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Se ci fosse una legge sarebbe contro!

di Chiara Ricchiuti // Federica Gasparretti // Francesca De Luca, del 02-10-2013
----Pregiudizi, omofobia, nuovi diritti: cosa resta da fare----

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DOMENICA 6 OTTOBRE

18.35 - Sala dei comuni – Il silenzio Uccide

“Non siamo sicuri che le parole siano in grado di salvare delle vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio uccide”. È la presa di posizione di Medici senza frontiere quando, nel 1999, ricevette il Premio Nobel per la pace. Diritti dei migranti, diritti di chi vive in zone martoriate, il diritto ad avere una corretta informazione. Alla fine della catena ci siamo noi. E nella guerra verbale tra Jonathan Whittall (di Humanitarian analysis – Msf) e Filippo Gaudenzi (Tg1) è difficile parteggiare.
Chi non è preparato, se ne va con le idee un po' più chiare su ciò che fa Medici senza Frontiere (e sulla importanza della sua presenza negli scenari di guerra) e sulle lacune scandalose delle redazioni italiane, che non possono permettersi di pagare gli inviati esteri. Quelli che, invece, di immigrazione e giornalismo si occupano lasciano la sala amareggiati per le mille domande senza risposte che continuano ad aleggiare nelle loro menti. (FDL)

18.20 - Piazza Municipale – Verso un’Italia unica
Sono carini, spaesati, si rannicchiano in un angolo ed osservano. Quando li vedo, chiusi nella loro modestia, mi domando se siano proprio loro i campioni che cerco. Basta poco per capire che sì, sono loro gli Italiani più veloci dello stivale. I corridori da maglia azzurra con la pelle color dell’ebano. Cosa si può chiedere a due giovani di poco più di vent’anni, in merito ai diritti delle seconde generazioni? A loro si può domandare di raccontarsi un po’, anche se a volte pesa. Il tema delle seconde generazioni è divenuto di cogente attualità in particolar modo dopo le esternazioni della Ministra all’integrazione (che brutta parola!) sullo Ius Soli e le polemiche che queste hanno suscitato. Allora si parte da qui. Cosa ne pensano Gloria Hooper (campionessa italiana 100 metri) e Delmas Obou (campione italiano assoluto 100 metri)? “Ma un bambino mica ci pensa a queste cose”, dice Delmas. “Nasce qua, vive qua, i suoi amici abitano qua. Sono italiani, cosa c’è da dire?”. Anche lui, nato in Costa d’Avorio e giunto in Italia ad otto anni si sente italiano, non ha dubbi. Lui rappresenta l’Italia, la sua casa. Dello stesso avviso è Gloria, nata ia Verona (territorio non propriamente noto per l’inclusione) da genitori di origini ghanesi. “Forse bisognerebbe permettere ai genitori di scegliere. Io non ci ho mai pensato, mi sento italiana, il Ghana non l’ho neppure mai visto”. Si sentono italiani, perché discuterne? Marco Sicari, della Fidal, spiega come l’atletica sia veicolo di incontro e confronto: “spesso il senso comune corre più veloce delle leggi” e chiude Gloria “nel mondo dell’atletica conta il tuo valore, non il tuo colore”. (FDL)

15.25 - Palazzo della rachetta. Tag Festival: diritti LGBT

Ultimo giorno del Festival, i ritardatari cercano di recuperare partecipando a più eventi possibili e l’atmosfera, a causa della pioggia insistente, si riempie di malinconia. Parallelamente in questi tre giorni un’altra manifestazione ha registrato il tutto esaurito : Tag, il Festival Della Cultura LGBT. In uno splendido palazzo privato si è discusso dei temi più vari: storia e cultura del movimento omosessuale, famiglie arcobaleno, diritti acquisiti, pretesi e negati. Le opere di Armida Nardi, pittrice fiorentina fungono da sfondo. Il Palazzo della Rachetta ha mostrato la sua anima icosaedrica: il susseguirsi di quadri ne percorre il perimetro e ci accompagna nella sala superiore, scenario di conferenze e dibattiti. Approfittando di Barilla, vi proponiamo l’intervista al presidente dell’ Arcigay Ferrara Massimiliano De Giovanni che parla di questo, e molto altro. Per l'articolo completo vedi "Se questi sono froci" nella sezione articoli. (CR; FDL; FG)


