LIVE \ Band of Horses all'Alcatraz 04.11.2012

Il tour europeo della band di Seattle parte dalla tappa milanese

di Edoardo Gandini
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band of horses1Miscelate una fredda e piovosa domenica sera milanese, un affezionato e caloroso pubblico ed uno dei gruppi più amati dell’intero panorama indie rock mondiale, aggiungete come contorno uno dei club più grandi d’Italia: il risultato non potrà che essere grandioso.

Ma se è vero che ad ogni sorpresa siamo preparati è altrettanto vero che il gruppo spalla, i Goldheart Assembly, ci lascia completamente attoniti e stravolti; non è facile assistere, al giorno d’oggi, a opener tanto talentuosi e coinvolgenti come il gruppo londinese, chiamato appunto ad aprire le tappe europee dei Band of Horses. L’esibizione della band inglese inizia alle 20.15, cogliendo gli spettatori leggermente impreparati e ancora impegnati in chiacchiere e bevute; fin dalle prime battute ci si rende conto dell’alto livello del gruppo, capace di fondere il rock leggero (in stile Kings of Leon tanto per intenderci) con una ricercatezza compositiva e sonora che non lascia assolutamente indifferente il pubblico.
Le voci dei due cantanti (chitarrista e bassista) si intrecciano splendidamente creando armonizzazioni per nulla scontate che in pochi minuti conquistano i presenti, zittendo magistralmente il classico brusio disinteressato pre-headliner; l’intima e rilassante atmosfera creata dell’intrecciarsi delle melodie lascia spesso il posto a violenti stacchi progressive che trovano nelle intrusioni dell’organo il più grande alleato, come in Oh Really, con una strofa che richiama pesantemente Tainted Love dei Soft Cell.
Il set si conclude dopo circa quaranta minuti in cui i Goldheart Assembly riproducono una decina di brani tratti sia dal loro primo lavoro, Wolves and Thieves, che dal futuro disco, in uscita nell’autunno prossimo.

Nei trenta minuti che dividono gli inglesi dai Band of Horses, i larghi spazi dell’Alcatraz di Milano iniziano a venire pian piano riempiti (non completamente ma in gran parte) dai fan dell’ultima ora, quelli che ignorano che, qualche volta, arrivare ai concerti per sentire anche il gruppo spalla può regalare soddisfazioni. Il piatto forte della serata, però, è in arrivo e tra i presenti inizia a farsi largo una certa eccitazione; il tour europeo dei Band of Horses sta per iniziare proprio da questa unica data italiana.
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Alle 21.20, infatti, Ben Bridwell e compagni fanno il loro ingresso sul palco dell’Alcatraz; “siamo qui per suonare” – dice – e in pochi secondi ci ritroviamo sommersi dalla carica sprigionata dal gruppo di Seattle. La tripletta iniziale è da mozzare il fiato con The Great Salt Lake ad aprire le danze, seguita da Islands on the Coast e NW Apt. che ricevono un immediato boato di riconoscimento da parte del pubblico. La band statunitense, in tour per promuovere il quarto disco Mirage Rock, può vantare un’immensa quantità di strepitosi successi da cui attingere e, infatti, non esegue più di quattro/cinque brani dall’ultima produzione discografica, qualitativamente inferiore ai tre predecessori. Guardare i Band of Horses suonare dal vivo è uno spettacolo per occhi e orecchie perché, se da un lato si è ammaliati dalla precisione dell’esecuzione dei brani, dall’altro non si può evitare di farsi coinvolgere dall’energia che il gruppo sprigiona sul palco; la frase di presentazione non è detta tanto per dire, il quintetto americano da continuamente l’impressione di divertirsi un mondo a suonare, lanciandosi occhiate e sorrisi tra i componenti della band.

Ben Bridwell, vero leader carismatico del gruppo, si muove come un dannato sul palco, fa a testate con il chitarrista Tyler Ramsey, fuma diverse sigarette e si agita continuamente, lasciando cadere dalla testa il cappellino; il pubblico, attento e quasi stordito dalla violenza dei volumi (le tre chitarre si fanno sentire bene), non perde occasione per far sentire il suo calore alla band, sommergendola di applausi e accompagnando i brani cantandoli a squarciagola.
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L’esibizione, circa un’ora e cinquanta minuti complessivi, continua spaziando tra i vari successi del gruppo, passando dall’emotivo crescendo di Is There a Ghost alle sonorità country di On My Way Back Home (chi non ha mai percorso un’autostrada ascoltandola non capirà mai cosa significhi veramente “tornare”) fino alla strepitosa versione acustica di No One’s Gonna Love You, suonata esclusivamente da Tyler e cantata, perfettamente, da Ben e al gran finale di The Funeral, in cui lo stesso cantante sbaglia clamorosamente un attacco, chiede scusa in maniera un po’ colorita e riprende come se niente fosse, lasciando di stucco i presenti che si lasciano andare in applausi e boati.
C’è tempo anche per un encore di tre brani tra cui Cigarettes, Wedding Bands, in assoluto uno dei brani più riusciti secondo me, e una cover dei Them Two, Am I a Good Man, brano soul perfettamente adatto, e adattato, alle sonorità del gruppo cantato a due voci da Benjamin Bradwell e dal chitarrista/tastierista Ryan Monroe, affettuosamente soprannominato “il ciccio”, che mette in mostra una capacità vocale impressionante.

Si torna tutti a casa compiaciuti e soddisfatti, con la convinzione che i cinque ragazzi di Seattle abbiano dato tutto, senza mai limitarsi al cosiddetto “compitino”, coinvolgendo e intrattenendo il pubblico come non avrei mai immaginato. Speriamo, dal canto nostro, di aver dato un adeguato “benvenuti in Europa” ad un gruppo che meriterebbe sicuramente maggior successo nel nostro paese.band of horses3

Un ringraziamento particolare a Rodolfo Sassano per aver gentilmente fornite le sue splendide fotografie.

Salutandovi, vi allego la scaletta integrale del concerto.

Band of Horses

1. The Great Salt Lake
2. Island on the Coast
3. NW Apt.
4. Laredo
5. Electric Music
6. On My Way Back Home
7. A Little Biblical
8. Powderfinger ( cover di Neil Young)
9. Long Vows
10. Infinite Arms
11. Is There a Ghost
12. Weed Party
13. Everything’s Gonna Be Undone
14. Knock Knock
15. Ain’t No Good to Cry (cover di The Hour Glass)
16. No One’s Gonna Love You
17. The General Specific
18. Ode to LRC
19. The Funeral
---bis---
20. Blue Beard
21. Cigarettes, Wedding Bands
22. Am I a Good Man (cover di Them Two)

06-11-2012 - visite: 5484

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