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Apr 19 2013

Marchesi Scamorza:l'intervista

di Filippo Dallamagnana

Incontro con il chitarrista e il bassista della band ferrarese


Enrico Bernardini (voce, chitarra acustica)
Lorenzo Romani (chitarra)
Enrico Cazzola (tastiere)
Paolo Brini (basso)
Alessandro Padovani (batteria)



Voi vi siete formati nel 2009, parlateci delle vostre esperienze musicali precedenti e di com’è nato questo coraggioso progetto, dopotutto il rock progressive purtroppo è lontano dagli ascolti di massa (perlomeno fra i giovani)

Paolo: Esatto, noi veniamo tutti da esperienze diverse, io e Lore suoniamo insieme da anni in un gruppo chiamato “Evil Desire” dove facevamo una sorta di hard rock personale, è difficile da definire. In seguito siamo rimasti io, lui e Chiara Scaglianti alla tastiera inizialmente poi insieme ad Enrico Bernardini (che conoscevamo da tempo) abbiamo fondato i Marchesi Scamorza. Già dall’inizio eravamo improntati sul prog! Ci piacevano De Andrè e la PFM, specialmente l’album che fecero insieme e da lì è nato il progetto. Poi con l’uscita di Chiara dal gruppo e l’arrivo di Enrico Cazzola mantenemmo comunque l’idea di suonare musica prog.
Lore: Ah tornando un attimo alle esperienze precedenti Enrico suonava in un gruppo metal, gli Enora. Invece Pado aveva suonato in un gruppo hard rock e poi anche con me per qualche mese in una cover band dei Pink Floyd, ma molto alla leggera comunque.


Scrivete in italiano, immagino anche per essere diretti al 100%, spiegateci il motivo di questa scelta artistica

Lore: I testi li scrive soprattutto Enrico poi io al massimo gli do qualche idea o correzione. Diciamo che in italiano ci vene più spontaneo scrivere e riusciamo meglio a esprimere ciò che vogliamo comunicare e ad essere più poetici.


Come si sono evolute le vostre canzoni, dal primo ep contenente 3 brani inediti del 2011 fino all’incisione dell’album “La Sposa del Tempo”?

Lore: Sì abbiamo fatto quell’ep con tre canzoni, di cui due sono comparse ne “La Sposa del Tempo”, man mano che facevamo concerti ci accorgevamo di cosa si poteva sistemare quindi nell’album sono comparse un po’ riarrangiate e migliorate.


Ci raccontate la concettualità che ruota attorno al vostro disco?

Paolo: Dunque l’elemento principale è il tempo, non un elemento come rifugio bensì un ricordo non ben definito all’interno di un contesto storico. I nostri testi sono quasi sempre sospesi e ricchi di metafore, che lasciano la libera interpretazione alle singole persone che ascoltano un brano. È appunto proprio il tempo l’elemento principale, che non si riesce mai a definire. Non si riesce a capire se la canzone è attuale, se si parla di un ricordo personale di una persona o di un evento vissuto. Ricordi che si mescolano con i sentimenti come nella “Sposa del Tempo” o esperienze di vita non ben definite come “L’Uomo dall’Ombra Lunga”. Potrebbero essere la parentesi di esperienze di vita di una persona però comunque lasciate in metafora in modo che all’ascolto ognuno possa immedesimarsi e ritrovarsi nei testi.



Come e da chi è stato registrato? Cosa vi ha lasciato questa esperienza di lavorare in studio per qualcosa di più che un semplice ep?

Paolo: Tutte le registrazioni che abbiamo fatto, sia le demo che l’album, sono state realizzate da Cristian Vincenzi. Poi in seguito non abbiamo cambiato mai perché ci siamo sempre trovati bene sia per il rapporto di amicizia sia per quanto riguarda le esigenze musicali. È stato un percorso lungo, diciamo più o meno da Febbraio fino ad Agosto 2012 tra la registrazione di tutti i brani, l’equalizzazione e tutto quello che concerne il suono. È stato molto bello come “lavoro”, stancante ma molto bello perché poi vedendo tutte le tracce singole e analizzandole da sole quello che viene fuori ti è ancora più chiaro. Abbiamo avuto modo di cambiare più volte i suoni fino ad ottenere il livello che per noi era più ottimale, è stata una bella esperienza e speriamo di ripeterla, abbiamo già dei brani nuovi. Diciamo che il difficile è stato mischiare i suoni come volevamo.


