RECENSIONI \ Mistonocivo - Virus

Contagio istantaneo

di Ilaria Battistella
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Cristiano Mistonocivo“…Sono la rabbia di un re calpestato dal vento, il rumore di insetti spostati dal vento, la luce riflessa da lune ormai spente, il volto sbiadito di madri represse (…) lacrime su volti innocenti, sfregiati dal fuoco di un’ illusione, sono la goccia che scava sugli errori del mondo, sospiro pesante fuoco freddo, la bava rabbiosa di un cane pestato, lo sguardo che corre su un sogno lontano…”.
Non lasciatevi ingannare dall’orecchiabilità del singolo Blackout (del quale peraltro è stato realizzato un video, mandato in onda su MTV e ALL MUSIC in rotazione no-stop), i Mistonocivo sono ben altro: il fortunato Virus, album uscito nel 2002, che ha li ha condotti sotto la luce dei più scintillanti riflettori del panorama musicale italiano, è un lavoro decisamente innovativo e degno di nota.
Ma torniamo un po’ indietro: i Mistonocivo (Cristiano Cortelazzo voce, Massimo Zagnoni chitarra, Davide Pezzin basso, Davide Devito batteria e Paolo D’Ambrosio tastiere-samples-programming) nascono a Vicenza nel 1994, come trio metal-fusion, solo più tardi, con l’arrivo nel gruppo di voce, tastiere e chitarra consolidano la loro formazione attuale dalla creatività a dir poco esplosiva. Il fortunato incontro con Corrado Rustici (già noto produttore di Zucchero ed Elisa) li conduce, per la registrazione dell’album, in California, precisamente ai The Plant Recording Studios, dove hanno inciso anche gruppi del calibro di Metallica, The Doors, Rolling Stones, Faith No More, ed i più recenti Primus (che vi consiglio vivamente di ascoltare).
Ma torniamo a Virus e alla sua apertura in grande stile con X, brevissimo pezzo strumentale in cui la melodia di malinconica semplicità di un pianoforte si unisce ad effetti creati con il sintetizzatore. Senza alcun preavviso irrompe un intro di chitarra dalla carica esplosiva, che annuncia il primo vero e proprio brano dell’album, Acrobati, che racconta di situazioni di precarietà quotidiane e di mancanza di libertà…”Quanti sogni infranti hai, quanti pugni contro i muri (…) il mio tempo si è bruciato presto, senza riuscire a trovare un senso (…) acrobati, fenomeni mai liberi…”.
Secondo brano: L’arma giusta, canzone probabilmente d’amore, intensa, in cui Cristiano parla di una visione angosciosa, di una situazione senza via d’uscita, in cui passione e dolore sono inscindibili: “Luci rosse dal mio albergo, il tempo è acqua in un abisso (…) respiro solo se resto in volo, non guardo giù perché poi tremo (…) sono l’icona di un ricordo, il freddo spazza via le forme, il buio succhia tutto il calore che c’è…”.
Poi si passa alla conosciuta Blackout, canzone d’amore, forse una sofferenza “un po’ troppo orecchiabile” per i miei gusti, in cui “…L’acqua si diffonde soffocando tutte le certezze (…) e non esiste sempre un nuovo sole…”.
gruppo MistonocivoVibrazioni di intensità elettronica si alternano a sonorità aggressive, quasi tendenti al cross-over, nella splendida Shvrentz, il pezzo più originale e disperato dell’intero album, in cui l’espressività dell’interpretazione vocale mi da i brividi: pulsazioni e battiti per quest’uomo “Poco incline al sorriso…”, il cui canto è “…il grido rabbioso di un fiore reciso…”.
Non si può certo parlare di atmosfera distesa, ma in ogni caso in Cuore l’ansia incattivita cede il passo ad una tristezza più calibrata e riflessiva, che non manca comunque di slanci vitali ed incisivi (“…Sono silenzio che può far rumore, piuma di un angelo da calpestare, ma quell’ anima dentro me, sento ancora che grida, il mio sangue dentro te, lancia una sfida…”), rivolti nuovamente all’idea di una storia lacerata da incomprensioni e mutismo.
A seguire Credit 0, in cui la linea di basso e le atmosfere digitali ci conducono verso la percezione di “…un’ energia sintetica…”. Nel testo della canzone, abbastanza esplicito nel trattare un tema insidioso come quello della droga (perché di questo a mio parere la canzone tratta), Cristiano dichiara: “Lentamente muovo, verso l’epicentro del mio mondo nuovo, frammento di uomo, che grida, scopre, sogna, gode e si deforma, vago senza meta, come un parassita, cerco qualche cosa che mi nutra…”. Azzeccatissimo il sottofondo di stringhe, che regala al pezzo una sorta di moderna monumentalità sonora.
“Qual è la cosa che ti fa, sentire viva unica, forse questo seme, sangue come miele…”: ancora un dilemma dell’anima apre Radioattività, brano (unico!) nel quale anche la sonorità, in linea con il testo, pare risiedere in uno stato di perenne indecisione tra “male e bene”, così ad una strofa in cui prevale l’aspetto melodico, viene associato un ritornello dalla furia rock immediata.
Ed ecco a voi Cellule, una traccia un po’ ostica, che riesce però ad assorbire nel vero senso della parola l’ascoltatore, e nuovamente il rock si mescola all’elettronica: forse anche il nostro corpo ha bisogno di “…nuotare libero nel mondo più sporco che c’è…”, come dichiara il cantante. Subito dopo La vita in cui credevo (in cui la voce di Cristiano assomiglia in maniera spaventosa, perlomeno inizialmente, a quella di Luca Carboni): attesissima canzone dolce e malinconica, la fuga da un amore ormai lontano e “…crollato con il tempo…” , del quale però il ricordo è ancora vivo e doloroso (“Cercando quel che avevo trovo un fiore o forse un nuovo veleno, distorto ormai lontano, un sorriso quell’ odore che amavo…”).
Il penultimo brano, Pelle, è una scarica di sensuale forza rockettara, la voce è calda ed incisiva, come la chitarra ed il basso, che dominano sugli altri strumenti: “…Resistere non mi serve, sei la mia musa la fonte la verità…”, ed anch’io non riesco a resistere al sound di questo pezzo!
Per concludere più che in bellezza la dolcezza, spaziale e sognante allo stesso tempo, di chi è sopravvissuto al peggio, con SXL (un altro tra i brani che più apprezzo dell’album): melodia semplice ed intensa, come tematica ancora una volta la droga. “Eccoci qui non ci credevi, siamo riemersi liberi, bagnati da cattivi pensieri, superstiti, emarginati soffocati guerrieri, satelliti verso il niente (…) sogni lontani frammenti di cielo, luci più grandi di stelle, diamo colore al vostro buio inutile, direzione non ho…”.
Prendete esempio ed ascoltatevi quest’album se avete voglia di qualcosa di nuovo ed originale, di una musica che è poesia, di una poesia che è musica. Non dobbiamo permettere ai Mistonocivo di “…affogare il loro sogno…”.

01-02-2006 - visite: 11363

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