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Aristotele
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Jul 05 2013

MARIA KESSLER - ULTIMA PARTE

di Sara Draghi

Male non fare, paura non avere

Mentre sono nel parco a concludere questo racconto mi passa davanti la lucertola più grande del mondo. È lunga come il mio avambraccio, mano inclusa. Potrebbe anche essere un clamidosauro ma somiglia in tutto ad una lucertola.

Non sono abbastanza indie per prendere appunti su una Moleskine né così facoltosa da possedere un tablet, quindi scrivo su un quaderno a quadretti di Amnesty International, souvenir di una visione cinematografica d’essai.
«Un biglietto»
«5 euro»
«Grazie! Se vuole può prendere un quaderno»
«Oh grazie! Volentieri!! »
«Sono 2 euro, li metta nella cassetta»


Ieri mi suona il telefono.
«Ciao Sara, sono Titti della Pia Associazione, ti ricordi di me? »
Certo che mi ricordo di Titti, senza il suo prezioso contributo non sarei mai riuscita a toccare il fondo del barile.
«Ti chiamo perché dalla sede amministrativa mi hanno appena confermato che non riusciremo a riconoscerti i 15 euro e 30 cent per la vendita del libro alla signora Galina. La signora Galina è sparita, deve essere tornata in Ukraina».
«Ah vabbé, tanto ci avevo già messo una pietra sopra».

Per dovere di cronaca, la mia già citata esperienza lavorativa presso la Pia Associazione si è conclusa con una scenata nell’ufficio del direttore, circostanza in cui lo minacciai di diffamazione per mezzo stampa. Dopo tale inconveniente lo staff si è prodigato in tutti i modi per riservarmi un trattamento preferenziale rispetto agli altri ex dipendenti.

Un giorno una persona mi ha detto «Tu sei veramente contemporanea» divertito com’era delle mie odissee lavorative. Ancora oggi mi chiedo se fosse un incitamento a proseguire su quella strada, come esempio per le nuove generazioni, oppure un sottile dileggio.
Tale contemporaneità è rintracciabile all’interno del mio Curriculum Vitae nel paragrafo “altre esperienze lavorative”, buco nero nel quale sono inseriti, per sommi capi, i miei incidenti di percorso.

- Altre esperienze lavorative:
Consegna pubblicità porta a porta, camerieraggio c/o tavole calde e ristoranti ultra lusso (consiglio alle nuove generazioni: imparate a fare i camerieri, vi salverà dagli inconvenienti della vita) gelataia, donna sandiwich (onde evitare facili fraintendimenti linko definizione da wordreference http://www.wordreference.com/definizione/sandwich), scartafruttaavariata in cella frigorifera, bambinaia in colonie estive, portapizze, piadinara (paga 1 € a piadina, n° clienti del giorno 1, dimissioni immediate), segretaria per notissimus criticus ars nostras (2 settimane indimenticabili che meriterebbero un capitolo a parte). Per non parlare di quando mi stavo per imbarcare per piantar alberi in Islanda.

Che gusto c’è a non essere contemporanei, voi che dite?



Patti di sangue

Da li partì il mio straordinario viaggio. Quella notte Mr Cotin fece di me un artista, Miss Mery K., di cui molti ancora oggi conservano un dolce ricordo. Mi portò con sé in giro per l’Europa, insegnandomi tutti i suoi trucchi e mostrandomi come imbonire il pubblico. Siamo sempre stati onesti a modo nostro, abbiamo guadagnato quel tanto che ci bastava per mangiare e toglierci piccoli vizi.
Leonida era un fermo di una ricca famiglia di Reggio Emilia. Quella stessa notte la passammo insieme e stringemmo il nostro patto di sangue. Quel luogo, deserto e insignificante per tutto il resto dell’anno, diventò il bunker del nostro amore clandestino nei giorni di festa del luna park.

Eravamo inesperti dell’amore allora.
Poi siamo cresciuti e la nostra diversità è diventata incolmabile, insaziabile. Io una zingara senza terra, lui un uomo colto, con un brillante avvenire davanti a sé.
Dopo quindici anni, quella notte non era li ad attendere il mio arrivo come sempre. Lo vidi due sere dopo, passeggiava a fianco di una donna bionda, lei indossava un abito bianco cinto sotto il seno.
A tarda notte Leonida bussò al mio caravan, io ero allo specchio che mi toglievo il cerone dal volto. I nostri volti riflessi raccontavano quello che non eravamo più, le nostre deformazioni professionali, gli inconvenienti. Ci immergemmo in apnea dentro un silenzio che sembrò durare due eternità. Un violino scordato sarebbe stato la colonna sonora adatta a quell’addio.

Per anni non lo rividi più. Mi raccontarono poi che era morto in un incidente d’auto insieme a sua moglie.

Oggi che sono ormai troppo vecchia per volare e che Mr Cotin non c’è più, ho capito che non si può fuggire da se stessi.
Le città son cambiate, la tecnologia e l’informazione hanno sfumato quell’ingenuità che rendeva i nostri show affollati e popolari. Le piazze si sono svuotate e tanti spettacoli di strada sono scomparsi da quando i gagé si sono rinchiusi nelle loro caverne superaccessoriate.
Ci siamo rivoluzionati in mille modi io e il mio impresario, proponendo attrazioni sempre nuove ma eravamo ormai fuori tempo massimo.

Per anni ho strappato emozioni e risate a chi, finita la festa, non sapeva più riconoscermi. Per le strade d’Europa la gente mi guardava con diffidenza, mi negava il cibo e l’ingresso nei locali. Ho vissuto la maggior parte della mia vita in conflitto tra l’orgoglio di essere diversa e il desiderio di confondermi tra loro.

La guerra d’Jugoslavia, i campi nomadi, gli sgomberi, le leggi, i roghi, i risarcimenti comunali, tutte le nostre incomprensioni. Non ci siamo mai veramente avvicinati ed per questo non ci siamo capiti.
La fuga dal campo nomadi e da Django, l’incontro con Mr Cotin e Leonida sono solo un frammento della mia incredibile storia, ma tanto ancora avrei da raccontare.

Grazie dell’attenzione, buone giornate a tutti.
Maria Kessler



Maria Kessler è un artista e scrittrice di etnia Romani, vive tra l’Italia, il Kosovo e la Germania.
Per conoscere la sua storia scrivete a mariakessler_artist@yahoo.com

Scritto da: Sara Draghi

Data: 05-07-2013

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