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Sempre meglio che lavorare, o no?

di Klejdia Lazri // Pasquale Matarazzo // Alessandro Orlandin, del 02-10-2013
----Giovani, informazione e professione giornalistica: ne vale ancora la pena?----

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DOMENICA 6 OTTOBRE

12:00 Museo del Risorgimento, “In Redazione”

Ennesimo sold out per gli incontri “In Redazione” al Museo del Risorgimento. Pochi i 50 posti a disposizione lamentano i più. Alle 11 non c’è speranza per chi è in coda di partecipare all’appuntamento delle 12 su come scrivere un blog.
Serena, blogger per diletto, “posso scrivere quanto, quando, come e cosa mi pare” a Milano lavora per una nota casa editrice occupandosi di selezionare le immagini da abbinare alle riviste di turno. Laureata in scienze della comunicazione con la passione per la fotografia ha seguito un corso di foto editing a Milano. Consigli per i giovani che vogliono diventare giornalisti? “Andate all’estero. E aggiungo: leggete. Libri, articoli, tutto. Per il lavoro che faccio spesso mi capita di vedere degli strafalcioni anche da collaboratori esperti”
(PM)

11:00 Cinema Apollo, “Se l’impegno fa clic”

Michael White, uno dei creatori di Occupy Wall Street, spiega come gli attivisti aderiscano volontariamente alle iniziative, in un sistema orizzontale che non prevede leader, ma al massimo qualche partecipante più carismatico. Sebbene Occupy Wall Street sia stato il miglior esempio di viral protest, sottolinea che si deve costantemente cambiare strategia, perché una tattica efficace funziona una sola volta.
Paul Hidler illustra invece l’attività di Change.org, la piattaforma su cui chiunque può “creare il cambiamento che vorrebbe vedere”. Si complimenta poi con Dario Fo e con gli italiani che hanno protestato davanti al caso Barilla.
Luca Sofri sposta l’attenzione sulla possibilità che l’attivismo diventi un alibi auto indulgente, finendo per far credere che un clic per una petizione sia sufficiente e non serva fare altro.
Brian Fitzgerald pensa che la prima cosa da fare sia ispirare le persone, per far sì che venga cambiata prima di tutto la visione di sé. D’altronde Greenpeace è un’idea, ed è tramite le idee che nasce l’azione individuale per cambiare il mondo. Come aggiunge Michael White, “saremo sempre la parte più debole, ma abbiamo visto che a volte la parte più debole può vincere”.
Il fatto che l’economia si stia proiettando verso la sostenibilità e che aziende come l’Enel abbiano assunto il linguaggio degli attivisti può sembrare un subdolo tentativo di appropriazione del loro impegno, come suggerisce qualcuno del pubblico, ma in realtà è una riprova della transizione, prima di tutto sociale, a cui stiamo assistendo in tutto il mondo.
(kl)


SABATO 5 ottobre

19:00 Cortile del Castello, Mafie di Successo.

Dopo aver seguito al freddo del Cortile del Castello l’incontro al quale hanno partecipato il presidente del Senato Pietro Grasso, lo studioso Enzo Ciconte e il giornalista Santo Della Volpe avvicino due ragazzi che discutono dell’evento appena terminato. M.B, 35 anni, e D.P., 28 anni, sono due giornalisti freelance partenopei. “Non hanno fatto fare domande, anche nell’incontro precedente”, “pensavo approfondissero di più la questione della trattativa Stato-Mafia”. Poi M.B. aggiunge: “in privato sono riuscito a fargli una domanda. Presidente secondo lei se fosse ancora vivo Falcone su cosa starebbe lavorando? Lui ha risposto: la corruzione”. D.P. storce il naso e fa presente che dietro di lui uno studente universitario ha osservato: “Che c’è poca coerenza. Dopo aver combattuto alla mafia fa parte di un partito alleato al governo di un altro tra i cui fondatori (considerando il PDL un derivato di Forza Italia, ndr) c’è Marcello Dell’Utri, condannato dalla corte di appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa”.
Tornando al nostro punto, affrontiamo il discorso della condizione dei giovani giornalisti. D.P. si racconta:“ ho incominciato per una testata web per avere il tesserino. Poi da un anno e mezzo lavoro con un contratto a progetto rinnovato ogni quattro mesi. Arrivo al massimo a 400 euro”. “Perché continui?” faccio io. E D.P.: “E’ bello conoscere, vedere con gli occhi tuoi la realtà e raccontarla. Solo che è frustrante farlo a determinate condizioni”. M.B. collabora per un’agenzia di comunicazione e ha iniziato per la passione di comunicare. “Perché i giovani giornalisti lavorano in condizioni difficili?” Rispondono: “Gli editori sfruttano l’entusiasmo che hai fino ai 30 anni e ti spendi per questo mestiere. Poi si rivolgono ai più giovani. E’ un sistema dove tutti sono ricattabili”. D.P. azzarda una soluzione: “Spero che le cooperative di giornalisti che stanno emergendo puntando sulla qualità riescano ad unirsi per riuscire a sopravvivere e a far mercato prima nelle piccole realtà e poi a livello nazionale”.
(PM)


