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Sep 14 2013

Cronache di ordinario sconforto

Ho visto 8.000 aspiranti medici perdere la test

di Eleonora Fiorelli

Alle prove di ammissione di medicina uno su mille ce la fa, talvolta anche meno

test

Eleonora Fiorelli ha 24 anni, è originaria di Cassino e dal 2008 vive a Ferrara dove ha conseguito una laurea in lingue e letterature straniere. Lo scorso 9 settembre ha accompagnato la sorella minore al test di ammissione per la facoltà di medicina dell'Università La Sapienza di Roma. Con una sensazione di deja-vù.

Roma, 9 Settembre 2013. Ore 8.00. Dalla fermata ‘Policlinico’, Metro B direzione Rebibbia, orde di ragazzini aspiranti medici si sono riversati tra Via Treviso e Antonio Scarpa in attesa di sostenere il tanto agognato test di Medicina e Odontoiatria. Sono circa 8.000 e provengono da tutta Italia sperando di accedere ad uno dei 520 posti disponibili nella capitale. Ad aumentare il loro già cospicuo numero, genitori, fratelli e nonni, tutti con la stessa espressione di speranza, ansia e disincanto sul volto, un’espressione da far rabbia ma anche tenerezza. Di tanto in tanto si sente la stessa frase pronunciata a mezz’aria: “Rifletti bene prima di rispondere. Non fare le cose come sai fare tu!” e, ai più allucinati fermi sulle strisce pedonali, qualche “Spostate anfame! A te e a chi nto paga er medico!” degli autisti romani ai quali, dei test di medicina, non importa proprio un fico secco.

Ore 8.29. Appostati davanti alle entrate delle varie Facoltà, gli studenti aspettano trepidanti l’apertura dei sigilli. Tra di loro ci siamo anche io e mia sorella. Appello alle 8.30. Inizio del test ore 11. Disorganizzazione: massima. Intanto si scrutano con ansia i movimenti degli addetti allo smistamento test che si aggirano con pesanti scatoloni sulle spalle tra i vari dipartimenti con su scritto “Università La Sapienza”. Il brusio è quasi insopportabile.

Ore 8.30. Si aprono finalmente i cancelli e, nella mia testa, parte un’inquietante radiocronaca alla Novantesimo Minuto. Gli studenti aspettano ansiosi l’apertura dei sigilli. Tutti si chiedono: ce la faranno? Un bidello si avvicina ai cancelli. Una compagine di ragazzini brufolosi carica pericolosamente l’entrata. Il bidello fa per aprire ma all’ultimo ci ripensa. Era una finta signori! I giovani si spingono in avanti. Dribbling di Alpha Test! Cominciano a spintonarsi. Gomitate nello stomaco. È Tavola Periodica per il ragazzino con le orecchie a sventola! Retrocessione in ultima fila. Ma ecco! Si aprono i cancelli! Genitori e figli si lanciano sulle scale. Qualcuno inciampa. Fischio del bidello. Entrata in campo del 118. Invasione di campo! Un giapponese entra chiedendo dove sia il Colosseo. Viene spedito alacremente a quel Vaticano. Il test si svolgerà in piena pausa pranzo. C’è chi si sgranocchia le unghie, chi un panino, chi una sana barretta energetica e c’è addirittura chi si rimpinza da un anno per non cadere nella trappola del calo degli zuccheri! Si vede il primo fumo cerebrale uscire dalle orecchie dei più ansiosi. È appello! Sono entrati! Comincia il test!.

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Questa la situazione che ha coinvolto i neodiplomati di tutta Italia non solo a Roma e non solo per la facoltà di Medicina e Odontoiatria. Molti di loro, probabilmente, non ce la faranno. Molti sogni si infrangeranno, per non parlare delle certezze che, a diciannove anni, non sono molte, in nome di una ‘selezione a numero chiuso’ che di giusto e democratico ha ben poco. Domando ai presenti cosa ne pensino dei test di ammissione. La risposta che ricevo è sempre la stessa: “Non è un sistema giusto!”. Eh no. Non è giusto, affermano, poiché un’Università Pubblica, in nome del suo stesso aggettivo, della riscossione delle tasse annuali e di iscrizione ai test, dovrebbe dare la possibilità a tutti di accedere ai corsi di laurea. Quando faccio notare che ci sarebbe un esubero di studenti, mi rispondono con tutta tranquillità che l’università dovrebbe valutare in itinere (tramite il calcolo degli esami e della media) chi è più o meno portato per quella facoltà. Già, perché, tra quelli che entrano, non tutti continueranno il percorso di studi scelto e avranno tolto il posto a chi, invece, aveva desiderio e motivazione giuste per affrontare una professione piuttosto che un’altra.

I più concordano sul fatto che i test siano strutturati male. Perché, mi chiedono, logica e cultura generale dovrebbe avere più peso di biologia, chimica e fisica nell’accesso a medicina? E perché, mi chiedono ancora, il test di medicina, quest’anno è stato compilato dal Cambridge Institute il quale, con tutta probabilità, non ha piena coscienza della preparazione scolastica dei nostri studenti? La polemica è stata immediata. I test, infatti, hanno un solo scopo, non quello di valutare la reale idoneità degli studenti alla facoltà scelta, ma di scremarne quanto più possibile il numero. E cosa farete se non passerete il test? Ripiegheremo, mi dicono. Una domanda sciocca quanto triste. Ripiegheranno sulle facoltà a numero aperto andando ad ingrossare aule sature di studenti che, pur di non perdere l’anno, infileranno malvolentieri il naso nei libri di Analisi 1 e Diritto Romano, oppure ripiegheranno su Lettere e Filosofia, tristemente denominata Facoltà di Serie B, facoltà senza sbocchi occupazionali che nessuno vuole più frequentare. Come dargli torto?!

I ragazzi mi chiedono chi sono. Rispondo di essere una che, cinque anni prima, non era riuscita a superare il test di Architettura ma che ha comunque trovato la sua strada. Presi dalla rabbia e dalla voglia di sfogarsi mi sommergono di affermazioni, interrogativi e di perché fino a quando chiedo loro: “e voi perché non vi ribellate?”.

Scritto da: Eleonora Fiorelli

Data: 14-09-2013

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