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Sep 30 2013

Una storia di guasti e silenzi

Il petrolchimico e Ferrara: le relazioni pericolose

di Grazia Russo


La parola petrolchimico a me non fa pensare a nulla di buono. È una di quelle parole di cui farei volentieri a meno, ma croce e delizia il petrolchimico dà lavoro e a Ferrara questo lo sanno bene. Come sanno bene che quando sbuffa vapori bianchi nella notte o trasforma i colori del tramonto rosso in violenti sprazzi di viola e verde che squarciano l’orizzonte, non c’è nulla di buono a cui pensare. Trattasi di veleno. Veleno che si respira, si mangia, si posa sulla nostra pelle. Alla favoletta che “tutto va bene, perché è bene, perché è pulito e non fa danni” ripetuta da anni come un mantra non ci crediamo più, vero Taranto? Perché crederci a Ferrara?

La vecchia Montedison fa rima con lavoro, una rima amara che non dovrebbe essere sinonimo di accontentarsi di tutto ciò che c’è, a testa bassa, accettando ogni condizione posta, magari anche ringraziando e togliendo il cappello dal capo in segno di rispetto. In un momento di crisi quale è quello che viviamo, probabilmente più che fare i “choosi” – cit. colta per intenditori – uno accetta anche di lavorare lì e di tacere, perché i soldi non puzzano, non marciscono sotto terra e non si diffondono nell’aria, né si trasformano in neve chimica.

Allora passi che un lavoratore X pur di lavorare mette sul piatto della partita la propria vita e chiude gli occhi, si tura il naso e riempie la bocca di fazzoletti per non urlare la propria disperazione e la propria verità, ma i giornali dove sono? I sindacati e i sindacalisti si sono dati alla macchia? E lo Stato, questa entità misteriosa, che tutti dovrebbe guardare e accudire come figli, dall’alto, che fine ha fatto? Si è trasferito in un paradiso fiscale facendo perdere le sue tracce?

A pochi giorni dall’Internazionale che si svolgerà per il settimo anno consecutivo a Ferrara, qui in città arriveranno fior fiori di giornalisti tutti occupati a discutere di sacrosante problematiche legate a questo mondo, ma probabilmente nessuno si soffermerà a pensare – perché ignora – che aria si respira a Ferrara e su ciò che la zucca dei cappellacci fumanti che hanno nel piatto porta con sé, come elemento invisibile e dannoso, ma silenzioso e bastardo. Il territorio è inquinato, ieri in città c’era una puzza di plastica incredibile e un fumo alto, denso, bianco che a nulla di buono ha fatto pensare. Fuggire in massa non si può, reagire, farsi sentire però sì. O dobbiamo aspettare anni omertosi prima di saper qualcosa come a Taranto? In tal caso non abbiamo proprio imparato niente!

Chiamati i carabinieri per segnalare l’odore acre di plastica e il fumo che giungevano dalle colonne metalliche del petrolchimico, la domanda dall’altra parte della cornetta è stata: “Ma lei vede delle fiamme?”, simbolo più che sufficiente per far capire che c’è una difficoltà comunicativa non da poco e che deve essere colmata. “No, non ci sono fiamme; c’è un petrolchimico a due passi che sembra fare il bello e cattivo tempo nel silenzio generale! Ecco cosa c’è.”

p.s.: rassegna stampa di lunedì 30 settembre: nessuna traccia della 'nube'. Su 'Carlino' e 'Nuova' si parla dell'episodio del 25 settembre.

Scritto da: Grazia Russo

Data: 30-09-2013

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