Ho visto che siete riusciti anche a pubblicare un videoclip del brano “Autunno”, parlateci di questa esperienza e il motivo della scelta di quella canzone

Lore: Abbiamo scelto autunno perché è molto significativa per il nostro genere e anche abbastanza trascinante, abbiamo cercato di fare qualcosa di un po’ poetico cercando di metterci diversi elementi della canzone scegliendo una location particolarmente autunnale. Il videoclip poi si può allargare anche al significato dell’intero album, compare appunto la sposa e il tempo, quest’ultimo sempre maniera indefinita; infatti c’è qualche orologio che viene raccolto dal cantante. Per esempio poteva starci un videoclip simile anche con la canzone “Il Castello delle Stagioni”… Con Katalmedia, di cui fanno parte Simone Furia, Marco Cappellazzi e Mattia Paterna, siamo andati sugli Appennini in un borgo fantasma per girare la parte all’esterno con Cassandra Soffritti nel ruolo della sposa, e poi al teatro di Pontelagoscuro “Quadrifoglio” per girare la parte all’interno.


Ho letto da alcune interviste e biografie che voi suonate in una sala prove in aperta campagna, quanto ha influito nella composizione delle vostre canzoni questa possibilità e fortuna?

Paolo: La sala prove che abbiamo a Quartesana a casa del batterista è stata fondamentale, perché non si ha limiti di tempo, per sistemare le parti ritmiche, le parti melodiche e tutto il resto. Sei anche più a tuo agio! Poi spesso, essendo in campagna, si può godere di un bellissimo cielo stellato e quando ci si va nel pomeriggio si gode anche di più del posto, si sta un po’ fuori all’aria aperta poi si va a suonare... insomma sono cose che poi influiscono anche sulla velocità di arrangiamento dei brani e il tipo di esecuzione!


Le vostre esperienze di musica dal vivo, c’è stata qualche serata particolare? per il pubblico, per quello che è successo, per l’emozione

Paolo: L’esperienza più bella probabilmente è stata quando abbiamo vinto il San Patrizio Rock in provincia di Ravenna, è stata una bella soddisfazione perché si è visto che il nostro lavoro in procinto dell’uscita dell’album era stato riconosciuto. Abbiamo suonato benissimo con dei suoni molto belli, tutto è andato bene stranamente! È stata un po’ la serata che ha coronato le nostre aspettative. Poi abbiamo fatto tanti concerti.. le esperienze più traumatiche sono quando magari vedi che ci sono dei suoni che non arrivano, problemi ai pedali, quando il basso non c’è. Però diciamo che alla fine ce la siamo sempre cavata.



Quali saranno le prossime fatiche dei Marchesi?

Paolo: Poco tempo fa abbiamo partecipato ad un concorso a Papozze in cui siamo arrivati secondi, è stata una bella esperienza e ci sono stati dei bei fonici. Per adesso gli obiettivi futuri saranno sicuramente cercare di suonare in giro, poi l’obiettivo più difficile sarà quello di continuare a pubblicizzare “La Sposa del Tempo”. Adesso stiamo facendo canzoni nuove, dove si sente un distacco dal lavoro precedente.
Lore: Riguardo alle canzoni nuove ci stiamo lavorando, ne abbiamo già composte tre e abbiamo già idee per altre canzoni... rispetto a quelle de “La Sposa del Tempo” ci stiamo impegnando per fare brani più compatti, con più attenzione a ogni aspetto, e più curati tecnicamente. Dopo aver fatto un primo album sappiamo meglio che strada intraprendere, cosa tenere e cosa migliorare.
Poi un italiano che vive in Finlandia ci ha chiesto di registrare un brano basato su una novella del decamerone, che comparirà su una compilation prog; la prima parte di questa raccolta è uscita nel 2012, con le canzoni ispirate alle prime cinquanta novelle.
Prossimamente suoneremo il 19 Aprile al Che Sarà di Occhiobello e a Maggio a Modena.



Scritto da: Filippo Dallamagnana

Data: 19-04-2013

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