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Oct 12 2012

Corrado Augias incontra Ferrara

di Grazia Russo

La IBS presenta “I segreti d’Italia”

Entro in libreria che è già tardi, non succede quasi mai, sono piuttosto puntuale agli appuntamenti, se poi si tratta di incontrare Corrado Augias, i ritardi non sono ammessi. Entro, e la porta automatica mi immerge subito in quella che da qualche mese è diventata la libreria IBS, sostituendo la catena della Melbook Store, storica libreria ferrarese con sede presso il Palazzo di San Crispino. Sento subito la sua voce, sono le 21.00 in punto e Augias sta già parlando del suo ultimo libro “I segreti d’Italia”, all’ultimo piano della libreria. Come inseguendo un indizio, delle tracce, sono portata dalla sua voce su veloce per le scale, fino al terzo piano. Con me una signora, che ha accumulato lo stesso fiatone e il medesimo ritardo.
Corrado Augias

La sala è pienissima, nonostante lo spazio ricavato per le numerose sedie, tra gli scaffali dei libri, dalla mia postazione in ultima fila, dietro i classici spilungoni da concerto – ben mi sta! – non riesco nemmeno a vedere Corrado Augias, eppure lo sento. Devo vederlo. Così decido di farmi avanti, sfidando le immobili posizioni di chi aveva conquistato la sua mattonella e non intendeva spostarsi, e le occhiatacce di chi si sentiva disturbato, se non addirittura minacciato dalla mia presenza di usurpatrice ritardataria di posti. Temeraria, raggiungo la prima fila, defilata cerco di non disturbare e le prime parole che riesco a sentire e veder pronunciare da Augias che è a due passi da me, sono: “Fare l’italiano all’estero non è facile, Schettino ha ritirato fuori il concetto dell’italiano traditore e pasticcione, l’idea di un popolo con uno scarsissimo senso dello stato e della nazione e che deve a questo la sua tardiva unità nazionale”. Più chiaro di così, si muore, ma è del tutto innegabile; suona solo bizzarro che per tutta la durata del Festival dell’Internazionale, svoltosi proprio a Ferrara qualche giorno fa, non si sia fatto altro che parlare di identità europea, da raggiungere con il superamento dei regionalismi e dei luoghi comuni tra stati facenti parte della stessa comunità.

Per fortuna che a risollevare i nostri animi ci siano gli esempi del passato, raccontati nel libro, che devono rimanere ben impressi nella memoria collettiva, perché tanto hanno dato e possono ancora dare a quel che resta di questa bistrattata nazione. Si parla di Leopardi, di Machiavelli, di Stendhal, dei papi e del loro rapporto con gli artisti, come Michelangelo (per citarne uno) e ancora di Foscolo, ma anche di città e della grande storia che le ha caratterizzate, dalla Certosa di Parma a Venezia, con il rammarico di non aver trattato nel libro Torino e Firenze che sono state capitali d'Italia. Come ignorare, giunti a questo punto, le dichiarazioni di qualche giorno fa, pronunciate da Marchionne sulla città medicea al quale Augias risponde che dire di Firenze che è una “città piccola e povera, significa non conoscere nulla di quella città; bisognerebbe prendere Marchionne e portarlo in giro a conoscere i monumenti che affollano Firenze”.

Corrado Augias Le parole hanno un tono amaro e le fonti citate non lasciano spazio all’ immaginazione, presentando una situazione come quella che descrive in una lettera Leopardi a suo fratello, mentre si trovava a Roma, a contatto con la curia papale della quale finirà per narrare "racconti spirituali" non del tutto edificanti; scrive infatti che “il cardinale Malvasia, che metteva le mani sulle dame della sua conversazione e mandava all'inquisizione i mariti e i figli di quelle che lo resistevano. Cose simili del Card. Brancadoro, simili di tutti i Cardinali, simili di tutti i Prelati, nessuno dei quali fa fortuna se non per mezzo delle donne." Questo la dice lunga su quanto profondo e ben radicato sia il malcostume italiano, che può far ridere, ma genera anche un profondo senso di vergogna. Lo sforzo che si deve compiere è quello però affidato ad un messaggio di speranza foscoliano, che sprona ad una riscossa da parte del popolo italiano, onde evitare l'alienazione e il piombare in una condizione pessimista senza via d'uscita, fermo restando che l’Italia nei momenti peggiori ha sempre dato il meglio di sé.

Scritto da: Grazia Russo

Data: 12-10-2012

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