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May 25 2013

VOODOO HIGHWAY: RECENSIONE SHOWDOWN

di Fulvio Gandini

Domani sera al RockaFe la presentazione del nuovo album, ecco la recensione!



Showdown: e i Voodoo Highway tornano alla carica.

Dopo l’ottimo debutto sulla scena discografica con “Broken Uncle’s Inn”, disco che ha ricevuto apprezzamenti a livello mondiale, i Voodoo Highway si lanciano nella nuova avventura di “Showdown”, un album che può vantare la collaborazione con un mostro sacro del design musicale: Storm Thorgerson, colui che, per intenderci, disegnò il mitico prisma di “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, oltre ad avere collaborato con artisti del calibro di Led Zeppelin, Black Sabbah, Scorpions, Rainbow e tanti altri.
Nel nuovo lavoro in studio la band si dimostra più matura e solida nell’esecuzione, ma soprattutto portatrice di un sound più caratteristico e completo, non più riconducibile direttamente ai Deep Purple, ma facilmente collocabile fra i grandi classici del genere Hard Rock.

“Showdown” si apre con “This Is Rock’n’Roll, Wankers”, una sarcastica protesta verso quelle persone che, dall’alto del loro ego, e magari di un titolo di studio, si permettono di criticare coloro a cui la musica piace suonarla e scriverla, anche a prescindere da chissà quale formazione artistica; col dettaglio che questi ultimi di fatto suonano e sono ascoltati, mentre i primi hanno come migliore amica la propria mano (e non esattamente per suonare…). “This Is Rock’n’Roll, Wankers” è stata anche scelta dalla band come base per il videoclip promozionale dell’album. Questo, prodotto da Ares Brunelli, è a tema mafia e criminalità, e ha come protagonista un clan (i cui interpreti sono i membri della band e il cui boss è il Lead Vocalist Federico Di Marco), che progetta e compie il rapimento dei Voodoo Highway. L’autoironico video ha avuto grande successo sul web, tanto che in meno di un mese è arrivato a superare le 250mila visualizzazioni su youtube!



“Fly to the Rising Sun” e “Midnight Hour” rappresentano i diversi modi di vivere l’amore, il primo più romantico con il desiderio di distruggere le barriere di spazio e di tempo che hanno la distanza come risultato, il secondo più fisico e decisamente meno sentimentale. Come già detto la band si conferma sul genere Hard Rock, ma con un stile davvero originale, difficile da identificare con quello di una formazione di riferimento, come ci dimostra il seguente brano “Could You Love Me”. Fra i riff e le ritmiche delle diverse tracce, e in particolare di quest’ultima, spiccano le grandi doti vocali di Federico Di Marco il quale, più che mai originale e dinamico, si dimostra capace di una versatilità davvero invidiabile. Versatilità che si estende ai massimi livelli a tutta la band prendendo la forma di un indubbio capolavoro nella numero 5 della Tracklist, “Wastin’Miles”, storia di un amore che dovrebbe essere finito, ma che, a fronte di una libertà che vorrebbe essere incondizionata, riporta sempre il protagonista indietro sui suoi passi. A mio avviso si tratta del pezzo migliore del disco, che mette i Voodoo Highway, almeno a livello di capacità compositive, sullo stesso piano dei grandi artisti che hanno fatto la storia del rock. Il brano è semplice, senza particolari artifici e diretto, la strofa è monoaccordo, ma vi è una splendida apertura sul bridge che introduce al ritornello, duro e melodico allo stesso tempo. Il chitarrista Matteo Bizzarri, mostratosi sin da subito più maturo e personale rispetto al primo disco, esegue in questa occasione un assolo molto melodico e particolarmente efficace, finendo per duettare con Di Marco sul finale.
Le seguenti “Church Of Clay” e “Mountain High” sono accomunate dalla misteriosità del tema di cui trattano:
la prima racconta dei fanatismi e delle credenze popolari di un villaggio sperduto, mentre la seconda narra della caduta di un oggetto volante non identificato su una montagna, alludendo alla non impossibile presenza aliena sul nostro pianeta. Spiccano gli assoli e le ritmiche ben amalgamate del tastierista Alessandrò Duò, meno solista, tuttavia più incisivo rispetto a “Broken Uncle’s Inn”, con un timbro classico dello stile del grande Jon Lord.



La seguente composizione s’intitola “Cold White Love”, titolo da non fraintendere: non si tratta di un’altra “love song” ma della caduta nella fredda dipendenza di una giovane ragazza nella polvere bianca. Particolarmente in questo brano emerge la straordinaria interpretazione del nuovo batterista Vincenzo Zairo (succeduto a Lorenzo Gollini nel 2011) che, fattasi sentire sin dal primo pezzo, ci trasporta ora con una fantastica cavalcata attraverso un turbine di assoli incrociati taglienti e psichedelici di chitarra e tastiera.
“A Spark From The Scared Fire” è il classico pezzo in stile Voodoo Highway, diretto, orecchiabile e grintoso, con quella maestria compositiva che porta la band a muoversi agevolmente fra melodie orecchiabili e assoli decisamente virtuosi, e con riff in cui la chitarra distorta e il caratteristico suono del basso plettrato di Filippo Cavallini sembrano diventare tutt’uno sprigionando un’energia da veri rockers.
L’ultima canzone dell’album è “Prince Of Moonlight”, l’incontro fra un uomo solitario e una donna maledetta, causa di grandi sofferenze per lui che non vuole rassegnarsi neanche davanti al passare degli anni. Anche quest’ultimo singolo ha una sua perla verso il finale, in cui il rock sound lascia momentaneamente spazio ai violini e alla chitarra acustica, pregiando il disco anche di una parte epica.
Showdown è un album di grande stile di una band che, nonostante l’età media di soli 23 anni dei suoi componenti, si dimostra pronta ad affrontare grandi orizzonti; in esso trovano spazio anche due bonus tracks provenienti direttamente da Broken Uncle’s Inn: l’ormai nota a tutti “’Till It Bleeds”, e la stessa title track dell’album.
La portata del lavoro del quintetto ferrarese è già sulla bocca e la penna dei media internazionali: da Eclipsed (un importantissimo magazine musicale tedesco) che ha definito il disco “tra genio e sovranità.”, includendo peraltro la ballad “Wastin’ Miles” in una raccolta distribuita in tiratura di 45.000 copie sul territorio tedesco, la rivista musicale tedesca “Rocks Magazine” che ha definito il disco “Esemplare” ed il portale statunitense My Global Mind che ha definito Showdown “un disco perfetto, 43 minuti di divino classic rock”.
Insomma, se volete ascoltare dell’Hard Rock nostrano ma di livello mondiale, Showdown è il disco che fa per voi!

Scritto da: Fulvio Gandini

Data: 25-05-2013

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