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Oct 03 2012

Festa della Legalità e della Responsabilità 2012

I raggruppamenti mafiosi in Emilia-Romagna

di Pasquale Matarazzo

Nel primo appuntamento della manifestazione Giovanni Sacchini ha presentato i risultati della ricerca a cura di Enzo Ciconte


Sacchini Festa Legalità 2012
Che la Mafia, o meglio le mafie, non siano più una "questione meridionale" è ormai risaputo da tempo ed oggetto di indagini sia delle Forze dell'Ordine che dal mondo delle istituzioni che spesso si avvalgono delle consulenze di esperti del mondo accademico. Si compie così una sinergia che analizza in maniera approfondita il fenomeno mafioso presente nel Settentrione della penisola italiana.

LE MAFIE IN EMILIA ROMAGNA-Occasione per ritornare su questi temi è stata fornita dal primo appuntamento in calendario della Festa della Legalità e della Responsabilità 2012 svoltosi questo pomeriggio, mercoledì 3 ottobre, nella sala Consiliare del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università di Ferrara. L'incontro dal titolo "Le mafie in Emilia Romagna: tentativi di infiltrazione e strumenti di contrasto" organizzato da MaCrO, Laboratorio interdisciplinare di studi sulla mafia dell'università estense ha visto come relatore il professore Giovanni Sacchini.
Argomento dell'approfondimento sulla criminalità organizzata al Nord è stato la presentazione del numero 39 dei Quaderni di Città Sicure curato da Enzo Ciconte "I raggruppamenti mafiosi in Emilia-Romagna. Elementi per un quadro di insieme" con una ricerca promossa dal Servizio politiche per la sicurezza e la Polizia locale della Regione Emilia Romagna.

IL METODO DELLA RICERCA- Enzo Ciconte, storico, docente universitario e scrittore è considerato da molti un'agenda vivente su persone, eventi e fatti che abbiano avuto a che fare con le dinamiche delle grandi associazioni criminali. Nel 1992 con il suo libro "'Ndrangheta dall'unità a oggi" è stato il primo che abbia approfondito il fenomeno mafioso dal punto di vista storico. Ciconte aveva analizzato per la prima volta le organizzazioni criminali in Emilia Romagna per conto della Regione già nel 1997.
A tre lustri di distanza apre il Quaderno, risultato di indagini basate su materiali provenienti da fonti ufficiali come la DNA (Direzione Nazionale Antimafia), DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) e la DIA (Direzione Investigativa Antimafia, così: "Un fatto è certo, e da qui occorre partire: in Emilia Romagna la presenza delle storiche organizzazioni mafiose come mafia, 'ndrangheta e camorra, nota da tempo, è oramai un dato di fatto descritto nelle cronache quotidiane, accertato sul piano giudiziario e ampiamente rilevato e analizzato nelle ricerche precedentemente condotte..."
All'interno del lavoro di ricerca spiccano le dichiarazioni dei due pentiti che incontra Ciconte. Entrambi operanti sul territorio emilianoromagnolo e appartenenti a cosche riconducibili ad altrettanti organizzazioni criminali come 'ndrangheta e Casalesi. Al Nord, in Emilia Romagna così come in Lombardia, Liguria e Piemonte le mafie esistono "è un dato di fatto". Presenti in modo importante 'ndrangheta e camorra, meno la mafia siciliana.