SABATO 5 OTTOBRE

01.19 - Imbarcadero 3 - Avanti popolo!
Vado ad un convegno sul futuro della sinistra nel mondo, così per diletto, e mi trovo un inaspettato Andrea Segre che ci ricorda la strage di qualche giorno fa. Perché i “fatti di Lampedusa” fungono da sfondo del Festival. È il senso di colpa che si fa largo; bisogna aspettare le tragedie per dedicare spazio ad uno strazio spesso dimenticato. E in Italia si continua a dare risposte sbagliate a domande inesatte: tanto per quanto riguarda il tema dell’immigrazione, al quale si pensa di poter rispondere con il potenziamento di Frontex, tanto per quanto concerne i diritti. Diritti, che bella parola. Come si conquistano e si difendono? Informandosi; dipende da te. "Un cittadino informato è un cittadino pericoloso, ed un cittadino pericoloso è un cittadino necessario".
La frase di Susan George è tra le più pregnanti che abbia avuto il piacere di annotare in queste intense giornate del Festival. Si sposta l’attenzione sul singolo che non è solo la vittima sacrificale di un sistema che lo fagocita, ma ne fa parte, colpevolmente, perché quel sistema lo continua a perpetuare con la propria apatia. Si spolverano termini come “socialismo”, “classe operaia”, “marxismo”. Lo scontro tra generazioni si sente. Il giovane Sunkara non riesce a tenere il passo con una George sempre sul pezzo nonostante l’età e con un Jonathan Nossiter che, avvicinatosi al microfono, ha esordito con un “io non sono un militante” e ha continuato con mille applauditissime e puntualissime considerazioni. "Bisogna avere il coraggio di dire anche quando chi si spaccia per gente di sinistra tradisce il suo popolo", dice. Non è un militante. Peccato, la sinistra italiana (o pseudo tale) avrebbe potuto approfittarne. (FDL)

20.12 - Chiostro San Paolo - La verità, vi prego, sull'aborto
La “A” più scarlatta del XXI secolo è lava che cola, un punto nevralgico sempre scoperto, che si aggira fra le corsie e si riflette su chi lo prova sulla propria pelle.
Parlando dell'aborto, vivere con un marchio ideologico in una società che ancora addita scelte più o meno condivisibili porta a riflettere se nell'attuale contesto in cui ci troviamo a vivere sia davvero possibile parlare di libertà.
O di facoltà, che come giustamente ricordato dalla filosofa Chiara Lalli dovrebbe essere tutelata dalla legge 194/78, ma che trova più di un ostacolo di fronte alla dilagante quantità di medici che si dichiarano obiettori di coscienza. Ancora più sconcertante fermarsi a riflettere su quanto scarseggi la conoscenza tecnica riguardo questo argomento bollente: mi chiedo se gli spettatori che hanno parteggiato per la tecnica farmacologica piuttosto che la chirugica, argomentando pensieri dal telaio fin troppo inconsistente, abbiano davvero un'idea concreta delle critiche che hanno mosso, oppure chi ha contestato la suddivisione dei giorni “dedicati” al trattamento chirurgico sappia che ciò sia legato ad esigenze organizzative e non alla frivolezza del personale in merito all'argomento. (FG)


20.05 - Imbarcadero 2 - Kingdom of women
La cultura occidentale ci porta a credere che le più differenti società hanno sempre avuto alle fondamenta la figura del padre padrone, figure autoritarie pronte a sottomettere mogli e figlie. Eppure esistono eccezioni che ci mostrano culture resistenti nel tempo, come quella osservata dall’antropologa Pascal- Marie Milan a Yunnan, Cina. In questo territorio descritto come senza tempo, quasi favolistico, delle tribù hanno conservato le loro tradizioni senza tempo, basate su una concezione matriarcale. A raccontarci di questo popolo è una donna, Chou Zhu Ma, madre di due bambini e “sposata” con la cerimonia tipica del matrimonio-passeggiata. Ciò che sorprende non è tanto la concezione della figura femminile in una posizione autoritaria, considerando che adempiono compiti simili a quelli occidentali come la cura della casa e l’educazione dei bambini. Al di là delle particolari cerimonie, ricche di dettagli e caratterizzate da un’attenzione minuziosa, si nota un risvolto economico che non deve essere sottovalutato. Non permettendo al futuro compagno di entrare nella propria casa d’infanzia, dove abitano varie generazioni per tutta la vita, si protegge il futuro della stirpe e la conservazione dei beni economici della famiglia. La bellezza è racchiusa in un’ immagine che Zhu Ma ci regala, la schiena di una nonna in abiti tipici che cammina accanto alla nipotina più piccola, in jeans e tacchi alti. (CR)

