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Tutto tutto niente niente
Gli onorevoli mostri di Albanese alla conquista dell'Italia

Un film di Giulio Manfredonia
Con Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Lunetta Savino, Paolo Villaggio, Luigi Maria Burruano
Commedia, durata 90 minuti
Italia 2012 – Fandango, Rai Cinema



Il mio è un film psichedelico, grottesco, drammatico e comico come il tempo che stiamo vivendo.
Antonio Albanese

Solo una fotografia potrebbe competere con l’accurato ritratto politico italiano tracciato da Antonio Albanese nel film Tutto tutto niente niente.
In un surreale panorama politico che non risparmia la morale, il Sottosegretario (Fabrizio Bentivoglio) di un Parlamento a metà tra un decadente senato romano e la perversa e carnefice arena del distopico Hunger Games salva per interesse personale tre carcerati che nomina onorevoli, a patto che essi si assoggettino completamente al volere del corpo legislativo statale nelle occasioni di voto.
Inizia così l’avventura di Cetto, Frengo e ‘Olfo nell’ingranaggio politico italiano, raccontato da un onnisciente narratore che descrive il Belpaese con occhio pirandellianamente umoristico.

Cetto La Qualunque, il politico con le mani in pasta, personaggio nato nel 2003 e già protagonista di Qualunquemente, tutto pilu (donne) e corruzione; Frengo Stoppato, naif hippie in una remota isola della quale è il santone acclamato, immerso nella filosofia new age e nella necessità di fumarsi il fumabile; Rodolfo Favaretto, detto ‘Olfo, secessionista veneto neofascista, importatore clandestino di persone di Paesi stranieri impiegati poi come manodopera in nero o addestrandoli come esercito personale. Sono loro gli alter ego cui dà vita il comico; personificazione di mali sociali e miserie umane. Ma una volta assicuratisi le cariche, i tre colgono al volo l’occasione per perseguire scopi personali tentando di farsi strada nel circo chiassoso che diventa il loro nuovo habitat, in cui senatori e deputati giocano a carte e a biliardino, e si abituano molto in fretta alla nuova vita, perseguendo i propri interessi e afferrando al volo il concetto di immunità parlamentare.

Agghindato dalla madre fanatica (Lunetta Savino), ben decisa a farlo divenire beato in vita, Frengo combatte una strenua battaglia per la legalizzazione delle droghe, ottiene un colloquio con il Santo Padre e porta scompiglio negli ambienti religiosi riuscendo persino a corrompere l’onesto frate incaricato di portarlo sulla retta via. Cetto La Qualunque ottiene la grazia da un carcere che di punitivo ha ben poco per mano dell’ambiguo sottosegretario, riappropriandosi di una vita tutta lusso, sesso e corruzione senza curarsi della cosa pubblica e anzi disattendendo il disonesto patto. Rodolfo Favaretto si mobilita per creare un nuovo mostro di cemento, una bretella autostradale che colleghi Brachetto con l’agognata Austria, sognando una patria unietnica e monocolore.

Così, ben lontani dall’essere tre fantocci privi di qualsivoglia personalità, e dimostrandosi troppo incapaci, o forse solo troppo (in)consapevolmente furbi per attendere le aspettative del Sottosegretario, viene votata la loro estromissione dal Parlamento per poi rimandarli in carcere. Riusciti a scappare, si rifugiano nella sperduta isoletta di Frengo continuando a dedicarsi ai rispettivi interessi, non compiendo in fondo nessuna evoluzione da cittadini a politici. Dimostrando come res publica e vita privata siano ormai legate e intercambiabili e di come lo spettatore, ormai anestetizzato da una realtà che supera la fantasia, sia ormai tragicamente abituato a vedere il grottesco andare a braccetto con la politica, la più nobile delle arti.

Ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola incursione, come dilettanti, ed altri che la considerano e tale è per loro, come un accessorio di secondarissima importanza.
Alcide De Gasperi

Giorgia Pizzirani
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