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May 02 2013

IL PUNTO DI VISTA DI FEDERICO BENEDETTI

di Licia Barbieri



Federico Benedetti, nato a Ferrara nel 1960, dopo studi privati di pianoforte, di clarinetto e di sassofono, ed una militanza nell’ambiente rock progressive prima, poi free-jazz nella propria città negli anni settanta, nel 1979 si trasferisce a Parigi.
Qui si perfeziona sotto la guida di Roger Guérin, François Théberge, Bradley Wheeler, Bill Dobbins, Dave Liebman; per quanto riguarda la composizione e l’armonia classica, studia con Jean-Michel Bardez, allievo di Olivier Messiaen, il cui insegnamento segnerà fortemente la sua scrittura, e la direzione d’orchestra con Jean-Philippe Grometto. Si dedica poi professionalmente all’attività di musicista jazz.
Nella capitale francese ha l’occasione di suonare come sideman con grandi e leggendari musicisti americani e non (Roger Guérin, Kenny Clarke, Sam Woodyard, Benny Bailey, Illinois Jacquet, Marcel Zanini, Guy Lafitte, Jacky Terrasson, Glenn Ferris, Onzy Mattews, Peter Bernstein, Etienne Mbappé, Angel “Pocho” Gatti...).
Dopo un periodo stilisticamente orientato bebop –suona per anni nel quintetto e nella big band di Roger Guérin, uno dei rappresentanti più brillanti della generazione dei bopper francesi-, si appassiona per la musica di Lennie Tristano, di Lee Konitz e di Warne Marsh, e nel 1996 fonda il proprio quartetto “Four for Lennie” con la pianista Carine Bonnefoy e il batterista italiano Andrea Michelutti.

Appassionato di big band, è proprio con Andrea Michelutti che fonda la propria, “fffortissimo”, nel 1999, e l’anno seguente registra il CD “Italjazz”, prodotto dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.
La sua attività compositiva si estende ad organici sempre diversi e più vasti grazie a committenze pubbliche: “Millennium Jazz Suite” per quartetto jazz, banda e coro, commissionato dal Comune di Montrouge per le festività dell’anno 2000, “Funky Jules” (2004) per banda per il Comune di Gournay-sur-Marne, “Spanish Point” (2004) per orchestra da camera, commissionato dalla Regione “Ile de France”, “Tauromachines” (2005) per quartetto jazz, computer, V-jay e banda, per la Regione Ile de France, “Borilènes Emmêlées” per quattro voci soliste e banda, per il Dipartimento Hauts-de-Seine, etc. Quest’ultima opera è pubblicata sul sito della Cité de la Musique di Parigi.

Insegnante di jazz nei conservatori francesi, direttore dal 2005 al 2008 del Conservatorio di Cluses (Alta Savoia), è stato in Francia uno dei primi titolari del Diploma di Stato d’Insegnamento del Jazz, creato alla fine degli anni Ottanta.
Nel 2008 ritorna a vivere in Italia e oggi risiede a Verona, ed insegna a Ferrara alla Scuola di Musica Moderna e al triennio jazz del Conservatorio G.Frescobaldi e del Conservatorio Tomadini di Udine, ed al Conservatorio Paganini di Genova.

Dirige inoltre la banda musicale “la Primula” di Cogollo, paese della valle d’Illasi (Verona), continuando la propria attività concertistica e discografica (di recente uscita il CD “Federico Benedetti Quartet - Four for Lennie – tribute to Lennie Tristano” TRJ records 2010, e “Comin’ Home”, Federico Benedetti Jazz Ensemble, AMF Records 2011).
In Italia continua anche la sua attività di compositore, portando il proprio contributo alla big band Meeting Place di Kyle Gregory e Paolo Birro, ed alla big band Ritmo-Sinfonica Città di Verona diretta da Marco Pasetto.

Nel 2010 pubblica inoltre il suo primo romanzo “Euridice” (Cicorivolta editore), nel quale egli ha voluto mettere un po’ della sua musica e tanto della propria infanzia e adolescenza ferraresi.


Tratto dalla sezione “Biography” del sito web www.federicobenedetti.com


Quando hai deciso, durante la tua vita, che saresti diventato un musicista? Perché hai scelto proprio il saxofono?

