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Apr 20 2013

Un paese senza

di Grazia Russo

Le elezioni e il passaporto in tasca

Il duemilatredici sarà ricordato come l’anno dei “se” e dei “ma”, o forse sarebbe più appropriato dire che passerà alla storia come l’anno degli “ignavi”. Di predecessori ne hanno avuti tanti: Dante neppure li nomina tutti tanto vasta era la moltitudine; eppure la schiera non può che ingrossare le sue fila. Inetti direbbe Svevo. Incapaci per i più. Imbelli quando non addirittura imbecilli. Indegni di rappresentare il popolo italiano o degni leader di questo popolo? Questo interrogativo sembra essere diventato simile all’indovinello dell’uovo e della gallina: chi è nato prima? Non c’è risposta. Punto e a capo.

Dall’Argentina qualche mese fa, qualcuno scriveva ironicamente che neppure il Papa siamo stati in grado di mantenere. Forse è vero; i motivi che hanno spinto il dimissionario Ratzinger non li conosceremo mai: sepolti vivi dal segreto di stato Vaticano in modalità Tomba di Tutankhamon e chiunque volesse sciogliere il bandolo della matassa, cimentandosi nella decifrazione di segnali, parole, gesti e sguardi barcamenandosi tra corvi, guardie, segretari e banchieri sarà certamente colpito dalla peggiore delle maledizioni. Quindi non ci arrischiamo.
Non abbiamo un governo, o meglio dopo le votazioni disastrose a cui siamo stati chiamati, con tutti i disagi per gli spostamenti ferroviari, di cui mai nessuno si interessa e che hanno visto rinascere le stesse facce che già popolano i libri di storia scolastici, non abbiamo risolto nulla. Bersani in una conferenza in cui era visibilmente teso e nervoso – il linguaggio del corpo era molto più esplicito delle parole – ha detto: “Siamo arrivati primi e non abbiamo vinto”. Ma come, hanno cambiato anche le regole dei giochi e chi arriva primo non vince? Quindi oltre a non esserci più religione non c’è neppure più la soddisfazione della vittoria?

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Se ne sono fatte, lette e inventate di metafore: dal giaguaro alle bambole fino ad arrivare alle mosche e sono propriamente quest’ultime che ci troviamo in pugno: un pugno di mosche. Siamo “Un paese senza”, titolo di un saggio sferzante sugli anni settanta italiani, oggi più che mai ritorna attuale. Siamo un paese senza governo, siamo stati per un periodo un paese senza Papa, siamo un paese senza una possibilità di crescita economica, perché schiacciati da logiche monetarie che sentiamo distanti, percepite come “tedesche”, siamo un paese senza un’identità europea – per quanto si sforzino di riempire di sentimento europeista le pagine dei libri di educazione civica e di diritto tutte le case editrici spalmate sul territorio – siamo un paese senza crescita culturale: il livello si è abbassato e di molto grazie a un piano strategico ben orchestrato di ridurre la popolazione a un gregge facilmente gestibile poiché miseramente ignorante. Siamo ad oggi un paese senza Presidente della Repubblica. Ed è qui che volevo arrivare.

Sto seguendo con noia, disappunto, ansia, curiosità, sprazzi di interesse, pericoli di infarto giornaliero queste votazioni per l’uomo che sarà il rappresentante dell’Italia per i prossimi sette anni. Delle tante cose che ho letto, visto e sentito, ho con molta angoscia letto alcuni dei nomi che sono stati scritti sulle schede per la votazione e che la Boldrini ha letto in Aula: Rocco Siffredi, Valeria Marini, il Conte Raffaele Mascetti del film Amici miei e Veronica Lario. Tutti loro hanno preso un voto durante queste elezioni.

valigie A parte lo sconcerto, la domanda sorge spontanea (e chi fin da ora pensa a un eccessivo moralismo può interrompere qui la lettura del pezzo): “Se nemmeno di fronte alle votazioni del massimo rappresentante del nostro Stato questa moltitudine di deputati sa mantenere un benché minimo margine di decenza, di coerenza con quanto sono stati chiamati a fare. Se non prendono sul serio nemmeno quest’elezione, ma cosa ci stanno a fare in Parlamento? Prenderanno sul serio i problemi di un “paese senza”?” I nomi dei personaggi citati sono stati accolti da “risate e applausi”. Torno a chiedermi: “Indegni di rappresentare il popolo italiano o degni leader di questo popolo?”

Risate e applausi.



Scritto da: Grazia Russo

Data: 20-04-2013

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