19.00 - Imbarcadero 2 - Kingdom of women
Lo sciabordio delle onde del lago Lugu, i canti allegri e le danzanti lingue di fuoco, le strie bianche e nere del pepe e del sale cosparse sulla carne essiccata. Il pubblico ha visto le geometrie matriarcali all’interno di sé, con gli occhi interiori di chi cattura i sussurri di un mondo troppo esotico. Ed è sembrato di ripercorrere il rito di accendere la notte, di conoscere un universo delle Mosuo da quei pouf policromici nelle braccia dell’ Imbarcadero. Sulle volte rimbalzano tradizioni e immagini dai colori vividi, chi ascolta si perde sulla scia del matrimonio- passeggiata: diversi sorrisi e occhiate d’intesa, come può la nostra cultura scomporre e digerire questi concetti? Quanti compromessi devono ancora farsi strada tra il rispetto della tradizione e la proiezione verso il futuro tecnologico? (FG)

15:10 Museo del Risorgimento – Come scrivere ministra e vivere felice
In Argentina si usa la forma “la Presidenta”. “Suona” male? “Suona” male, dice qualcuno. E “suona” male anche avvocata o ingegnera. E perché? "Perché" spiega Giovanna Chioini di Internazionale "il maschile ci pare più autorevole. Probabilmente è per questo motivo che Irene Pivetti desiderava essere chiamata “il Presidente”". E invece no, invece bisognerebbe allenare le nostri mente alla percezione che “suona male” semplicemente perché non ci hanno abituati ad udirlo. Ma il mondo cambia, si evolve, e noi con lui. O almeno dovremmo. E quando il processo non avviene in modo naturale bisognerebbe appropriarsi dei propri diritti. Pretenderli, non chiederli. Ed è un diritto, forse, poter definire il proprio sesso senza il timore di essere considerati meno professionali, o meno preparati, o meno qualsiasi cosa. E se anche la Cgil, nel suo statuto, prevede gli iscritti e le iscritte ma non la segretaria generale (ma solo il segretario; hanno dimenticato la questione di genere dopo poche righe?!), a noi non importa, per noi rimane LA segretariA. Perché, ricorda Chiodini, ed io condivido in toto "la lingua racconta la realtà; ciò che non è detto non esiste". Lo diceva pure Nanni Moretti che le parole sono importanti. E chi ha deciso, probabilmente in seguito ad una pesante sbornia, di laurearsi il Lettere (come la sottoscritta, peraltro), sa che non basterebbero mille pagine per trattare il binomio realtà-parole/linguaggio. Per ciò ci limitiamo a dire che se la parola avvocata non esiste perché fino a poco tempo fa questo mestiere era un privilegio esclusivamente maschile, ora non è più così. Quanto ci costerà mai una A? (FDL)


14. 50 - In giro per la città
Le persone sono restie a rispondere alle domande e a farsi riprendere. "Ho fretta", "Scusami devo raggiungere il prossimo posto", "No grazie, meglio di no". Ti avvicini per scambiare due chiacchiere e i loro sguardi, che ricordano quello di una lepre dinanzi ai fari della macchina, ti scrutano per qualche istante, giusto il tempo di elaborare una bugia o rimanere in piedi a balbettare. Perché? Forse anche i partecipanti di Internazionale temono di sentirsi impreparati, di fare banalmente “brutta figura”. In fondo, ha candidamente confessato un ragazzo "Io non so granché di questi temi, per questo vengo qui, per imparare da chi ha più competenze di me".
Un ottimo inizio.
(FDL)