COME SI SONO INSEDIATE LE MAFIE IN EMILIA ROMAGNA? Sacchini prova a rispondere a questo interrogativo. Secondo il suo parere le cause dell'infiltrazione mafiosa al Nord non sarebbero riconducibili, salvo in alcuni casi come Reggio Emilia, ai criminali trasferiti in Emilia con il soggiorno obbligato (è un provvedimento giudiziario consistente nell'obbligo di abitare in una località ristretta, stabilita dalle autorità, per un certo periodo di tempo, ndr) negli anni Settanta e Ottanta. Per Sacchini non ci sono tracce dei criminali di allora nelle dinamiche mafiose contemporanee.
Le organizzazioni criminali si sono invece servite del flusso di migranti verso il Nord. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi i primi a subire le angherie dei mafiosi sono i loro concittadini che si sono spostati in cerca di lavoro che si trovano costretti a subire nuovamente il potere dei mafiosi loro compaesani.
Le cosche del Nord riproducono le gerarchie interne di quelle meridionali e con loro mantengono stretti rapporti. Anzi, ne subiscono le decisioni, perché il potere decisionale delle cosche del Nord deriva dai capi che si trovano al Sud. Tentativi di autonomia (come quello della "Lombardia" la locale della 'ndrangheta al Nord) vengono soffocati con la violenza.

GLI AFFARI E GLI UOMINI CERNIERA- Le mafie al Nord proliferano grazie agli affari. Affari illegali e legali. Un mostro a più teste (come ricorda il nome di una delle maxi operazioni di contrasto alla 'ndrangheta tra Nord e Sud-Operazione Cerbero-,ndr). I proventi delle attività criminali quali spaccio di droga, gioco d'azzardo clandestino, prostituzione, estorsioni, ecc... vengono riciclati in attività legali spesso nell'edilizia, nel movimento terra, ma anche in istituti finanziari. E' in questo terreno che le mafie trovano humus fertile anche fra la gente del Nord che viene reclutata con ruoli di "uomini cerniera". Insospettabili che per tornaconto personale entrano nel sistema mafioso.

LA MAPPA DELLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI IN EMILIAROMAGNA- Il terremoto purtroppo rappresenta un grande affare per le organizzazioni criminali. Infatti, proveranno ad entrare nella ricostruzione intrufolandosi negli appalti e subappalti. Nel Protocollo stilato dalla Regione, una lista bianca delle aziende "virtuose" e che in base ad alcuni parametri sono tenute in considerazione nel corso delle gare. "E' uno strumente utile ad alzare il livello di garanzia" ha spiegato Sacchini.
Non occorreva il terremoto per alimentare gli appetiti delle organizzazioni criminali.

Nel modenese e lungo la riviera romagnola si registra la presenza dei Casalesi per la gestione e il controllo delle bische, lo spaccio di stupefacenti, estorsioni e le infiltrazioni nell'edilizia. La 'ndrangheta con il clan dei Grandi Aracri nel reggiano tra spaccio di droga, estorsioni e controllo dell'edilizia e del movimento terra, i gelesi nel parmense e Bologna come grande piazza per lo spaccio da spartirsi.

L'EMILIA ROMAGNA SOTTO MINACCIA- Chi si ribella o denuncia viene minacciato, subisce intimidazioni o sabotaggi. Come gli imprenditori edili ai quali bruciano i macchinari, ma in Emilia si registra anche il primo caso di giornalista sotto scorta al Nord. Si tratta del giovane Giovanni Tizian, della Gazzetta di Modena. Così come il sindaco di Imola, l'assessore alla Cultura Mezzetti, il prefetto di Reggio Emilia e il procuratore Mosti.

E FERRARA?- Qual è la situazione a Ferrara rispetto alla realtà regionale? Nel ferrarese si contano una decina di beni confiscati alla mafia. Tuttavia, nella recente, lunedì 1 ottobre, conferenza stampa tenutasi al Grattacielo dal gruppo interforze per il Patto di Ferrara Città Sicura, i maggiori rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell'ordine ribadivano l'assenza della grande criminalità organizzata nella città estense. E' stato rimarcato come però la microcriminalità possa essere trampolino di lancio e germe di proliferazione delle grandi organizzazioni criminali. Occorre continuare a mantenere alta l'attenzione, come ha rimarcato nell'intervento di apertura dell'incontro, ricordando anche il programma della Festa della responsabilità e della Legalità l'assessora comunale Chiara Sapigni.
























Scritto da: Pasquale Matarazzo

Data: 03-10-2012

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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