18:57 - Museo del Risorgimento, "Cultura"

“.. è come guardare la vernice che si asciuga mentre qualcuno vi prende a padellate in testa.” Questa frase è tratta da una recensione di Peter Bradshaw ed è perfettamente adattabile all’ evento Cultura tenutosi al Museo del Risorgimento. Le aspettative era alte, si sperava di imparare qualche trucco del mestiere e di capire le modalità con cui si scelgono i prodotti da recensire adottate dalle grandi testate giornalistiche. Per quanto gli argomenti potessero essere interessanti, la poca abilità del relatore nel presentarli e affrontarli ha sconfortato il pubblico in sala. Per chi, intrepido, non si è lasciato sconfiggere dal freddo e dalla pioggia per partecipare e approfondire le proprie conoscenze non c’è stata soddisfazione. Non sono in molti a ricercare pareri di critici prima di scegliere un film, spesso ci si basa sui gusti personali e, dopo aver passato quest’ora a tentare di comprendere cosa spinge un editore a pubblicare determinati giudizi, continuerò a non leggerle neanche io.
(CR)


16:00 – Museo del Risorgimento, “Informazione”

Come raccontare l’attualità sulla carta nell’era di internet? Simon Dunaway, coordinatore delle notizie sull’attualità, spiega passo dopo passo l’evoluzione dell’Internazionale negli anni, dal primo numero stampato fino ai più recenti aggiornamenti online.
Racconta di come il 2001 sia stato un anno di svolta, non solo per il mondo ma per la rivista stessa, poiché l’attenzione dei lettori ha cominciato a rivolgersi in maniera più consistente verso le vicende estere, e di come dal 2009 si sia optato per un rinnovamento grafico. Il rischio del cartaceo è che possa in fretta risultare vecchio, superato, sormontato dalle notizie dell’ultimo momento che su internet si possono trovare in tempo reale. Eppure nonostante la crisi, nonostante la scarsa pubblicità, nonostante l’uso sempre più intensivo di internet, l’Internazionale non ha registrato cali di vendite e anzi ha visto aumentare i suoi lettori costantemente. Negli ultimi due anni il numero è rimasto lo stesso, ma è aumentato il seguito online, dove vengono condivisi solo alcuni articoli e gli aggiornamenti che non hanno trovato spazio sulla rivista. Si sta comunque pensando all’eventualità di un paywall. L’Internazionale, abbonato alla France Press e ispirato al Courrier International, conta una redazione di 25 persone, grafici compresi. Le lingue più parlate dai redattori sono il francese e l’inglese, aggiunge Dunaway, anche se alla fine i traduttori sono tutti collaboratori esterni. Qualcuno chiede che fine abbia fatto Rob Brezny, e Dunaway risponde che è troppo impegnato. Anche per palesarsi in redazione.
(kl)


14:15 Sala dei Comuni. "Il giornalismo embedded"

Nel corso del seminario sul giornalismo embedded Giovanni Porzio, freelance ed ex inviato di Panorama infila nel bel mezzo del discorso alcune dritte e spunti per gli aspiranti giornalisti.
“Il giornalismo è un mestiere che sta cambiando ed è in piena trasformazione. Negli anni Settanta a Panorama esisteva la redazione esteri. Oggi non esiste più. E in giro ci sono sempre meno inviati. In Egitto ho incontrato Bernardo Valli che avrà ottant’anni. Purtroppo dietro c’è il vuoto, non esiste una nuova generazione di inviati perché le redazioni non l’hanno creata. I direttori odiano gli inviati. Oggi l’informazione è in uno stato comatoso. Di chi è la colpa? Di tutti. Nelle redazioni ci sono giovani precari, retribuiti malissimo e dunque ricattabili o raccomandati”.
C’è ancora la possibilità di diventare un inviato? “Per diventare un inviato bisogna studiare, studiare, studiare. Arrivare sul posto con uno sguardo organizzato documentandosi sul contesto prima di partire e possibilmente conoscere la lingua del posto per penetrare il più possibile nel tessuto culturale. Poi esistono scuole private che addestrano freelance o corsi per giornalisti alla Rai o anche nei giornali e tv estere, ma è l’esperienza sul campo che ti forma. Pericoli? Col tempo si diventa più prudenti. Oggi i freelance sono in pericolo, perché per vendere la foto o il pezzo devono esporsi maggiormente e rischiano”.


