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Aristotele
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Aug 06 2012

TFA (Ti Fotto Allegramente)

di Grazia Russo

..anche detto Tirocinio Formativo Attivo

Più provo, più non riesco a far capire a chi è fuori dal mondo della scuola di cosa si tratti. Sarebbe più semplice definirlo come una follia collettiva alla quale io e molte migliaia di persone – mentre un branco di metereologi si divertivano a chiamare i venti caldi di Luglio, con i nomi di personaggi storici dell’antichità da Caronte a Scipione passando per Circe fino ad arrivare a Nerone (di questi giorni) – ci siamo ritrovati a dover fronteggiare. Nostro malgrado non abbiamo altre possibilità, “o questa minestra o ci si butta dalla finestra”, l’iter per diventare insegnante passa per il TFA (acronimo sciolto nel titolo, il sottotitolo è per la stampa, per il Miur e per le Università). Di che si tratta? Dicevo l’ho spiegato, ma il messaggio non è passato, nessuna mente umana, pensante e dotata di un certo livello di ragionamento può comprendere la genialata partorita dal precedente governo Berlusconi, che ha visto come Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Ebbene, riprovo a spiegarmi, magari scrivendolo si chiariscono le idee pure a me. Pronti? Concentrazione! Allora: se fino al 2008 per diventare insegnanti nelle scuole superiori di primo e secondo grado (quindi scuole medie e superiori), una volta conseguita la laurea si accedeva alle SSIS a seguito di un concorso gestito dalle università e dopo due anni di alte tasse e esami universitari si era abilitati, quindi nelle condizioni di poter accedere in una posizione decente in graduatoria e avere qualche speranza di lavorare in una scuola a confine con i cantoni svizzeri, oggi le cose sono notevolmente diverse. libro

Dal 2008 è partito un “allegro” periodo di limbo perpetuato per ben quattro anni, con buona pace di tutta la gente che intanto ha continuato a laurearsi, a fare domande di immissione in graduatoria; limbo accompagnato dai tagli alla scuola, dalle riduzioni di ore di lavoro e di docenti, dai pensionamenti slittati quasi ad avere in classe insegnanti alle prese con la demenza senile e le dentiere, fino ad arrivare al caldo luglio 2012; dopo una gestazione di quattro anni è nato il TFA. Si potrebbe addirittura supporre che un periodo così lungo di meditazione, concepimento, lavoro, gestazione e parto abbiano fruttato qualcosa di intelligente, valido, serio, corretto, impeccabile, innovativo, ma ahinoi nulla di tutto ciò. Il TFA è un concorso per accedere ad un corso per fare un concorso. Tutto chiaro? Mi spiego meglio: si pagano dalle 100 alle 120 € per ogni classe di concorso alla quale si intende partecipare (c’è chi ne ha pagati anche 400 o più) e ti ritrovi una serie di fogli stampati in fronte retro (tirchi o ambientalisti?), ti viene consegnata una penna con il tappo mangiucchiato, si è controllati quando ci si reca in bagno e si inizia la prova: 60 domande in 3 ore, per passare si deve totalizzare un punteggio minimo pari a 21 (vi risulta che il punteggio minimo di ogni concorso sia 18? Bene, noi siamo speciali e particolarmente brillanti, quindi per noi è 21, peccato non 30) quindi il candidato deve fare 42 risposte corrette su 60 (la metà più una non piaceva come modalità, troppo semplice pure questa). Fatto e miracolosamente passata la prima prova, il candidato è sottoposto ad altre due prove, un altro scritto e un orale.

libri a scaffale

Se dopo tutto questo è ancora vivo, respira e pensa allora può accedere all’anno di corso, paga 2500 € alle università e ripete in scioltezza quei 7 – 8 esami che ha già abbondantemente affrontato e passato da semplice studente universitario. In quest’anno di corso è previsto anche un periodo di affiancamento ad un docente – si spera già abilitato – di una scuola, che emetterà un giudizio finale sul suo potenziale “futuro collega”. Resistete che siamo quasi alla fine! L’anno di corso si conclude con la discussione di un’altra tesi (dunque siamo a quota 3 tesi discusse, manteniamo i conti) e dopo di ciò non è ancora chiaro con che titolo vieni fuori, sembrerebbe come “abilitato all’insegnamento”, ma quel che è certo è che puoi accedere al concorso nazionale! E allora, vissero tutti felici e contenti? No, sembrerebbe di no. Intanto perché l’ultimo concorso che c’è stato in Italia, fu nel lontano 1999 e da allora si è dato alla macchia, in secondo luogo il concorso, che se vinto permette al candidato un inserimento in graduatoria in una posizione, se possibile, più decente, non è garanzia di un posto di lavoro. Alla faccia del posto fisso che è noioso, qui ci sarebbero migliaia di persone pronte ad annoiarsi.
Dopo 6 anni di studio (se tutto va bene), esami, discussioni di tesi mia cara matricola in lettere potrai accedere ad un concorso. Non sei contenta? Dicono che a medicina con gli stessi anni di studio si percepiscano stipendi molto più alti una volta fatto il concorso nazionale. Sicura che non vuoi ripensarci? E se poi te ne penti?