00.01 Cortile del castello - Più ricchi e più poveri
Poveri noi, in tutti i sensi! Va bene, questa battuta è orrenda, ma rende perfettamente l’idea del dibattito svoltosi nel cortile del castello, “più poveri, più ricchi”. Di cose ne sono state dette tante, tantissime. Ma per quanto ci riguarda, il fulcro sta nella frase della Saraceno: “L’Italia è il paese dei diritti acquisiti, e non dei diritti”. E con poche frasi ha distrutto quel passato roseo, fatto di lotte e rivendicazioni sociali, di conquiste sindacali e di coesione, che in fondo ci rincuorava e che volevamo ricordare.,arricchendolo ogni giorno con un ricordo nuovo, più bello. Se il presente lascia a desiderare, lasciateci almeno il passato! Invece no. E il futuro neppure perché, dice Ilvo Diamanti “dovremo rassegnarci ad essere un po’ più poveri, anche se la povertà desta scandalo”. E l’uguaglianza sembra essere un capo fuori stagione. E le poche manifestazioni di successo che sono state organizzate negli ultimi anni lo dimostrano. “Si tratta di rivendicazioni a tema, talvolta addirittura riducibili ad un evento”. Il freddo della sera (domani tutti muniti di coperta) non ha certo smorzato gli animi, così tra le pareti del castello è riecheggiata una domanda dal pubblico, visibilmente condivisa dai numerosi presenti: “che c...o dovrà ancora accadere prima che gli italiani si ribellino?”. Perché non c’è nulla di più spaventoso di una società congelata nella propria immobilità. (FDL)

4 OTTOBRE
Chiostro san Paolo - Se questa è una donna
21.12 - Luca Attanasio è uno dei pochi giornalisti uomini a trattare il tema della violenza sulle donne, in particolare ssociato alle tratte migratorie dalla Libia e dalla Siria verso i porti italiani. Sono ragazze, la più grande ha intorno ai vent’anni e ancora prima di partire sanno cosa le aspetta. “Molte mi hanno raccontato che iniziano a prendere la pillola abortiva prima di salire a bordo – afferma Attanasio – perché sono consapevoli delle violenze che subiranno. I racconti delle bambine e dei bambini quando approdano in Grecia sono terribili, ma il punto peggiore della tratta è in Libia”. La mia domanda è sorta spontanea, dettata dallo stupore e dalla curiosità: come fanno donne che hanno subito tutto ciò a parlare del loro passato con un altro uomo, un estraneo, per loro non diverso da colui che le ha stuprate? “Non ci credevo neanche io, è stato il mio successo personale. Quelle donne hanno avuto una forza ed un coraggio ineguagliabile. Sono le mie eroine ”.

20.40 - “Deve entrare in gioco l’Europa”, dice Luca Attanasio, braccato alla fine della presentazione e tempestato di mille domande. Domande che vanno oltre le pagine del libro e parlano d’altro. Vanno oltre il viaggio che lui racconta, attraverso il Sahara o la Turchia, ed approdano ai Cie nostrani. Perché il viaggio, per molti migranti, prosegue in questi lager targati Italia, di cui molti ignorano l'esistenza. “L’Europa deve farsi carico del fenomeno migratorio, non può evitarlo”. E noi? “Noi dovremmo innanzitutto abolire la Bossi-Fini e chiudere immediatamente i Cie. Carceri, ma più terribili, nei quali le persone vengono rinchiuse senza aver commesso alcun reato. È incredibile”. Ed imbarazzante, aggiungerei.
E poi, poi, poi. “Poi basta rincorrere la Lega e le sue posizioni ottuse e insensate, non solo dal punto di vista umano ma anche brutalmente sul piano economico”.
Basta, dunque, finiamola. C’è qualcuno in ascolto? (FDL)

