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May 03 2013

INTERVISTA A DANIELE "LA ROCCIA" TEDESCHI

di Roberto Morandi



Com’è nata la tua passione?

“L’origine di tutto è stata la canzone “Che colpa abbiamo noi”, cantata da Shel Shapiro nel 1966 con il mitico gruppo italiano dei Rokes…”
Il brano l’ha talmente colpito da avvicinarlo alla musica facendo in modo di non allontanarsene più. Tuttora, infatti, ringrazia il cantante per la fondamentale svolta che ha segnato nella sua vita.


A chi ti sei ispirato e a quali musicisti hai fatto riferimento nella tua formazione?

“Sono stato “contaminato” a livelli mostruosi e sono felice di esserlo.
Di modelli ne ho avuti tanti, primi fra tutti gli appartenenti alla generazione beat e rock degli anni ’60-’70, Ringo Starr per esempio. A seguire sono stati importantissimi i colossi della musica funk, rock e pop di anni ’70-‘80: John Hiseman, John Bonham, Jan Paice, David Garibaldi, Vinnie Colaiuta e Steve Gadd. ”
Le influenze, che hanno contribuito alla formazione del suo corredo musicale, sono dunque molteplici. Per di più non si limitano soltanto al settore dei batteristi. Spaziano anche in quello dei bassisti, in primis “quelli che non hanno la presunzione di essere dei chitarristi”, ovvero quelli che ritengono fondamentale l’accompagnamento nel ruolo che ricoprono.
In questa categoria spicca il celebre Tony Levin, bassista e contrabbassista statunitense, incontrato nel backstage di uno dei numerosi concerti: “Il suo “groove” è formidabile, capace di avvolgere ogni colpo della grancassa senza lasciare scoperto neanche il minimo passaggio.”



Formazione: che metodo hai utilizzato per raggiungere questo livello?

“Quando ho iniziato a dedicarmi alla musica non esistevano insegnanti o scuole di musica come ora, né, tanto meno, le moderne tecnologie che facilitano notevolmente l’apprendimento e la pratica. Possedevo soltanto un giradischi a 45 giri con cui si impiegava una settimana ad imparare un brano. Con questo ho iniziato ad ascoltare i brani degli artisti a me contemporanei e imparare piano piano le parti di batteria di tutte le canzoni che riuscivo a trovare.
Utilizzavo con un metodo ormai abbandonato: rallentavo molto la canzone, fino a non sentire altro che un rumore confuso e lunghissimo, e nota per nota studiavo tutto.
Ci voleva quindi una grandissima forza di volontà, interesse, attitudine e impegno per raggiungere livelli anche solo discreti. Se eri bravo dovevi proprio volerlo.
Il passo successivo l’ho ottenuto suonando: prove, concerti e provini, durante i quali vi erano sempre almeno una decina di partecipanti. Queste sono state le migliori palestre che ho avuto.”


Come hai fatto a vincere i provini a cui hai partecipato?

“L’unico modo è suonare niente di più di quello che vuole sentire chi ti giudica.
Molte persone, infatti, non capiscono che chi ti sta di fronte non vuole sentire chissà quali virtuosismi musicali, acrobazie, esercizi complicatissimi, ma soltanto che sia suonata bene la sua musica, che si valorizzi il loro prodotto. Per questo viene scartato chi presenta qualcosa di assai complesso che non servirà mai nei tour o nelle registrazioni in studio.
Così successe anche ad alcuni bassisti di Vasco Rossi che, per colpa di questo errore, sarebbero stati scartati.”


Quando hai iniziato a imparare a leggere e scrivere musica sullo spartito?

“Ho iniziato subito dopo un provino per il quale ero stato chiamato per il mio tiro. Durante l’audizione mi chiesero di suonare un brano. Dopo aver dichiarato di non saper leggere la musica mi offrirono lo stesso la possibilità di sentirlo, per la prima volta, e, pochi minuti dopo, lo eseguii alla perfezione. Gli esaminatori rimasti sorpresi mi dissero che se io avessi saputo com’era scritto su carta ciò che avevo appena suonato, sarei rimasto esterrefatto. Fino a quel momento avevo sempre suonato ascoltando solo la melodia, stando molto attento al tempo, ma in pratica senza sapere di preciso quello che stavo facendo. Da lì ho iniziato a dedicarmi anche alla teoria musicale, alla lettura e alla scrittura su spartito e al solfeggio, di cui ora conosco tutte le regole, grazie anche al grande aiuto di Lorenzo Poli che mi ha aiutato nell’apprendimento.”


Quali caratteristiche deve avere un batterista?

“Avere un bel suono, un buon “tiro” ed essere perfettamente a tempo, in modo che nessuno ti possa correggere niente. Accorgersi anche della più piccola imprecisione e cancellarla aiuteranno ad evitare sbagli che in contesti seri non vengono perdonati.”


Musica per passione o per professione?

“Ho cercato di unire la passione alla professione: quando lavori facendo qualcosa che ti delizia ci riesci bene e non puoi desiderare di meglio.
A volte però non suoni quello che desideri, ma quello che ti viene chiesto. In questo caso devi abituarti, adattarti e suonare bene lo stesso.
Poi per suonare bene, e magari anche a divertirti nel farlo, a volte devi quasi “farti piacere il repertorio che ti è stato assegnato” perché divertendoti tu stesso soddisferai sicuramente chi ti ascolta.”


Cosa ti piace di più quando suoni?

“Amo suonare belle canzoni, cariche emotivamente, e mettere la batteria al servizio del brano, dando il meglio ma senza autocelebrazioni. Non ricerco il ruolo del protagonista. Si suona tutti assieme, ognuno dando il proprio contributo. Ci può essere il momento dell’assolo, in cui uno strumento emerge rispetto agli altri, ma per il resto della performance ognuno deve mantenere la propria posizione.”


Come devono essere i musicisti che ti circondano?

“Non devono essere arroganti, pavoneggiarsi, insuperbirsi e pensare di essere superiori o migliori di qualcuno.”


Se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa?

“Sicuramente terrei più controllato il lato business. Sono stato per molto tempo in contatto con persone importanti a livello internazionale per la mia bravura e mi sono lasciato sfuggire molte occasioni. Se avessi saputo sfruttare le conoscenze ora ricoprirei una carica ad alti livelli in una casa discografica.
Forse non avrei rifiutato neppure la possibilità offerta da Gianna Nannini o Angelo Branduardi, che allora non soddisfacevano i miei gusti personali.”

Scritto da: Roberto Morandi

Data: 03-05-2013

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