Guarda che i ragazzini di oggi son tremendi e i genitori sono pure peggio! Non studiano, sono svogliati, devi salire anche tu sulla cattedra per catturare la loro attenzione e fare teatro e rendere i Crepuscolari e i Promessi Sposi non una noia mortale, devi anche parlare civilmente e non lanciare oggetti contundenti contro i tuoi colleghi durante i collegi dei docenti e poi attenerti ai programmi ministeriali, scritti e pensati da gente lontana anni luce dal mondo della scuola. Ti ritroverai in classe ragazzi spesso problematici, per i quali non c’è il sostegno, la storia delle vacanze più lunghe di tutti gli altri lavori è una bufala, perché fino a luglio ti possono capitare gli esami e a metà agosto sei nuovamente in ballottaggio per il posto, ogni tre anni devi fare l'aggiornamento della domanda in graduatoria e se non la fai sono cazzi perché perdi il posto!

dispenseSei pronta a tutto ciò mia cara matricola? Sì, bene allora corri a studiare i confini di tutti gli stati africani americani e asiatici, i nomi delle capitali, i laghi dell'Australia, tutti i versi scritti da Montale, da Petrarca, da Marino e da Foscolo, impara anche la collocazione dei versi, perché non avrai indicata la poesia nella quale i versi sono contenuti, quando ti ritroverai a fare il concorso per accedere al corso per fare il concorso. Studia anche Zanzotto, Meneghello, le opere della Ortese e leggiti Baricco – che se non altro può essere piacevole – non dimenticare i nomi delle raccolte poetiche di tutti i contemporanei, ricordati tutte le battaglie partendo dai popoli della Mesopotamia fino ad arrivare alle guerre in corso: naturalmente devi partire da quelle secondarie, e se ti ricordi pure i nomi dei morti in battaglia è meglio. Se stai pensando a Piero, lui è nella canzone di De Andrè: non lo trovi nel test. Non pensare di cavartela in modo così semplice, impara anche tutti i personaggi presenti nella Divina Commedia e da quale verso iniziano i loro interventi, ricorda anche tutti i protagonisti di tutti i romanzi scritti da quando l’uomo ha inventato la scrittura a oggi. Applicati nella magia e nelle tecniche di previsione del futuro, cercando di intuire gli errori che il Ministero può fare nella formulazione delle domande (tutti i test di tutte le classi di concorso presentavano più errori, certo sono arrivate le scuse del Ministero che per dare "certezza e serenità" agli aspiranti docenti ha incaricato una commissione per il controllo delle domande stilate da una precedente commissione. Sono pronta a giurare che non si tratta di una barzelletta). Non aspettarti programmi ministeriali chiari, su ciò che verrà richiesto nel test, perché in barba ad ogni legge, per questo concorso non esiste un programma chiaro. Solo così passerai il test.

Poi, quando finalmente sarai in classe dimentica tutto, dimentica di questi test e quiz imparentati con i programmi di Mediaset, vicini alla Settimana Enigmistica e creati da “onnipotenti analfabeti” (cito da L. Canfora da un suo articolo sul Corriere della Sera, del 24 luglio 2012) e inizia a vivere la fantastica esperienza che ti può regalare la scuola e con essa l’insegnamento, che è e resta il lavoro più bello del mondo. Sei ancora qui a leggere? Fila a studiare, perché per sapere tutto questo non basta una vita e poi analizza anche i risultati che ogni singola università ha totalizzato: c’è chi ha un solo ammesso, chi nessuno e chi ne ha quasi 200. Che siano tutti geni, in quest’ultimo caso è indubbio, che abbiano una buona dose di fortuna, dimestichezza con l’I – Phone, o che abbiano svolto un test di gruppo con una commissione di docenti che tutto ha fatto fuorché vigilare, pure.



Foto di Grazia Russo

Scritto da: Grazia Russo

Data: 06-08-2012

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