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Sep 02 2013

Oltre i bilanci ufficiali della manifestazione

Cosa ho imparato nella mia prima volta al Buskers Festival

di Francesca De Luca

Lo sguardo disincantato di una visitatrice armata di curiosità

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Un incontro ravvicinato con una realtà sconosciuta. È stato bello immergersi nel mondo dei Busker con gli occhi di un bambino, con la freschezza di chi non ha mai partecipato a questo evento e non ha idea di cosa potersi aspettare. Nessuna aspettativa da poter deludere, solo tanta curiosità. Quello del Busker è una filosofia; chi ascolta, o guarda, può deliziarsi non solo dello spettacolo offerto ma anche del piacere della scoperta di un mondo che spesso ci è distante. Cosa ho scoperto sui Buskers? Innanzitutto che non si tratta di una manifestazione musicale (come, perdonerete la mia ignoranza, immaginavo); almeno non solo. Sicuramente ad attrarre il maggior numero di spettatori sono le performance musicali degli ospiti invitati, artisti di altissimo livello (secondo l’opinione di una profana in ambito musicale), ma il Buskers Festival offre molto altro: giochi, trucchi, teatro, danza, animazione per i più piccoli. In secondo luogo ho appurato, che non tutti i ferraresi li odiano, anzi. La leggenda che vuole i ferraresi ostili nei confronti dell’evento, a causa dell’eccessivo trambusto che questo comporta, è stata (almeno in parte) sfatata. Molti degli intervistati del luogo si sono detti entusiasti di poter ospitare nella propria città un evento internazionale e di poterne godere agilmente. Altri, non molti in realtà, impegnati nell’arte dello slalom, non hanno risparmiato imprecazioni di vario genere. Ma per fortuna la musica era abbastanza alta.

Ho constatato che la città ne risente in modo positivo. Le provenienze delle persone intervistate sono le più varie: la gente è accorsa non solo dalla provincia di Ferrara bensì anche da Ravenna, Milano, Torino, Venezia, Treviso, Belluno, Rovigo, Pordenone, addirittura da Parigi e da Amsterdam. Molti hanno soggiornato in città per qualche giorno. Alcuni affezionati conoscitori altri che, recatisi a Ferrara per il Festival per la prima volta, ne hanno approfittato per visitare la città e i dintorni. Non posso non citare le due signore berlinesi che da sette anni fedelmente ritornano nella splendida città estense.
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Ho appreso che i Buskers non hanno età e neppure il loro pubblico. Mi sono imbattuta in giovanissimi, coppie di fidanzati, famiglie con figli a seguito (piccoli e grandi, trascinati e consenzienti), pensionati (questa categoria ormai quasi sconosciuta). Ho chiesto ad una mamma accompagnata dalla figlia adolescente da quanti anni venisse al Festival: “Venti”, la risposta. Posta la domanda alla figlia la madre è intervenuta sorridendo “da prima che nascesse. Diciassette anni fa venni con il mio pancione, e fu il suo primo anno di Buskers”.

Ho scoperto, e non è poco, di essere più ignorante di quanto pensassi in fatto di musica. Non immaginavo potesse esistere una molteplicità di generi così ampia; diversi stili, diversi colori, diverse emozioni. In ogni angolo, in ogni piazzetta, qualche artista era pronto a regalare anche allo spettatore più distratto un pezzo di sé. Una parte della propria storia, delle sue fatiche, della sua passione. Alcuni gruppi, come le Rainbow Girl (from USA, California) stupiscono e trasmettono gioia con le loro splendide voci, l’utilizzo di strumenti inconsueti e l’incantevole capacità di dimostrare un talento tutto al femminile. Gli Swingers Party (Messico e Spagna) unendo la capacità del sapersi arrangiare (il batterista utilizza dei bidoni di vernice vuoti, ma è in grado di non fartene accorgere), l’arte dell’intrattenere con simpatia ed ironia, buona musica e diverse qualità artistiche (notevole il ballerino) hanno riscosso un pienone invidiabile tanto in piazza Trento Trieste quanto in via Carlo Mayr. I musicisti del gruppo tedesco Stilbruch hanno ipnotizzato decine di persone attorno alla statua del Savonarola con i loro virtuosismi musicali. Tra gli artisti accreditati sono stati molto apprezzati i Futhark, gruppo di musica medioevale che a suon di cornamuse ha riempito la piazzetta del Cinema Apollo riscuotendo enorme successo. Impossibile poi non citare il suonatore di bottiglie di vetro: un vero prodigio.
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Infine ho appreso che ciò che viene maggiormente apprezzato (questa è la sintesi di una discreta serie di interviste) è lo spirito multietnico che il Festival promuove. “Puoi entrare in contatto con culture e tradizioni lontane e poco note”, raccontano diversi intervistati, ricordando un’edizione precedente che vantava la presenza di artisti tibetani. Impossibile sottovalutare il divertimento e l’atmosfera di convivialità, il pensiero di poter godere della conoscenza (seppur fugace) di così tante culture, il tutto nel tempo di una passeggiata in una città splendida qual è Ferrara. E forse è proprio questo che fa del Buskers Festival un evento unico ed invidiabile. Sono rammaricata per tutti gli artisti che non ho citato, a causa della mia pessima memoria o del poco tempo a disposizione. Ma una cosa è certa: il prossimo anno il Buskers Festival avrà almeno una spettatrice impaziente in più.

Scritto da: Francesca De Luca

Data: 02-09-2013

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