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Aristotele
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Mar 21 2013

MARIA KESSLER - 5° PARTE

di Sara Draghi

L'altra faccia della luna

Se disegni male una tigre, questa assomiglierà a un cane.
Aforisma cinese

Dopo aver conosciuto Maria Kessler e ascolto la sua storia sono andata in biblioteca per saperne qualcosa in più sulla vita del popolo romanì. Dopo una ricerca sul catalogo digitale mi ritrovo con solo una ventina di titoli tra le mani, argomento assai poco popolare se si pensa che il patrimonio librario della biblioteca ammonta a circa 300.000 documenti. Simili sono i risultati dati dalla ricerca nel web, pochissimi siti internet di approfondimento, se si escludono i forum di impronta neo fascista a contenuto xenofobo.
La stessa ricerca per parole chiave chiarisce la confusione terminologica con cui si indica il cosiddetto popolo “zingaro”: quest’ultimo, appellativo ritenuto politicamente scorretto, raggruppa diverse etnie la cui origine, a lungo dibattuta, viene collocata in un area geografica tra l’India e il Pakistan . La stessa parola nomadi è inesatta, perché rappresentativa solo di una stretta minoranza di individui. Lo stesso vale per Rom, Sinti, Gitani fino al termine completamente scorretto di Rumeni.

La scarsa popolarità dell’argomento “zingaro” mi ricorda che poco o nulla si conosce oggi di questa antica civiltà. Un ricco patrimonio di riti, tradizioni, abiti e stili di vita che nei secoli passati era stato fonte di ispirazione per artisti, letterati e musicisti, è stato quasi definitivamente archiviato. L’impoverimento culturale postmoderno porta l’Italia a dimenticare se stessa e ad ignorare il fatto che tutto ciò che siamo e che abbiamo inventato di buono lo dobbiamo al nostro essere una terra di mezzo, crocevia di incontri e confronti che hanno lasciato tracce indelebili nel nostro tessuto culturale. La mancanza di conoscenza reciproca ci divide, crea ostilità, incomprensioni, e alla fine ci impoverisce.
E il sogno italiano continua, nonostante la nostra indifferenza.


"Mr Cotin"

Rimorchio contenente la balena goliath

Dormivi sull’altra faccia della luna quando ti parlavo delle mie scoperte e dei miei viaggi.
Mentre mi passavo la matita nera sugli occhi tu osservavi le prime rughe che mi segnavano le guance. Dicevi che era tardi ormai per rimediare ai nostri errori. Forse, ripetevi, in un altra vita ci saremo amati diversamente e saremmo sopravvissuti alla clandestinità e ai nostri stessi pregiudizi. Ma oggi mi dai l’addio definitivo. Tiri dolcemente la tenda e ti allontani badando a non fare rumore lungo il viale. Mi volto solo quando ormai sei troppo lontano per essere ripreso. Ho la gonna bucata, devo ricucirla, vado a cercare ago e filo.


Tutto iniziò con il suo arrivo al luna park. La città della luna batteva le sue palpebre in quella notte a Reggio Emilia mentre a suo fianco, l’altra città di cemento e pietra, taceva e cercava di prendere sonno. Le giostre facevano danzare gli ultimi visitatori e gli imbonitori chiacchieravano negli angoli bui con le donne del paese.
Maria Kessler si fermò rapita dalla musica di un vecchio organo tedesco, di quelli che anticamente i viaggiatori montavano sulle giostre a cavalli per scandirne il movimento. Una donna automa con un copricapo da felino, chiusa nella sua nicchia di bambola, batteva il tempo con il braccio meccanico, volgendo la testa ora a destra ora a sinistra. Un cane le abbaiava contro, poi confuso girava su se stesso, si allontanava di tre passi e ricominciava a cantare.
http://www.youtube.com/watch?v=z9Af_hjVPOU

Soffiava il vento, la gonna di Maria Kessler si mise prima ad ondeggiare poi a salirle fino alle cosce. Un fischio le arrivò alle spalle, si girò e dietro di lei, seduto su una panchina con le gambe accavallate, stava un ragazzo, tutto solo, che la fissava insistentemente.

-“Che vuoi?”
-“Ma che modi signorina... Eh, sicuro, a te le parole, le frasi ti lasciano freddo, non ne hai bisogno, perché racconti la tua storiella senza parole, e la racconti bene”.
-“.....”
-“Non c'è niente da dire, sei un portento: tu parli con le gambe... Uno sguardo, un'alzata di spalle, due passi in avanti, un passo indietro, e op... perfetto, hanno compreso tutto in Paradiso.”
-“Non c’è nulla qui sotto per te, caro mio!”
-“Non fare la difficile: già ti desidero ma... ho dell'orgoglio. Hai in testa troppo fuoco per me, e in cuore del ghiaccio: troppe correnti d'aria...”


Maria Kessler lanciò uno sguardo di sfida al giovane e offesa si allontanò. Un soffio di vento trasportò un tremendo fetore di pesce marcio, che insabbiò in un attimo il dolce sapore di torrone che galleggiava nell’aria.
Dietro l’ottovolante, in fondo ad sentiero che conduceva ad un boschetto di querce, si nascondeva un grosso rimorchio di legno. Maria Kessler seguì la scia maleodorante lungo il viottolo finché, trovatasi dinnanzi al grosso container, poté leggere la grossa scritta GOLIATH. LA BALENA PIU’ GRANDE DEL MONDO!

-“Oh la la! Madamoiselle! Ben arrivata!”

Da una scaletta che portava all’interno del rimorchio scendeva di gran fretta, tenendo sollevato un lungo bastone da passeggio, un ometto sulla cinquantina, vestito con un abiti eleganti infradiciati di sudore.
Con un lungo salto, che spiccò dall’ultimo gradino della scaletta, cadde a piè pari proprio di fronte a Maria Kessler, incurvandosi in un irriverente inchino.

-“Sono Mister Gustav Cotin e la dentro, proprio dove sta guardando ora, signorina, c’è Goliath.. la più grossa balena mai pescata. Direttamente dai mari della Norvegia!"
-“Vorrei vederla”
-“Oh come no, anche se ormai è orario di chiusura...Ma solo perché lei è così carina, 50 lire! E’ un prezzo di favore...”
-“Ma io non ho un soldo con me!”
-“Un vero peccato signorina, può tornare domani mattina allora...”


E Mister Cotin le voltò le spalle.


Continua.....

Scritto da: Sara Draghi

Data: 21-03-2013

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