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Aug 28 2013

Racconto in due puntate tra storia e leggenda di Ferrara

C'era una volta un mago... in via Ripagrande 29

di Antonio Vergoni

Bartolomeo Chiozzi fu un grande ingegnere idraulico... ma non solo!

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Maghi, demoni caprini, bestie fantastiche d'ogni sorta e incredibili magiche avventure... a Ferrara. È facile incontrare la storia in questa città, un po' ovunque. Palazzi e luoghi a volte abbandonati nel degrado, a volte sconvolti nell'aspetto ma spesso ancora integri ed illesi. Sono i palazzi delle famiglie illustri di una Ferrara quattro e cinquecentesca, ma anche edifici più recenti e meno appariscenti ma con storie a volte altrettanto interessanti. Cambiano destinazione d'uso, in molti casi restano conservati nella loro essenza ed integrità, ma sono a volte ruderi, feriti dal tempo e dagli eventi, in perenne stato di rimessaggio o confusi e avvolti di selve rampicanti. A volte la ricerca delle loro origini svela storie nelle storie, quasi per caso una segue l'altra. Ero nel mezzo di una di queste ricerche quando ho notato una foto particolare di un angolo di città. Ho dovuto pensare un po' a quel palazzo che dalla foto si mostrava con grossi palanchi in legno per sostenerlo in piedi, a causa del terremoto dell'anno scorso.

Dal “Vicolo del Chiozzino” è iniziato un viaggio indietro nel tempo, sulle orme di grandi scrittori ferraresi, tra le nebbie e le leggende del grande fiume e della città antica. In vecchi libri da sempre consigliati e mai letti, come le pagine immortali de “Il mulino del Po” di Bacchelli, ho ritrovato le origini di alcuni miti e favole di cui avevo sentito parlare solo dal mio babbo o da mia nonna quando ero piccolo e che crescendo stavo pian piano dimenticando. Da quel malandato edificio all'angolo tra via Piangipane e vicolo del Chiozzino, per quasi cinquant'anni casa di cura per anziani, sono arrivato a conoscere l'incredibile storia di Bartolomeo Chiozzi, detto il Chiozzino, famoso e brillante ingegnere idraulico vissuto a Ferrara tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo. Il suo palazzo è quello in via Ripagrande 29, anticamente Palazzo Palmiroli: il nome viene da un’importante famiglia che vi abitò durante il Cinquecento.
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Prima però è il caso di comprendere meglio il contesto storico della nostra storia. L'area detta “del Chiozzino” è delimitata da via Piangipane a sud, da via Ripagrande a nord, da via Boccacanale di Santo Stefano a ovest e vicolo del Chiozzino a est. Tra il 1997 e il 1998 sono stati effettuati nella zona importanti scavi archeologici che hanno restituito alla storia ferrarese un pezzo della sua memoria. L'area si trova ai margini della città, posta lì “perché dedicata ad attività artigianali come la lavorazione dell’osso per la fabbricazione di bottoni o perline e la filatura della seta, che sappiamo presente in città fin dal 1500”. La ciminiera costruita nel lontano 1900 è ancora lì, restaurata e conservata fino ad oggi, unica superstite dell'indotto legato alla produzione di laterizi che nella grande fornace aveva il suo fulcro. Con la vicinanza del corso del Po, arginato dalla Ripagrande, si sviluppò nel corso del tempo un importante flusso di commercio lungo il fiume, come accertato dal rinvenimento di alcuni oggetti come una moneta per il pagamento del dazio o una tessera mercantile utilizzata come lasciapassare. L'esame dei documenti d'archivio ha permesso di individuare e conoscere con una certa precisione le attività commerciali presenti a Ferrara tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo: “I documenti parlano dell’avvicendarsi nel corso dei secoli di fornaci per laterizi e calce, di una grande panetteria pubblica, di una conceria e di nuovo di una fornace per laterizi. In un’area attigua, vicino a Porta Paola, era attiva intorno al 1640-1660 una bottega di ceramisti e tutta la zona era utilizzata per lo scarico di rifiuti di ogni genere” . (Guarnieri 2006).

Tra tutte le attività qui riunite, oltre alle botteghe e al mercato lungo via Porta Reno, c'erano importanti laboratori e studi di autorevoli professionisti. In via Ripagrande, al numero 29, è vissuto uno dei più abili e riconosciuti ingegneri di Ferrara. Bartolomeo Chiozzi, detto il “Chiozzino”. Fu una personalità che diede alla città estense enorme lustro. Grazie alle sue magnifiche opere idrauliche si narra che il Chiozzino riuscì per più di una volta a salvare la città dalle frequenti rotte del Po. Un talento davvero impareggiabile per il suo mestiere gli consegnò fama ed ammirazione portandolo perfino oltre frontiera, quando una rotta del Danubio minacciò di distruggere la città di Vienna. Il Chiozzino era veramente fenomenale nel suo mestiere, così geniale e straordinario nelle sue opere che si diceva nascondesse un incredibile e fantastico segreto, origine di questo vulcanico talento. Proprio nella sua casa di via Ripagrande 29, mentre era intento a riordinare la cantina, il Chiozzino trovò in un vecchio e polveroso baule, un antico libro e al suo interno la magica formula per invocare il diavolo. Fu così, in un 19 novembre, che grazie ad un libro d'incanti e ad uno scellerato patto col demonio, l'ingegner Bartolomeo Chiozzi divenne il più grande e temuto mago mai conosciuto.

[Continua nella prossima puntata]


Riferimenti bibliografici:
- I dati riguardanti lo scavo archeologico sono stati pubblicati nel volume “Il Chiozzino di Ferrara. Scavo di un’area ai margini della città” a cura di Chiara Guarnieri, Ferrara 2006, Cirelli & Zanirato Editore
- Sull'area detta “del Chiozzino”: http://www.archeobo.arti.beniculturali.it/chiozzino_fe/chiozzino_97.htm
- Riccardo Bacchelli, “il Mulino del Po”, 1975, Il Mago Chiozzini e l'Urlon del Barco

Scritto da: Antonio Vergoni

Data: 28-08-2013

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