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L'Anima Gemella
Amore e Magia in una Puglia da sogno
di Sergio Rubini
testo alternativoCATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile.

Torna alla regia Sergio Rubini, dopo “Il viaggio della sposa” è lo fa con una storia strana, in bilico tra magia e superstizione, tra romanticismo e appartenenza regionale. Parte dalla Puglia, dal dialetto affascinante da un matrimonio prima combinato per interesse e poi spezzato per amore. E’ la storia di un uomo conteso tra due donne, una bruttina e ricchissima, l’altra splendida e povera. Naturalmente la prima, Teresa, è viziata e scostante, la seconda timida e gentile. Se si risolvesse tutto qua sarebbe un film da stroncare senza nemmeno perderci tempo. In realtà il lungometraggio, anche se non perfetto, è reso interessante dai personaggi di contorno, dalle vecchie pugliesi così sensibili alla religione come alla stregoneria, elementi che si confondono in un misto di paure e speranze, possibilità e castighi.
Sergio Rubini, presente anche come attore, è il barbiere del paese, che per soldi sfrutta le conoscenze magiche della madre trasformando Teresa in Maddalena, e per evitare il castigo divino, Maddalena in Teresa. Insomma il solito ruolo di Rubini, squattrinato border line ai limiti della legge ma con il cuore d’oro, personaggio che da “Nirvana” ad “Amnesia” Salvatores gli ha disegnato addosso.
Forse per molti aspetti è un film banale, con i caratteri dei personaggi tagliati con l’accetta e poco verosimili, anche per essere caricature. Il difetto più grande resta poi quello di andare in molte direzioni senza risolverne nemmeno una, senza giungere ad una qualsivoglia conclusione. Ma il pregio è quello di raccontare una storia e di farlo con un piglio deciso ed un ritmo coinvolgente.
Il meglio della regia è dato comunque dalle scene sentimentali – erotiche: ottimo Rubini nel descrivere la carne e l’anima, l’animalità e la sensualità dei corpi che si trova a dirigere. Scene molto interessanti e anomali per il cinema preconfezionato che ci troviamo a dover assaporare.
In più una discreta fotografia accompagna il lavoro anche attraverso alcuni effetti digitali da non buttare via, forse appena appena forzati ma che ne contesto quasi magico in cui gioca il nostro non stonano.
Certo stancano un po’ le solite urla disperate del meridione, quasi che tutto il sud fosse composto da tanti Merola pronti a cantare straziati per ogni minimo dolore. La satira in fondo non è così graffiante e il film è sempre indeciso se virarsi ad una romantic commedy o attestarsi sui lidi più insidiosi dell’assurdo e dell’inverosimile.
Le attrici principali sono entrambe figlie d’arte, Violante Placido, bellissima, e Valentina Cervi, imbruttita appositamente per il film, sono discrete nella difficile impresa dello scambio di ruolo, arrivando però a caricare eccessivamente l’interpretazione per rendere l’idea della trasformazione.
Nel complesso siamo davanti ad un’opera discreta, forse appena sufficiente. Ma se Rubini non è un mago della macchina da presa come Muccino, è sicuramente un regista appassionato, caldo, che vive e partecipa al film in costruzione: sicuramente non un regista asettico come il nostro “odiato” (dai Gabriele, non prendertela non ti possono amare tutti!!!) ma un accorato artigiano che non vuole dare in pasto al pubblico un prodotto preconfezionato, ma storie personali e interessanti.

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