La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Oct 24 2012

Maria Kessler - 4° parte

di Sara Draghi

Multicanalità e traslochi notturni

“Non andartene, resta con me,
è tanto tempo che ti amo”.

“Poesia”, A.Blok


Al tg1 il neoeletto presidente della Rai glorifica la MULTICANALITA’, nuovo e imprescindibile valore della società democratica italiana. Io scendo a comprare una birra dal pachistano sotto casa. Mentre scelgo dal frigo una bottiglia di mio interesse, il giovane bottegaio mi tira un chicco d’uva alle spalle. Lo guardo, lui mi sorride e dice:
- Non ti guardo più.
Cosà vorrà dire? Forse non vuole che entri più nel suo negozio.
- Mi insegni italiano?
Gli scrivo su un foglio “Non ti vedo più da giorni”, forse intendeva questo.

Alcune settimane fa sono stata assunta come maschera in un bel teatro del centro. Ho incrociato il direttore lungo le scale, al termine di un concerto, e gli ho chiesto se potevo lavorare lì, e lui mi ha detto – certo!
Strappo i biglietti all’entrata, li passo all’uomo SIAE, accompagno in platea gli spettatori e controllo che non vengano scattate foto o fatte riprese durante lo spettacolo. Poi, se vogliono gli autografi, li metto in fila davanti un cunicolo che arriva alle quinte.
Un giorno mi ferma il direttore e mi chiede se mi interesserebbe organizzare la prossima stagione teatrale. "Certo che si!". “Hai esperienza?”. “Molta”. “Allora dovresti iniziare con uno stage di 3 settimane non pagate”.

Il giorno dopo mi presento nel suo ufficio per discutere i dettagli dello “stage”. Il lavoro è sorprendentemente interessante. Il signor direttore mi spiega che stan creando un consorzio di teatri e che dunque dovrò farmi parecchie trasferte in tutta Italia, contattare gli artisti, gestire il cartellone. Non mi sembra vero. Gli chiedo delucidazioni circa la futura assunzione. Lui aggrotta le sopraciglia e mi dice che se voglio far carriera in quel mondo devo dimostrargli quanto valgo nei giorni di prova. La mia domanda lo stupisce e in una qualche maniera lo offende.

Poi succede che una mattina mi trovo davanti ad un edicola e per caso butto gli occhi sui titoli in prima pagina del quotidiano locale.
Teatro Vittoria: portati via tutti gli arredi”.
Compro il giornale e scopro che il signor direttore una notte ha smontato il teatro, si è preso le poltrone in platea, le quinte, le luci, le ringhiere, le porte, gli stucchi, i water, i termosifoni, il bancone del bar, i tavoli, le sedie, ha caricato tutto un camion, forse tre, ed è sparito.

fotografia del teatro vittoria dopo il trasloco

Il bengoro

In passato le zingare infedeli venivano segnate con un taglio sulla guancia, ma qualche volta ci si limitava a tagliar loro i capelli. Nei carrozzoni, si racconta, si vedevano donne con il naso o un orecchio mozzati.

Maria Kessler strappò un pezzo della sua sottoveste nera, sfilò dal risvolto del filo e creò il suo bengoro, un minuscolo diavoletto dalle fattezze umane grande quanto una noce. Allora, nelle campagne, la gente credeva ancora al malocchio e questo rappresentava per lei un opportunità di sopravvivenza.

La pianura si distendeva a perdita d’occhio fino all’orizzonte, senza lasciare spazio ai sogni, e in lontananza Maria Kessler credette di intravede la sagoma delle montagne.
Davanti a lei si trovava un vecchio casolare, con i polli che razzolavano nell’aia beccandosi la testa tra loro. Una donna comparì da dietro una finestra. Doveva avere una cinquantina d’anni.
- Signora ho sete. Mi dia qualcosa da bere e da mangiare ed io leggerò nel suo futuro.
- Vattene zingara!
- Signora sono sola, sono fuggita dal campo e non mangio niente da due giorni.
Così dicendo crollò sulle ginocchia e scoppiò a piangere. La donna uscì dalla porta e si fermò sull’uscio ad osservarla.
- Entra.

L'alloggio era semplice, una grande stanza dove si faceva tutto, si dormiva, si mangiava, si lavorava. La padrona di casa fece accomodare Maria Kessler su una sedia davanti alla tavola e le mise davanti acqua, pane, polenta e fagioli lessati. Doveva vivere sola, forse aveva dei figli che l’avevano lasciata per trasferirsi in città, e nulla lasciava intuirne la presenza di un uomo in casa. Gli zingari si abituano fin da piccoli a capire gli uomini con uno sguardo, e Maria Kessler scoprì in quel momento le proprie capacità divinatorie.

Finito di mangiare chiese alla donna di portarle un uovo fresco delle sue galline. Poi prese il suo fazzoletto, vi avvolse l’uovo e pronunciò fra i denti una frase rituale. Strinse il fagotto tra le mani e senti l’uovo creparsi e colare tra le fibre.
Scivolavano lentamente i minuti. Maria Kessler schiuse lentamente il fazzoletto e lo portò sotto gli occhi della donna. Annegato nel tuorlo c’era il bengoro.
- Il malocchio signora! Lo vede?! qualche invidioso ha lanciato il male nella sua casa, le sue galline partoriscono la disgrazia!

Il rituale era riuscito perfettamente, la donna era impressionata. Avrebbe pagato per liberarsi dalla fattura. Alcuni zingari per scacciare il malocchio chiedono ai gagè di seppellire dell’oro sotto terra e di lasciarlo lì tutta la notte, poi ovviamente lo rubano e scappano. Maria Kessler si accontentò di qualche moneta, fece la sua danza cerimoniale, recitò alcune preghiere in lingua romani e tolse il disturbo.


Continua .....

Scritto da: Sara Draghi

Data: 24-10-2012

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