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Sep 25 2013

E' tempo di immatricolazioni

Noi matricole Siam così

di Matteo Rubbini e Alessandro Orlandin

Cronaca semi-seria di più incontri ravvicinati in via Savonarola

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Se vi diciamo “Siam” voi a cosa pensate? Se il vostro cervello vi ha risposto “Il nome con cui la Thailandia era conosciuta fino al 1940” (in questo caso) la risposta è sbagliata, per quanto vi si debba rendere merito di una conoscenza della storia nettamente superiore alla media della nazione in cui viviamo. Tuttavia il termine Siam, a Ferrara, spesso e volentieri rappresenta l'acronimo con cui viene qualificato il Servizio Immatricolazione e Accoglienza Matricole dell'Università di Ferrara. Per qualcuno che ci è già passato aggirarsi tra le potenziali matricole di Unife all'interno del rettorato di via Savonarola diventa sempre come un vero e proprio amarcord dal sapore amaro. Guardi questi ragazzi e ragazze, così impauriti con i loro grandi occhi vitrei ed ingenui, così inconsapevoli, così casti, ancora non sanno nulla, ignorano. Nella migliore delle ipotesi presumono di sapere, ma in realtà le loro fantasiose aspettative verranno presto deluse o ridimensionate. Ignorano gli ettolitri di caffè che riverseranno all'interno dei loro corpi, alcuni non usciranno mai più da quel vortice sfrenato di caffeina. Soprattutto, nella maggior parte dei casi, le matricole non sono ancora al corrente di quel simpatico mostro chiamato burocrazia. Spesso tendono a credere che gli addetti della segreteria siano persone normali e cordiali, e molto spesso lo sono, tuttavia grazie alle cervellotiche procedure approvate ai piani alti alla fine del percorso di studi sembreranno loro una specie di setta di sadici che godono nella lenta perdita della sanità mentale degli studenti. Altri ancora ignorano alcune dinamiche degli esami, dove l'esame vero e proprio consiste nel trovare i testi da studiare, fuori produzione da quando Camillo Benso Conte di Cavour ha iniziato a vagheggiare sulle sorti del Regno di Sardegna.

Noi di Occhiaperti.net, perlopiù inutili residuati umani di Scienze della Comunicazione, queste cose le sappiamo molto bene e quindi siamo andati ad intervistare queste anime candide prima che vengano corrotte irrimediabilmente dalla vita universitaria. Il primo dato che salta all'occhio riguarda le conseguenze dell'ormai interminabile spirale della recessione, che ha colpito anche nel segmento di età più indifesa: tanti dei nostri interlocutori ammettono di aver scelto l'università dopo una ricerca infruttuosa di un impiego. Una volta non si studiava per poter lavorare subito, mentre ora si studia perché non c'è lavoro e si spera di trovarlo. Qualcuno lassù in alto ne ride, è evidente. Ed è così che ci si aspetta di trovarsi davanti solo dei classe 1994 ma invece sbucano anche '93 e ancora più vetusti '92. Sono di questa categoria i primi che abbiamo il piacere di importunare. Il primo ragazzo viene da due anni di studi infruttuosi alla facoltà di chimica ed ora si ritrova di nuovo matricola, ma per scienze della comunicazione. Il compare al suo fianco ci sembra l'archetipo di ciò che è stato appena detto: classe 1993, dopo un anno di ricerca di lavoro si iscrive insieme all'amico con la speranza che la laurea gli dia un minimo di spinta nella prossima ricerca di impiego. Per quanto impacciati, ridono e annuiscono con vigore quando viene raccontato loro il numero potenzialmente infinito di ragazze che avranno la possibilità di importunare frequentando gli ambienti di Lettere.
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Puntano invece a Economia le ragazze che intervistiamo successivamente, persuasi dalla necessità di interrogare rappresentanti di quello che un tempo era definito gentil sesso. La prima viene da Bologna e dopo aver scartato le università di Bologna e Rimini ha ripiegato sulla nostra Ferrara, che ha come vantaggio la totale assenza di test d'ingresso per la facoltà in questione. Un'altra, autoctona dalla tipica esse sibilante, ha la convinzione negli occhi e neanche le nostre blande insinuazioni sulla difficoltà dell'esame di diritto privato sembrano intimorirla: ha chiesto in giro ad amici e conoscenti e sa già tutto, specificando di aver evitato con accuratezza i canali di informazione tradizionale di Unife. L'amica accompagnatrice di quest'ultima viene coinvolta nelle nostre domande e scopriamo che frequenta il secondo anno di ingegneria informatica con buon profitto. È particolarmente graziosa, non presenta indizi di omosessualità e di conseguenza la domanda sorge spontanea: a ingegneria non vieni vagamente e reitaratamente importunata dal restante 99% di iscritti di sesso maschile, probabilmente nerd allo stadio terminale? Lei nega, noi insistiamo, la sua voce trema per un attimo, un millesimo di secondo a dir tanto ma questo ci fa intuire che c'è una componente menzognera in quanto ci sta dicendo. Non disponendo della classica lampada da interrogatorio, né della facoltà di utilizzarla - sigh - decidiamo di crederle e di passare oltre, non senza averla ringraziata di averci concesso la parola. Neanche il tempo di girare l'angolo e... “Giurista a dritta”, ci sussuriamo piano con lo sguardo del Capitano Achab negli occhi. È lì in fila, camicia azzurra dal costo spropositato, scarpe lucide e risvolti ai jeans, non un pelo, baffo, capello fuori posto. Ci dice che è sempre stato il suo sogno diventare avvocato. Ha frequentato il liceo Ariosto e non ha pensato ad altre opportunità se non quella di iscriversi a giurisprudenza. In Italia il numero di avvocati supera del 75% la media degli altri paesi europei. Auguri!

rubbo Prima di tornare in via Savonarola passiamo dai ragazzi con la t-shirt rossa, addetti ad aiutare le matricole. Ci informano che tutto sommato quest'anno i ragazzi sembrano un po' più svegli e preparati. La nostra brillante idea di stilare una lista delle domande più assurde che si sono sentiti fare viene immediatamente frustrata da asserzioni del tutto inconcludenti al riguardo. D'altra parte sulla via del ritorno tornano alla mente i primi giorni di università, quando usciti dallo stagno della scuola di provincia si guardava alla facoltà di Lettere – rigorosamente la sede di via Savonarola 27 – come la porta d'accesso a un impero di conoscenza. Le prime lezioni di massa ci attendevano al varco, un nuovo modus operandi delle nostre giornate per gli anni a venire. Effettivamente come fare domande se non sai ancora bene quello che ti aspetta? Tutto sommato l'unica cosa importante è l'essere consapevoli che si sta iniziando un percorso intenso e sorprendente. Vi pare poco?

Scritto da: Matteo Rubbini e Alessandro Orlandin

Data: 25-09-2013

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