LIVE \ The Tallest Man on Earth al Teatro Almagià 11.10.2012

Tappa a Ravenna per il cantautore svedese

di Alessandro Orlandin
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the tallest man on earthCi vuole poco per realizzare che Kristian Matsson in arte Tallest Man On Earth non ha i requisiti per concorrere al titolo di uomo più alto della terra. Semmai può aspirare a essere tra gli uomini più esili di questo angolo di globo, sottile com’è con quelle gambe che sembrano delle zampe di fenicottero. Lo svedese si è esibito al Teatro Almagià di Ravenna per la prima delle tre tappe italiane del suo tour, facendo registrare un sold out che di certo avrà reso felici gli organizzatori della serata.
Il ragazzo venuto dall’estremo nord è attivo da soli sei anni ma può già contare su un seguito notevole, come testimonia la lunga serie di tutto esaurito che le sue esibizioni stanno facendo registrare in giro per il continente. Anche all’Almagià nelle primissime file si accalcano ragazzi e ragazze (soprattutto le seconde) parecchio giovani e ansiosi di vedere all’opera questo menestrello moderno dai capelli arruffati. È decisamente troppo facile appiccicargli addosso l’etichetta del Bob Dylan svedese. Il paragone col signor Zimmerman è un filo avventato, per quanto Matsson proponga un folk minimale con tanto di voce nasale palesemente debitore all’opera del leggendario cantautore americano. La rottura del ghiaccio è affidata a un pezzo dell’ultimo lavoro (There Is No Leaving Now), ma subito si passa a una delle colonne del repertorio: “Love Is All” fa sussultare la platea ordinatamente seduta sulle sedie dell’Almagià, facendo presagire diversi momenti intensi.
Lo svedese non concede molto alle chiacchiere col pubblico, limitandosi a infilare uno dietro l’altro pezzi che raccontano un percorso artistico tanto semplice quanto di qualità: le melodie disegnate da Matsson si imprimono in testa al primo ascolto grazie alla loro essenzialità, tanto da far pensare che non sia possibile che qualcuno non le possa già avere usate. Il talento non manca allo svedese, che prima di passare al pianoforte si becca pure un “Vai Kristian” urlato da un tizio tra il pubblico, manco si trattasse di un incitamento a un parente di terzo grado al saggio della scuola di musica. L’intermezzo pianistico consegna ai presenti l’intensa There Is No Leaving Now, forse l’episodio più affascinante dell’omonimo disco. Il romanticismo non manca e non sono poche le ragazze che dalla base del palco riservano sguardi sognanti al giovane cantautore. La più furba di queste riesce anche a rimediare un abbraccio dal diretto interessato, complice un foglio scritto a pennarello con un cuore e una frase scritta in svedese, presumibilmente ottenuta rivolgendosi a Google Translate.

Matsson dispensa equamente pezzi da tutti e tre i suoi dischi, fino alla micidiale doppietta rappresentata da Where Do My Bluebirds Fly e King Of Spain. Pezzi che non potrebbero essere più diversi, tanto che lo stesso Tallest Man fa notare che il primo è tra i pezzi più tristi che abbia mai scritto, ma che bisogna comunque eseguirlo. Ci pensa il secondo a spazzare via il breve alone di malinconia e ad accendere l’inevitabile battimani collettivo. E c’è spazio per un finale per certi versi annunciato con la versione pianistica di The Dreamer come ultimo regalo al pubblico ravennate. Un inchino e poi via verso la prossima esibizione.

14-10-2012 - visite: 4891

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