Non ho mai deciso di fare il musicista, io ho sempre suonato fin da ragazzo ed ho scelto il sax perché è uno strumento con cui si può “urlare”, mi piaceva l'energia che sprigionava e lo identificavo come la voce della rivoluzione.
Sai, la nostra generazione è cresciuta senza la psicosi del domani, il futuro era percepito come un gigantesco parco divertimenti e credevamo sarebbe stato sempre così, quindi non ho mai pensato di studiare musica perché poi sarei diventato un professionista e che quello sarebbe stato il mio mestiere.
Avevo cominciato a studiare archeologia, ma ad un certo punto, stanco di Ferrara, mi sono trasferito a Parigi per divertirmi. Lì ho avuto l'opportunità di suonare e di fare anche l'attore. In oltre ho lavorato come insegnate d'italiano e facevo traduzioni, poi le opportunità di suonare a pagamento sono cresciute: matrimoni ebraici, serate di gala, ecc... ed in fine ho cominciato ad insegnare, ma sempre per piacere, è brutto dire: “fare il musicista per dovere!”

Perché hai deciso di dedicarti proprio al jazz?

Ho scelto il jazz principalmente perché potevo suonare di notte! Ognuno di noi sceglie il proprio genere in base all'immagine in cui si rispecchia. Io ho un gusto molto vintage, mi piaceva l'eleganza di Frank Sinatra. In fondo è un po' come un'ideologia, negli anni '70, il jazz era molto vicino agli ambienti di sinistra, alla rivolta.



A chi ti ispiri maggiormente?

Il mito dei miei vent'anni era Charlie Parker, ma anche Duke Ellington. Per quanto riguarda, invece la corrente più attuale guardo molto al lavoro di Tristano, al quale ho dedicato un album “Four for Lennie”.

Cosa cosa ci puoi raccontare della tua esperienza francese? Per un musicista è molto diverso dal nostro paese?

La fine degli anni '70 è stato un periodo in cui suonare era piuttosto facile, poiché tutto il fermento musicale non usciva dai confini parigini, non ci si spostava mai da Parigi, per questo motivo tutti i musicisti vivevano una sorta di fratellanza musicale. Per esempio, una notte fui aggredito in metropolitana e mi rubarono in sax. Il giorno dopo, tutti i musicisti, in particolare quelli americani, organizzarono una colletta ed in una settimana soltanto mi ricomprarono il sax. Oppure, un'altra colletta si fece per un amico musicista argentino che non aveva i soldi per un'operazione chirurgica. Era proprio una grande famiglia. Oggi per via della crisi e delle nuove generazioni, questo clima fraterno è andato spegnendosi, infatti non mi è costato lasciare Parigi, oramai era diventato un grande supermercato della cultura, non sarei mai rimasto per fare l'insegnante, non potevo più lavorare la notte.
In Italia, invece, i musicisti sono sparsi, stanno ognuno per i fatti loro e diventa un'impresa mettere d'accordo tutti anche per una semplice jam session.
Il motivo per cui mi sono trovato bene all'AMF è perché ho trovato in Roberto Formignani lo spirito dei miei vent'anni, la solidarietà di cui parlavamo prima. Roberto mi ha accolto e qui ho ritrovato una famiglia. L'AMF non è una scuola come le altre, c'è qualcosa di diverso, di positivo. Nella maggior parte delle scuole l'allievo è un semplice utente, un cliente, qui no, è diverso… si viene a creare una vera e propria affinità artistica, qui si trovano amici veri ed alunni che amano passare il tempo nei locali della scuola a prescindere dalle lezioni.
Qui si impara ad abbattere le barriere fra i generi, per esempio, cosa per me mai esistita! È come se due artigiani si mettessero a litigare perché uno fabbrica tavoli e l'altro porte! Io ho suonato con musicisti dai gusti musicali completamente diversi dai miei e mi sono divertito tantissimo, perchè dall'intelligenza c'è sempre qualcosa da tirar fuori. Si può parlare di tutto ma non con chiunque! Io non voglio condividere le cose che amo con uno stronzo!

Hai qualche progetto in cantiere?

Sì, ho in mente di fare un disco con Roberto Formignani e Daniele Tedeschi, potrebbe nascere un interessante melting pot di stili… sicuramente tanta energia!

Mentre aspettiamo che il nuovo progetto si concretizzi, ringraziamo Federico per la piacevole chiacchierata!

Scritto da: Licia Barbieri

Data: 02-05-2013

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