e avanzamenti nella propria ascesa sociale: con Clotilde de Marelle e con Virginie Walter. Fino a quando, infastidito da commenti e personaggi che in lui non vedono altro che una pedina, architetta un mefistofelico piano per emergere e per raggiungere il podio, il gradino più alto. Si ritrova così all’altare, con la giovane figlia di Walter, dopo avere fatto condannare la moglie per flagrante adulterio. E culminando così la propria legittimazione nella società parigina bene.

La frase portante del film e del libro – chi conta sono le donne - riflette la condizione di potenza non del tutto esplicitata dai libri di storia. Una epoca in cui le donne sono prostitute o prolungamenti di lusso degli uomini – a seconda della classe sociale di appartenenza, e che tuttavia esercitano abbastanza potere tale per cui essere considerate i veri burattinai del gioco, gli ‘architetti’ per dirla alla Matrix. Ben lontane dal gineceo castrante, loro conducono in società, loro sono i cervelli oltre le professioni e i mestieri, loro possono portare in alto o nella polvere, manipolando a proprio piacimento uomini che in fondo si mostrano in tutta la propria dipendenza a loro. Così, da educatrici e consigliere di uomini influenti, ottengono spazio sufficiente per farsi pubblicare parole e vedersi realizzati pensieri per parti di mariti e amanti.

Bel Ami2In tutto questo bailamme di lusso e sfarzosi vestiti, di intrighi degni di Versailles e viene quasi naturale provare simpatia – blandendo l’empatia che renderebbe forse troppo simili a qualcuno da blandire apertamente - nei confronti del protagonista, Georges Duroy, che in poco tempo scala la salita verso il successo sociale, la fama e la ricchezza, elevandosi oltre il proprio contesto di appartenenza. Ex militare, senza un franco in tasca Duroy non inganna, anzi mostra sempre le proprie intenzioni, per laide che siano; parte dal nulla per poi giungere ai vertici di un giornale, risalendo la china di innumerevoli sconfitte, scherni, ostacoli; burla chi desiderava burlarsi di lui, servendosi a propria volta di una donna per salire al di sopra di tutti, ottenendo idealmente un potere reale, nella scena simbolica dell’uscita dalla chiesa, inondato di luce e sottoposto a scrosci di applausi. Nega ogni contatto umano che non sia quello fisico con le donne, mirando con prepotenza alla esaltazione e alla vittoria della propria volontà; di un cattivo che diventa il più cattivo, un antieroe in un covo di personaggi dal dubbio senso morale: giornalisti che giocano in orario di lavoro, mogli dedite a tutto tranne che alla fedeltà ai mariti, complotti dietro alle apparentemente oneste parole stampate all’interno di un quotidiano letto e diffuso, che ne fanno strumento funzionale a intrighi e svolte politiche, quotidiani utilizzati a fini politici.

Le persone che intorno a sé vivono, costituiscono per Bel Ami un semplice mezzo per ottenere ciò che vuole, senza domande o dubbi che possano distrarlo né allontanarlo dai propri scopi. Nel postmoderno alla ricerca di profitto e consumo veloce, la capacità di sapere cogliere l’occasione giusta, la tempestività e l’opportunismo per avanzare, a discapito dei sentimenti e delle persone in quanto tali, viste come veicolo verso l’occasione della vita, il trampolino verso il successo. Non è neppure un antieroe romantico come Dylan Dog, né un problematico risvolto speculare dell’eroe come Zeno; e neppure il villain di un’opera focalizzata sul contrasto bene/male, mancando personaggi totalmente buoni o totalmente cattivi. Storicamente, è però un esempio dell’antieroe del romanzo realista, chiamato a fronteggiarsi con la realtà storica e sociale. Così, se da un lato è naturale biasimarlo e prenderne le distanze, dall’altro si può notare, forse con amarezza e sarcasmo, che davvero poco è cambiato dall’Ottocento parigino a oggi, nel sistema mondo; e che le dinamiche che sottendono il potere sono pressoché le stesse. Scambi di favori, sotterfugi, compravendite e mercificazione non solo della corporeità ma anche, e soprattutto, dei pensieri e di principi che di nobile non hanno nulla. Che hanno definitivamente preso il posto dell’onore e della virtù, e dove la cosa grave non è cedere a questo sistema, ma non saperlo vincere. Bel Ami, il più cattivo di tutti, ce la fa. Il vero paradosso e la chiave di volta sono offerti dal soprannome, con cui Duroy è noto e identificato dapprima in ambiti privati, e susseguentemente in quelli pubblici: il privato che entra e subentra nel pubblico, la propensione a vendere parte interiore o esteriore di sé. Diventando, da pura attrazione e diletto, la pedina più potente del gioco.
Come a dire: oltre al danno, la beffa.

Scritto da: Giorgia Pizzirani

Data: 30-07-2012

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