13:30 Sala dei Comuni. "Il giornalismo embedded"

Dopo aver moderato il seminario con Giovanni Porzio sul"giornalismo embedded", Giorgio Contessi, addetto stampa di Medici Senza Frontiere, spiega il ruolo dei giornalisti all’interno dell’organizzazione umanitaria: "A Roma, nell’Ufficio Stampa di MSF Italia siamo in due. Il nostro compito è quello di far da mediatori. Attirare l’attenzione dei media nazionali su ciò che accade nelle terre di missione, lanciando continui campanelli d’allarme. E’ una sfida continua. Spesso ci troviamo davanti un muro di gomma tirato su da scelte redazionali che penalizzano queste tematiche".
E Giorgio come è arrivato ad occuparsi dell’ufficio stampa di un’importante organizzazione umanitaria vi starete chiedendo? Nato a Bergamo, ha incominciato come un po’ tutti a collaborare con il giornale locale (L’Eco). Poi inizia con il volontariato nei Balcani e in Messico, ma allo stesso tempo continua a scrivere da freelance. Ora il suo lavoro si nutre del “Giorgio-giornalista” e del “Giorgio-volontario”. L'addetto stampa è un giornalista di "serie B"? "No!". Condivido.
(pm)



13:00 Sala dei Comuni. "Il giornalismo embedded"

Paolo, 35 anni, di La Spezia, a Ferrara perché scelto tra i venti lettori che hanno partecipato al concorso “Il nostro inviato”. Col suo tablet segue gli incontri che più gli interessano e ne lancia gli estratti in rete tramite i social network con l’hashtag #intfe. “Sei un giornalista?” gli chiedo notando il pass stampa e approfittando dell’attesa per due chiacchiere sui giovani giornalisti. Risposta: “No, sono un lettore, ma quello di scrivere è una passione che ho dovuto soffocare. Percorso di studi e scelte professionali obbligate in un’altra direzione. Mi informo con Internazionale, non tutti i numeri, ma quelli con le copertine che più mi attirano”. “Dura per i giovani entrare nel mondo del giornalismo?” incalzo e Paolo di rimando: “E’ difficile. Ci sono pochi sbocchi. Ci riescono solo fenomeni, come magari quelli che ritroviamo qui al Festival che sono il top del top. Ma non è detto che chi accantona a lungo questa passione non possa poi riuscire a rientrarvi più in là”. (pm)


10:30 - Biblioteca Ariostea, "Curriculum"

Alberto Notarbartolo, vicedirettore dell'Internazionale, usa un tono cinico e sarcastico per raccontare la spietata selezione applicata ai curriculum che abitualmente riceve.
Il pubblico è composto non solo da giovanissimi, ma in larga parte da trentenni e quarantenni. Molti di loro prendono appunti e ascoltano con attenzione.
Quando chiede quanti tra i presenti sappiano parlare almeno tre lingue, una minuscola percentuale alza la mano. Allora sottolinea l'importanza delle competenze linguistiche e suggerisce di non dire mai cose non vere, soprattutto sulle lingue, perché al primo colloquio se ne potrebbe verificare la reale conoscenza. Tra i consigli più utili vi sono l'indicare un unico indirizzo e numero di telefono, sul quale si sia sempre raggiungibili ("perché se io chiamo e non trovo nessuno, il candidato è escluso"), evitare mail con nomi strani o buffi, non utilizzare troppe maiuscole o scritte in grassetto perché spezzano il testo e niente termini in inglese se c'è un corrispettivo italiano maggiormente usato. Poiché il curriculum viene solitamente considerato una fastidiosa incombenza e ci si mette la stessa passione che si ha nel compilare un modulo dal medico, queste indicazioni sembrano un'incredible corsa a ostacoli. Ma per non perdere la fiducia, Notarbartolo consiglia di dedicarvi tempo e cura e dare il dovuto valore alle cose fatte, magari con un pizzico di vanità, che nella giusta dose non guasta mai.
(kl)


