La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Nov 06 2012

MARIANNE

di Carlotta Franzini

At first marianne


Domenica sera ore 18, Korova: un aperitivo e qualche sigaretta accompagnano il primo vero incontro in cui ho avuto il piacere di intrattenermi con i Marianne, promettente band locale dal forte sapore Indie Rock. Formatisi stabilmente agli inizi del 2011, hanno successivamente esordito in pubblico con la presentazione della prima demo, “At First Marianne”, il 5 gennaio 2012 al Molo. Battezzatisi in un primo tempo con il nome di “Wiston’s Cigar”, volgono principalmente lo sguardo verso gruppi quali Libertines (loro primaria fonte di ispirazione), Jam, Blur, Clash, per citarne solo alcuni.
Il loro repertorio fluttua sulla scia delle sonorità Brit Pop, attenendosi comunque alla ricerca di un proprio stile personale capace di sottolineare la loro diversità compositiva nei confronti delle altre, ormai numerose, formazioni locali, preferendo mostrarsi originali ed atipici piuttosto che una ridondante copia della classica band rock.
Sembra quasi scontato chiedergli: “Come vi definireste? Anche solo con un aggettivo se preferite.”
“Mah, siamo parecchio noi stessi, abbiamo formato una band perché ci piace suonare e ci divertiamo a farlo. Come punto fondamentale è bene sottolineare che non miriamo a copiare altri gruppi né nello stile, né tanto meno in fatto di presenza scenica. Anzi, dovremmo lavorare meglio su quest’ultima perché ci piacerebbe riuscire a coinvolgere di più il pubblico.
Definirci con un semplice aggettivo sarebbe riduttivo; comunque si potrebbe dire diversi, originali, perché siamo ovviamente interessati a far piacere il nostro prodotto, ma scriviamo per noi, non per gli altri.
Abbiamo maturato un rapporto sincero con la nostra musica, perché la ascoltiamo come se fosse quella di un altro gruppo che apprezziamo. È molto intenso.




Ci potremmo descrive ancora meglio definendoci generazionali. Bisogna premettere però, che non scriviamo di politica o di protesta sociale, ma di malessere e rabbia (non sofferente ma energica e creativa). Non ci occupiamo di protesta semplicemente perché non lo sapremmo fare attraverso la musica e non lo sentiamo nostro come metodo di espressione artistica. Ci interessiamo di politica in altri contesti, ma la lasciamo fuori dal gruppo.
Ci potremmo definire generazionali perché ci piace in qualche modo essere narratori degli ideali che condividiamo con i nostri amici. Scriviamo, cantiamo e suoniamo per provare ad esprimere, con una vena decisamente più poetica, ciò che viviamo ogni giorno. È un metodo di scrittura molto personale, ma assolutamente predisposto a lasciare libera e diversa interpretazione a chiunque ascolti un nostro brano.”
È stato questo spirito individualista a ribaltare quella che in principio era la prospettiva di una band intesa come semplice passatempo, portandola ad un livello superiore. In effetti l’iniziale messa a punto di qualche cover e la partecipazione provvisoria di altri componenti, non sembravano preludere a qualcosa di professionale o per lo meno serio. Con la stesura del primo pezzo proprio, la strada è stata spianata e si è realmente a delineato il profilo stilistico della band. In breve tempo, nel corso del 2011, hanno avuto inizio le registrazioni di “At First Marianne”, ep contenente sette brani interamente originali.
Sono sempre propensa a conoscere l’opinione di un gruppo nei riguardi delle proprie canzoni ed a questo proposito, gli chiedo di raccontarmi di tre brani, forse più importanti della demo : “Scent Of England”, “Smiling Face” e “Moment Of Transition.”
““Scent Of England” è stato il primo brano serio che abbiamo scritto. Nonostante sia il più vecchio, non ci stanchiamo mai di suonarlo. Che dire? È un brano supremo, praticamente inattaccabile, un puro e diretto tributo a tutta la Gran Bretagna.
“Smiling Face” è il pezzo più banale, ma anche il più... insomma... semplice! Ha in sé un significato, seppur non troppo profondo. Il brano parla di una persona che va in giro da sola e si lascia alle spalle tutti i problemi che la assillano, rivolgendo la mente solo a ciò per cui vale davvero la pena sorridere. È poco studiata come forma, ma almeno ha un messaggio di fondo.
“Moment Of Transition” è senza dubbio quella più completa, molto pensata. E’ venuta meno velocemente delle altre, ma vi abbiamo posto più attenzione, riuscendo a renderla più precisa seppur, forse, la più commerciale, perché il suo andamento segue una struttura molto classica. E’ un brano più profondo e malinconico rispetto agli altri. Del resto, tutte le nostre canzoni sono tristi, ma riescono sempre e comunque ad essere velate da una sfumatura di ottimismo. “Moment Of Transition” parla sostanzialmente di una persona inconcludente e mostra una duplice personalità: da un lato è addolorata perché non riesce a raggiungere ciò che potrebbe renderla felice, dall’altro, invece, è grintosa per questa sua incapacità. Sullo sfondo di tale scontro psichico, quello che inizialmente era un lamento di dolore e sofferenza, diviene un grido di speranza.
Abbiamo inoltre deciso di porre il brano per ultimo al fine di segnare una sorta di passaggio dal primo ep ai nuovi brani prodotti successivamente.”

“At First Marianne” si presenta in modo generalmente positivo, se si considera che è stato il primo esperimento di incisione della band, la quale ha già in programma di realizzare un secondo ep.
Tuttavia, il numero di brani da inserirvi non è ancora stato deciso: la prima idea era basata su una quindicina di pezzi, ma l' alternativa di quattro o forse cinque brani, sembra più consona e pragmatica. Diverrebbe così, una demo ancora più scarna della prima, ma il prodotto finale risulterebbe più professionale e studiato.
Lasciando alla band questo interrogativo, mi sono fatta spiegare due brani che verranno presi in considerazioni nelle prossime incisioni in studio:
“Fra i brani del nuovo ep rientra “We’ll Be Young”, in cui ho usato per la prima volta una distorsione diversa per il basso, per riuscire ad adattare meglio il suono alla struttura più rock e aggressiva del riff, in questo modo risulta più equilibrato il dialogo con la chitarra.
“Peter The Rabbit” è una canzone che, come dimostra lo stesso titolo, non ha assolutamente senso! In linea generale però prende in esame un indvividuo che, svegliandosi al mattino, guarda fuori dalla finestra ed utilizza le immagini che percepisce per “stare meglio”.
A darci ispirazione per il titolo è stato un coniglio che avevamo visto aggirarsi fuori dalla sala prove.”
Dopo avermi parlato dei progetti riguardanti l’imminente ep, si conclude questo nostro aperitivo serale e con esso l’intervista. Spero di essere riuscita a presentarvi almeno in parte questa promettente band anche se, come si sa, per arrivare a conoscere un gruppo bisogna ascoltare la loro musica e vederli sul palco, perché solo così si riesce ad essere assorbiti dalla magia che esso è in grado di donarci.
Ringrazio infine i “Marianne”: Teo Rinaldi, Antonio Trentini e Giorgio Scanelli, per avermi permesso di scrivere un articolo che li riguardasse e soprattutto la dolce Marianne del film “I Love Radio Rock”, senza la quale oggi il nome della band sarebbe quello di una vecchia marca di sigari.

Scritto da: Carlotta Franzini

Data: 06-11-2012

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