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Mar 21 2013

NICKY HEAD & THE GROOVIN ROOTS

di Licia Barbieri

La riscoperta delle radici nel nostro presente



Fuori, imperversa la “nevicata perfetta”, ma io ed Andrea Bignardi, bassista del gruppo Nicky Head & the Groovin Roots, decidiamo di incontrarci nella piccola isola felice sulla Darsena, ovvero l'AMF (scuola di musica moderna), luogo perfetto per parlare di buona musica in tempi difficili, per chi ci crede ancora.

Nicky Head & the Groovin Roots, ovvero Fabio Giannini alla batteria, Andrea Bignardi al basso, Matteo Saviotti alla chitarra e Niccolò Testa voce e chitarra, si formano nel Maggio 2010 per cercare di tradurre il proprio essere giovani detentori di un sogno morto, in un dialogo positivo che si concretizza, attraverso la musica, in un vero e proprio urlo liberatorio. Le tematiche dei testi, infatti, nascono da un confronto fra i quattro amici che, fra di loro, si parlano a cuore aperto.



Da che cosa nasce il nome della vostra band?

Nicky Head & the Groovin Roots è un nome abbastanza specifico che rispecchia il nostro amore per la musica fortemente radicata nel passato, infatti l'immagine che vogliamo evocare è quella di un albero che pianta saldamente le proprie radici nel terreno, ma allo stesso tempo volge i propri rami al cielo, creando così un tramite tra il cielo stesso e la terra. L'albero diventa così anche il simbolo di un'evoluzione continua permeata da un costante lamento, ovvero quello di noi giovani d'oggi, spinti dalle nostre famiglie a migliorare e a conquistarci le nostre strade, cresciuti con un sogno che è stato freddato dall'imponente carenza di aspettativa e possibilità.



Qual è il messaggio che volete dare a chi vi ascolta?

Quando esci dal guscio, dai vent'anni in poi, capisci che le cose cambiano, ed è qui che comincia la tua formazione; la musica possiede una sorta di potere terapeutico, sia per chi la esegue, che per chi la ascolta, la musica ti aiuta ad essere meno afflitto dai cambiamenti e dalle asperità che potrai incontrare lungo il cammino, anche perché ti aiuta a creare legami forti.


Quali sono gli artisti che maggiormente vi ispirano?

Le nostre influenze sono piuttosto varie. Ci rifacciamo ad artisti come: Gov't Mule, Bruce Springsteen, Pink Floyd, Eric Clapton, Lynyrd Skynyrd, Jimi Hendrix, Led Zeppelin, insomma, tutti i grandi nomi del rock classico. Ultimamente, quando ci siamo sentiti sopraffatti dall'inquietudine, siamo stati influenzati dalle sonorità dei Nirvana e degli Alice in Chains.


Parliamo un po' del vostro album del 2011...

Il nostro primo album, Ballad for the Rising Sun è un lavoro piuttosto sbarazzino e quasi ingenuo ed immaturo, poiché è figlio dell'età che avevamo quando l'abbiamo scritto.
Infatti non è legato tanto alle tematiche dei testi, quanto più ai suoni di ispirazione hendrixiana. Le chitarre ritmiche sono state registrate in presa diretta e sono caratterizzate da suoni pastosi e timbriche vintage… il suono piuttosto essenziale e poco effettato della chitarra solista, invece, esce da un Fender Deluxe. Le linee di basso si può dire che subiscono l'influenza di Jack Bruce ed i suoi Cream, il fraseggio è lirico, melodico.


C'è un brano al quale sei particolarmente legato?

Sì, è la traccia omonima, Ballad for the Rising Sun, che rappresenta tutto ciò che è legato alla nascita, in particolare il sorgere del sole, proprio come la nascita del nostro progetto che guarda sempre alla natura che ci circonda. Un altro brano che amo particolarmente è My Baby Stant, che è stato proprio il primo brano ad essere scritto durante una jam alla prima prova tutti assieme.



Secondo te, perché si dovrebbe ancora suonare questo genere nel 2013?

Beh, ovviamente dipende tutto dal gusto personale, però posso dire che il blues è la musica più emozionante mai stata scritta. Esso si lega alla parte più sincera della nostra anima che è in forte dialogo con la natura. Una volta il blues serviva per denunciare un disagio economico e materiale, ora ha cambiato campo d'interesse… quasi tutti possiamo godere di beni materiali, ma siamo in carenza di valori più seri probabilmente. La musica odierna è principalmente legato al concetto della “festa”, serve a farti divertire una sera, al massimo qualche mese, coinvolgere energicamente, ma niente di più, ed è priva di elementi di spiritualità, diventando così una musica che parla a tutti per non dire nulla a nessuno. Per questo è difficile continuare a far musica di qualità, che fa riflettere, che presuppone un'educazione all'ascolto… non solo a Ferrara ovviamente, dove qualche isola felice la possiamo trovare al Patchanka o al Reload Festival, posti in cui viene data la possibilità di esprimerti e mettere in circolazioni sensazioni ed emozioni positive.

Ringrazio Andrea per la bella chiacchierata e se volete seguire Nicky Head & the Groovin Roots li potete trovare sulla loro pagina Facebook, oppure sul canale Youtube.

Scritto da: Licia Barbieri

Data: 21-03-2013

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