VENERDì 4 ottobre

22:30 - Cinema Boldini, "Terms and conditions may apply"

Il presupposto fondamentale di questo film è un palese dato di fatto: nessuno controlla i termini di utilizzo quando clicca "Accetto". Di qualunque cosa si tratti. Lo si può facilmente intuire sentendo le risate nervose all'interno della gremitissima sala del cinema (dalla quale a fine proiezione si uscirà un po' meno allegri). Ed effettivamente c'è poco da ridere se si pensa che il Patriot Act firmato da Bush dopo le vicende dell'11/9 ha bloccato le procedure di tutela dei dati precedentemente richieste dagli elettori. Se nel 2009 Facebook ha cambiato la propria privacy policy senza avvertire, rendendo pubblici tutti i dati privati nell'arco di una notte. Se nel 2012 Google ha accomunato i dati di ognuno in profili che, grazie ai cookies, permettono di risalire tramite la cronologia all'identità dell'utente. Se l'NSA è grande il triplo della CIA e molto più segreta, dedita prevalentemente alle intercettazioni. Se Robert Mueller, capo dell'FBI, ha voluto entrare in contatto con Mark Zuckerberg. Se i dati riguardanti ogni cittadino rimangono nei database dell'FBI per 5 anni, anche quelli che nulla hanno a che vedere con crimini o terrorismo. Se il valore dei dati forniti da ogni persona ogni anno ammonta ad almeno 500$, sfruttati dalle aziende. Se nei telefoni, soprattutto negli i-phones e smartphones, vengono inseriti congegni per estrarre dati (nello specifico, software forniti dalla ditta CARRIER IQ per monitorare la digitalizzazione). Ma soprattutto, se i dati forniti possono essere utilizzati dagli enti governativi per "prevenire" (da cosa?) le proteste. In questo modo ci si avvicina inesorabilmente al rendere il dissenso un crimine, e di conseguenza anche l'attività d'informazione. A questo punto la domanda sorge spontanea per tutti: come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto? Tramite una lenta accondiscendenza che ci ha fatto dimenticare che, come Obama si premurò di affermare, "anche i controllori devono essere controllati".
(kl)


19:30 - Cinema Apollo, “Carta bianca”

L’enorme numero di giornalisti licenziati negli USA apre il dibattito sulla mancanza di un modello di giornalismo nuovo che sappia rispondere alle esigenze di lettori e redattori.
Il nuovo modello dovrebbe sapersi adattare ai più recenti supporti digitali, come gli smartphone, adottando l’ottica per cui non ci sarà una tecnologia nuova a soppiantare le altre, ma un utilizzo sempre più integrato dei vari dispositivi. Lo svantaggio di tali rapidi sviluppi, però, è l’enorme mole di informazioni decontestualizzate che comporta una difficoltà non indifferente nel distinguere la realtà dalla finzione. Anthony De Rosa e Farhad Manjoo concordano nel dire che ciò che maggiormente importa alle persone è ricevere una notizia attendibile, anche se in ritardo, perciò giornalisti e lettori dovrebbero ogni tanto spegnere tutto e ricercare le notizie un paio di giorni dopo.
In una dimensione in cui twitter è arrivato a sostituire persino il telegiornale, offrendo un’anteprima delle notizie, i giornalisti sembrano tutto sommato aver trovato un equilibrio all’interno della costante imprevedibilità. I lettori parrebbero reggere questo ritmo, al contrario del business e del mondo finanziario. Saranno i commenti dei lettori ad acquisire sempre più spazio, per far emergere chi ha qualcosa di intelligente da dire e sconfiggere, forse, il fenomeno del trolling.
(kl)


16:45 - Sala dei Comuni, "Il gioco del silenzio"

