La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Jul 05 2013

La sbandata per l'informatica

di Grazia Russo

L'amore per la storia

Mi ricordo di Marco, terza fila di un’aula universitaria, sempre seduto nei paraggi della finestra o della porta d’uscita; capelli lunghi neri legati. I ragazzi nelle aule di lettere li vedi subito: mosche bianche. Sogno nel cassetto: diventare un professore di storia.

tastiera

La domanda più problematica, quella insidiosa, la più inflazionata, quella che mediamente uno studente di lettere e filosofia si ritrova a ricevere durante i famigerati pranzi di tutte le festività che un anno solare presenta, spesso posta da zii alla lontana, cugini mai visti seduti di fronte perfettamente in ghingheri ma con la camicia macchiata di sugo o il rossetto sui denti (tutti facenti parte della categoria parenti serpenti), o da ex compagni delle scuole superiori sistemati dal paparino di turno in un triste ufficio di provincia a guardare monitor, è la seguente: “Ma tu studi lettere? E poi che devi fare?” Nelle varianti: “E che te ne devi fare?”; “E che lavoro andresti a fare?”; “Ma sei sicuro di quello che stai facendo?”; “Ma che sei impazzito?”; “Ma speri di trovare lavoro?”. Con le successive considerazioni che anticipano anche la risposta dello sfortunato commensale che ingoia il boccone amaro e che prima di riuscire a far valere le sue idee è sommerso da frasi del tipo: “Se ti volevi leggere un libro potevi andare in biblioteca”; “Seeee, il professore vuoi fare! Figuriamoci!”; “Ah, bene! Abbiamo un intellettuale in famiglia!”; “Era meglio se facevi il medico! Almeno ci venivamo a far curare da te”; “Ma l’avvocato non ti piaceva proprio, ché tuo zio c’ha una causa?”; "Io, fossi in te, non sprecherei il tempo in una università che non dà uno straccio di lavoro!"; "La tua è una università facile perché le materie umanistiche sono inferiori a quelle scientifiche: è un dato oggettivo!"(statistiche farlocche alla mano); "Ma perché studi ancora?? Ma impara un mestiere!".

Finito il soliloquio mentale e esaurite tutte le parolacce che una mente umana può creare e pensare, la risposta arriva sempre; uno studente di lettere argomenta, tiene banco! E la risposta di Marco è la più bella: “Ebbene sì, io farò il professore di storia, perché non sono choosy e perché credo fermamente che l’unico problema sia la miopia di quanti ritengono le materie letterarie avulse dalla realtà, senza rendersi conto che sono circondati da un patrimonio artistico e culturale che potrebbe essere il petrolio dell'Italia. Io ho un sogno (l’irresistibile e irremovibile “I have a dream”) e farò di tutto per realizzarlo!”. Marco come tanti altri ragazzi ha fatto la stagione estiva in campagna, l’operaio in fabbrica per alcuni mesi e non ha “paura di sporcarsi le mani, né oggi, né in futuro se sarà necessario”.

marco

Il suo percorso è stato anche poco lineare: passare dal’ITIS indirizzo informatico a Lettere Moderne il volo è pericoloso, il latino uno scoglio duro, la filologia e la linguistica pure e necessitano di una forma mentis di studio profondamente diversa. La “piccola sbandata per i computer c’è stata, legata alla prospettiva di un lavoro facile come tecnico. Mi dicevano tutti, appena ti diplomi hai il tuo bel lavoro e sei indipendente. In effetti quasi tutti i miei compagni di classe appena preso il diploma, chiamati a colloquio da diverse aziende di telecomunicazioni ed elettroniche, sono stati assunti anche a tempo indeterminato o hanno avuto la possibilità in questi anni di aprire delle piccole imprese”.

Non Marco, che però porta a casa la soddisfazione più grande in questo suo primo anno di insegnamento: “Ho lavorato per un progetto di 50 ore in una scuola superiore di Ferrara con un ragazzo ipovedente”, che per tutto il suo percorso scolastico era stato affiancato ed aiutato solo nelle materie scientifiche e non in quelle umanistiche. Lo scoglio più grande che ha dovuto affrontare non è stato tanto il suo handicap fisico, quanto l’ostilità dello studente a tutto ciò che era letteratura e filosofia considerate: “Inutili, perché tanto io sarò un informatico!”. Fino a quando un bel giorno il professore di storia non gli ha fatto notare che se non ci fosse stata la logica aristotelica adesso non ci sarebbero nemmeno le tavole di verità che stanno alla base dei sistemi informatici; “ecco uno dei tanti motivi per cui studi quelle che ti sembrano stupidate inutili!".

E fu sera e fu mattina, una folgorazione sulla via di Damasco, la redenzione del peccatore, la riscoperta di un mondo sconosciuto e la soddisfazione finale racchiusa nelle parole di uno studente recuperato dal pantano del disinteresse: “Grazie a te ho apprezzato la letteratura e quello che mi hai insegnato mi resterà come mio bagaglio di cultura personale”. Obiettivo centrato non retribuibile con una busta paga. I sorrisi sono gratis.


Scritto da: Grazia Russo

Data: 05-07-2013

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