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Aristotele
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May 28 2013

La vergogna cinese

di Grazia Russo

Un adolescente a confronto con la storia


Ritengo che rimanere insensibili di fronte alle ostentazioni di ignoranza e superficialità in genere significhi far parte di questo mondo solo per inerzia, essere degli inetti, impassibili agli eventi, menefreghisti senza scrupoli e inconsapevoli che in quanto parte di questo mondo: si è tutti responsabili. Tutto ciò che succede ci riguarda più o meno da vicino, ma ci riguarda sempre e restarsene rintanati nel proprio cantuccio a coltivare l’orticello sul balcone non aiuta a migliorar le cose di questo “sistema – mondo”. È di qualche ora fa la notizia di un ragazzino cinese quindicenne che ha avuto la brillante idea, mentre era in vacanza in Egitto, di sfregiare un bassorilievo della tomba del faraone Amenothep III a Luxor, con la scritta "Ding Jinhao è stato qui" .



Riconoscete sul vostro volto una smorfia di disgusto, riprovazione, rabbia, indignazione? O vi siete fatti una sonora risata? Se fate parte della prima categoria vi conviene continuare con la lettura del pezzo, se rientrate nella seconda fate penitenza, silenzio e leggete. La Cina ha avviato una caccia all’uomo, senz’altro lo troverà è solo questione di tempo, oggi si scusa con il resto del mondo e quando troverà quest’adolescente ignorante non sappiamo a cosa lo sottoporrà per punirlo. La domanda urgente, il punto cruciale però è: perché? Perché un quindicenne sente la necessità di lasciare la sua firma su uno dei più importanti monumenti che la storia dell’antichità ci ha lasciato in custodia proprio a noi immeritevoli discendenti? Perché l’esigenza di dire “io c’ero” come le scritte da bagni dell’Autogril dell’Autostrada del Sole? Perché di fronte allo spettacolo architettonico non è rimasto a guardare stupito quanto di grande è stato fatto nel passato da uomini che non avevano che la forza lavoro, il sole e il fango per costruire dei mattoni? Perché, eh, perché? Azzardo delle risposte. È un povero ignorante. Fin qui non ci piove. Non coglie la grandezza, perché non è interessato, non ha mai studiato gli egiziani, i suoi genitori hanno vinto il viaggio e l’hanno costretto ad andarci, allora per punirli ha pensato bene di farli diventare tristemente famosi a livello mondiale; con la scusa del viaggio saltava la scuola ed era giustificato, è il classico adolescente annoiato: tutto tecnologia e poca interazione umana che vive un profondo disagio generazionale nell’età più difficile della crescita e lui in Africa voleva vedere i leoni, mica le pietre. Ci siamo, così può funzionare, ma di fronte a tale sfoggio di ignoranza a me viene solo in mante Vittorio Sgarbi con uno dei suoi famosi interventi televisivi: "Capra! Capra! Capra!" o di togliergli a vita il passaporto.

E ora torniamo a noi, da dove sono partita. Senza Polemica si apre con una frase della Montalcini, in cui si parla della mediocrità e del fatto che non ci si debba arrendere ad essa, uscendo dalla “zona grigia” coltivando il coraggio di ribellarsi. Ribellarsi per esempio a questo “Sistema – Mondo” che ci vuole tutti protagonisti, tutti belli, tutti magri, tutti con i denti bianchi – forse questo è utile però – tutti con l’ultimo modello di cellulare, tutti pronti a far foto nei posti più fantastici del mondo, senza poi saper cosa c’è dietro l’angolo di casa, senza vedere la gente che abita il pianerottolo di fronte al proprio naso, senza apprezzare il valore delle piccole cose, senza accorgersi della primavera che si manifesta con i fiori sugli alberi. Ding Jinhao voleva essere un protagonista, anche lui voleva conquistarsi i 15 minuti di popolarità già previsti da Andy Warhol, magari vantarsene una volta tornato a casa per la bella trovata di lasciare lì la sua firma, inconsapevole che “mamma Cina aspetta a tè”.

A questa considerazione voglio aggiungerne un’altra su cui rifletto e invito a riflettere chi legge: possibile che nessuno abbia visto? Possibile che nessuno lo abbia fermato? Possibile che nessuno veda e fermi tutti coloro che “per noia” imbrattano le opere d’arte che ci circondano? Se sì, allora non ce le meritiamo. Se no, cerchiamo di non essere indifferenti, cerchiamo di non soccombere in questo stato di apatia e facciamo nostre le parole di Gramsci: "Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti."

Scritto da: Grazia Russo

Data: 28-05-2013

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