Nel corso dell’incontro "Il gioco del silenzio. C’è spazio nei media per le crisi dimenticate" il direttore di Rai 3, già presentatore di Mi Manda Rai Tre e Agorà, Andrea Vianello annuncia l’acquisto della serie tv americana "The Newsroom", una scommessa perché difficile da comprendere, ma in grado di far tornare la passione nei giornalisti che han perso la voglia di far questo mestiere. Durante la discussione sull’assenza nei media della tragedia umanitaria nella Repubblica Centrafricana, lo stesso Vianello ricorda il sogno del giornalismo americano raccontato nel cinema. Al termine dell’incontro chiedo al mio ex professore di Giornalismo Radiofonico: "Al sogno del giornalismo americano, aggiungere una serie tv sul giornalismo, potrebbe alimentare l’illusione una generazione di giovani giornalisti a far questo mestiere nonostante le mille difficoltà che ci sono?". Vianello risponde: "Il giornalista è il mestiere più bello del mondo. Richiede una grande responsabilità, ma si lavora dentro la realtà che ci circonda. Tutti possono riuscirci, mi rendo conto che l’imbuto per arrivare a svolgere questa professione sia stretto, ma bisogna provarci con tutte le proprie forze, io ho iniziato con le recensioni di vhs per un periodico di fotografia, poi è arrivata la radio, i redazionali al Messaggero e infine un concorso in Rai che non veniva bandito da 25 anni". Durante l’incontro, un collaboratore di un giornale locale, si lamentava degli oltre novanta articoli prodotti nel mese precedente e delle centinaia di km percorsi ricevendo in cambio poco più di 500 euro. "Questa non è vita" (cit. anonimo collaboratore).
(PM)


15:00 - Piazza Municipale, "Parole in Libertà"

L'incontro "Parole in libertà" è seguito da un pubblico composto prevalentemente da giovani, pur trattando di tematiche relative a situazioni politiche molto diverse da quelle italiane. La libertà d'espressione sembra suscitare molto interesse, forse perché sul palco a parlarne ci sono due giovani attivisti, protagonisti delle vicende della primavera araba, o forse perché, come ha detto una ragazza del pubblico, "del linguaggio dei giornali non si capisce niente, è anacronistico", e quindi si cerca chiarezza altrove, tra chi usa un linguaggio e degli strumenti più attuali, più accessibili alla dimensione giovanile. Internet ha acquisito anche una maggiore credibilità, tant'è che in questi paesi i genitori hanno cominciato a chiedere ai figli cosa accadesse nel mondo virtuale, perché i media tradizionali non erano più attendibili. Come gli ospiti hanno ribadito più volte, la primavera araba è tuttora in corso, non è affatto conclusa come potrebbe sembrare, e il timore suscitato dalla libertà d'espressione è la conferma stessa di quanto le dittature siano deboli, perché pur provando ad utilizzare a loro volta le nuove tecnologie, non riescono a sconfiggere lo spirito di ribellione ed emancipazione che tramite internet è emerso in maniera così potente.
(kl)


11:30 - Cinema Apollo, "La bella addormentata"

Ad assistere al dibattito sulle sorti della "bella addormentata" vi sono anche alcune classi dei licei Bachelet e Carducci. I giovani, prevalentemente diciottenni, partecipano oggi per la prima volta al festival dell'Internazionale. Sembrano piuttosto incuriositi, nonostante affermino di non leggere abitualmente i giornali (tranne a volte la Nuova Ferrara) e prediligano i telegiornali. Durante l'incontro, però, sono vigili e attenti. Niente i-phones a distrarli, almeno per un po'. Alcune studentesse universitarie, invece, raccontano di essere lettrici abituali dell'Internazionale e di aver apprezzato l'affluenza giovanile al festival, nel quale spicca la presenza di tanti studenti provenienti da diverse città.
Alla domanda se abbiano dei punti di riferimento all'interno del mondo della politica rispondono con un secco no, affermando che preferiscono altre figure, ad esempio opinionisti o giornalisti come Marco Travaglio.
Nei confronti dei loro coetanei dicono di nutrire tutto sommato una certa fiducia, dovuta soprattutto all'esistenza di iniziative autonome. Realtà comunque di nicchia che i giovani devono cercare da soli, informandosi. Ma d'altronde, come ha detto Mentana ai giovani del pubblico:
"se non vi organizzate voi per voi, nessuno lo farà per voi".
(kl)

06-10-2013 - visite: 17466

Credits

Supplemento speciale ad Occhiaperti.net, magazine per i giovani del Comune di Ferrara

Coordinatore editoriale
Fausto Pagliarini

Collaborano
Giulia Cabianca, Francesca De Luca, Eleonora Fiorelli, Edoardo Gandini, Federica Gasparretti, Elisa Greco, Klejdia Lazri, Pasquale Matarazzo, Alessandro Orlandin, Matteo Pernini, Giorgia Pizzirani, Chiara Ricchiuti, Matteo Rubbini, Grazia Russo, Antonio Vergoni, Licia Vignotto, Giulia Zappaterra.

Video e regia mobile
Per Imagina(c)tion Tv
Nicola Bogo
Dumitru Grubii
Francesca Susca
Federico Del Sordo

Grafica e web
Obst | creative works

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