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Dec 19 2012

LA NEW WAVE DEGLI ANNI ‘80 ALL'OMBRA DEL CASTELLO ESTENSE 2/2

di Licia Barbieri

Il Racconto dei Plastic Trash - L'Intervista



Non conoscendo come la New Wave degli anni '80, si fosse sviluppata nella nostra città, ho pensato di farmi raccontare da Marco Scabbia e Tiziano Panzera la loro esperienza da protagonisti, essendo ex componenti dei Plastic Trash. Così una di queste sere, all AMF, gli ho rubato qualche curiosità.

Perché avete scelto di entrare a far parte del movimento New Wave?
Perché, semplicemente, era il genere che ci piaceva, quello che ascoltavamo e ne eravamo influenzati. Il movimento era nato principalmente in antitesi al Progressive che dava spazio ad un modo espressivo improntato sul virtuosismo. Della New Wave amavamo la semplicità ed il modo diretto con cui ci si esprimeva, in più nessuno di noi era un gran virtuoso e volevamo un genere che fosse di impatto.


Essendo la New Wave un genere piuttosto vario, in quale delle sue sfumature si inserivano i Plastic Trash?
Se guardi le recensioni ci avevano paragonato ad “Echo and the Bunnymen” oppure agli “U2”, ma abbiamo sempre evitato la parte elettronica.
All'inizio eravamo quasi punk poi ci siamo evoluti seguendo l'influenza dei “Police”. Il cantato, invece, è sempre stato piuttosto dark. Nell'ultimo periodo, quando Lorenzo Cattani ha preso il posto di Leonardo Danieli, ci siamo avvicinati molto agli “Smiths”.

Eravate un gruppo molto unito per quanto riguarda i gusti musicali. Quale era la filosofia del gruppo?
Non è che ci fosse una filosofia, ma ci piaceva il concetto che la musica che facevamo potesse essere essenziale e molto diretta, senza gli arzigogoli virtuosistici, ma non abbiamo mai perso di vista il fatto che si dovesse saper suonare, per avere un prodotto di qualità. Per esempio i nostri pezzi avevano arrangiamenti più complessi e curati rispetto al punk.

Quale è stata, secondo voi, l'influenza della New Wave sulla musica odierna?
L'influenza della New Wave è stata fondamentale per la musica di oggi, per esempio tutto il movimento Indie viene da lì, come anche l'elettronica, spazzando via i movimenti più barocchi.
L'impronta della New Wave si può sentire su gruppi importanti come: “Radiohead”, “Depeche Mode”, “R.E.M.”, “Cure” ed i più recenti “Franz Ferdinand”; soprattutto in Inghilterra, l'America era più legata alle radici del rock, blues, ecc...

Mi sembra di capire che il blues non fosse proprio nelle vostre corde...
Allora, a Ferrara, non c'era molta gente che suonasse blues, in proporzione ce n'è molta di più oggi, forse per via dell'influenza dell'AMF. Noi, ma in generale la New Wave, volevamo tagliare con la cosiddetta “musica nera”, le sonorità soul andavano per la maggiore allora. Non abbiamo apprezzato il cambiamento di rotta di Paul Weller con gli Styl Council che avevano incominciato a dedicarsi a sonorità più soul. Il nome della compilation a “White Chance” si riferisce proprio a questo argomento: dare una “chance” alla “musica bianca”
, tagliando con le mode dell'epoca.

Rispetto alle band di oggi, come si svolgevano i live?
Oggi chi suona live è praticamente obbligato a suonare cover, se no non lo fanno suonare, invece allora era più facile eseguire pezzi propri ed avere comunque seguito di pubblico, oggi è molto difficile richiamare gente con musica originale. In oltre ogni gruppo era ben identificato nel proprio genere, per esempio noi Plastic Trash, gli Intelligence Departmen ed i Go Flamingo (band che appaiono nella compilation “A White Chance” n.d.r.) eravamo amici, ma i nostri generi erano piuttosto differenti.


Invece per quanto riguarda le esperienze in studio?
Oggi puoi fare una demo di ottima qualità anche in casa, se sai usare gli strumenti. In realtà la cosa bella è che allora dovevi fare proprio come i grandi. Dovevi andare in studio, starci per almeno tre giorni consecutivi, lavorare sulle sovraincisioni, ecc... ed era molto emozionate, perché non avevi altro luogo in cui incidere, se non lo studio. Arrivare ad incidere una demo professionale era una vera e propria tappa.



C'erano tutti i presupposti per provare ad andare in contro al successo. Perché vi siete fermati?
Non abbiamo mai creduto di poter riscuotere successo ed abbiamo superato anche le nostre stesse aspettative. Quando siamo arrivati ad un certo livello avevamo un'età in cui le scelte di vita erano già state fatte: avevamo le nostre famiglie ed ognuno il proprio impiego, non è come diventare famosi a vent'anni, noi eravamo già sulla trentina, non era facile.

I Go Flamingo non sono mai usciti di scena e gli Intelligence Department si sono riuniti con un concerto all'Arci Bolognesi ad Ottobre di quest'anno. E' prevista una reunion anche per voi?
Abbiamo tentato un po' di anni fa: ci siamo ritrovati, abbiamo preso una sala, ma il chitarrista si ruppe un dito all'epoca ed ora rimane l'unico elemento della band che ha smesso completamente di suonare, così non abbiamo più ripreso a provare.
In realtà è in atto un progetto abbastanza simile a quello degli Intelligence Department. Per ora ci è stata fatta una proposta che sta prendendo piede, proveniente da Roma.
Noi ne avremmo una gran voglia di riunirci! L'unico punto dolente è quello di dover ristudiare i nostri vecchi brani, che ad oggi, ci rendiamo conto essere piuttosto difficili.



Per ora ringraziamo Marco e Tiziano per la loro disponibilità, ma la promessa della reunion ce la leghiamo al dito! Con la speranza di riascoltare presto dal vivo i Plastic Trash!

Scritto da: Licia Barbieri

Data: 19-12-2012

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