Teatro comunale - La guerra contro le donne
20.35 - Stamattina, in giro per il mercato ferrarese, passeggiava Chouchou Namegabe. La si notava per gli abiti colorati e per la sua particolarità ma quella donna è molto di più. Poche ore prima le era stato consegnato il premio Anna Politkovskaja perché con il suo lavoro ha aiutato tantissime donne, creando polemiche e mostrando che non c’è vergogna nel subire violenze. Infatti ha creato un’associazione in Congo, dove vengono accolte le donne che hanno subito stupri e torture, programmando corsi di giornalismo attraverso i quali le stesse vittime raccontano le loro storie, affrontandole. Gli stessi racconti sono stati poi trasmessi in radio, scandalizzando gli ascoltatori per il loro altissimo numero e perché l’argomento è un tabù, nessuno parlerebbe mai di sesso e violenze in famiglia, figuriamoci in radio. Con Mona Eltahawy, giornalista egiziana incarcerata ingiustamente e stuprata, hanno dimostrato che le donne hanno sempre meno paura, sono pronte ad alzare la testa e a rivivere costantemente il ricordo delle violenze pur di contrastare l’indifferenza dilagante. Nel pubblico qualcuno si lamenta del mediatore, Riccardo Iacona, affermando che una donna avrebbe compreso meglio ma viene subito smentito dalle ospiti che ridendo dichiarano che “ci vuole molto più che un uomo per fermarle”.(CR)

Chiostro San Paolo Se questa è una donna
19.58 - Viaggi. Cosa affiora alle nostre menti quando sentiamo la parola viaggio? Mete che portiamo nei cuori, luoghi visitati con persone care, divertimento e birra, romanticismo e candele, treni sporchi e macchine a noleggio. Spensieratezza, ecco. Ma un viaggio può essere anche terrificante. Può parlare di terrore e morte, di disperazione e violenza. Ascoltare Luca Attanasio mentre racconta le storie delle protagoniste del suo romanzo-verità allibisce. Parole che pesano come pietre, soprattutto ricordando che ieri, per l’ennesima volta, centinaia di migranti hanno perso la vita in quell’enorme cimitero chiamato Mediterraneo. E molti, troppi italiani, si sono detti addirittura “soddisfatti” davanti alla notizia dell’ennesima tragedia evitabile. Ed è a queste persone che potremmo rispondere, consigliando la lettura di “Se questa è una donna”. Storie che raccontano di Sahara e di abusi, di viaggi dalla speranza tradita, che rispondo al “perché vengono” dei troppi chiacchieratori da bar.
Quelle del racconto sono donne, sì. Come erano donne e uomini quelli morti al largo di Lampedusa.
E sintetizza bene un ragazzo che legge il programma, quando gli chiedo come si sia sentito dinanzi a quella notizia “triste, certo. Ma in fondo siamo tutti anestetizzati”.
È pensando a noi che dovremmo domandarci se siamo ancora degni di essere definiti essere umani. (FDL)


Teatro comunale - La guerra contro le donne
19.46 - “In Congo lo stupro è violento, va oltre l’atto sessuale: si obbligano i bambini a violentare le loro madri, ad altre donne si ammazzano i figli e vengono costrette a mangiare le proprie carni. Che nome date voi a questo??”. Non basta più gridare al mondo che le donne vengono uccise e violentate, ormai questo non fa effetto. Forse serve descrivere ogni passaggio per impressionare chi ascolta, chi legge. Bisognerebbe spiegare alle persone che in America la principale causa di morte di donne tra i 15 e i 40 anni è a causa delle violenze, che ogni nove secondi una donna viene picchiata, ogni ora viene violentata e che questi calcoli sono basati esclusivamente sulle denunce, quindi andrebbero ingigantiti. Ci limitiamo a sentire una storia ogni tanto, le lasciamo in un angolo della nostra mente senza pensare troppo, senza fare quel passo in più, quello che sconvolge, che ci fa rendere conto che le storie vanno collegate. Perché la violenza sulle donne non è insita nel genere maschile, non è limitata ad un pazzo, un malato. È un comportamento sociale, una malattia culturale, un’arma nelle mani di uomini che hanno la certezza di restare impuniti. (CR)

In giro per Ferrara
19.27 - La fila che attornia il Teatro Comunale smentisce le solite previsioni del “venerdì tranquillo”: il tagliando spesso è sinonimo di garanzia, per gli spettatori del festival. Le geometrie delle scelte si raggrumano sui temi più caldi, ma non sempre le aspettative sono appagate: spesso sono gli smartphone ad “accendere” il viso di chi si trova di fronte al dibattito. (FG)

17.40 - Poter fermare chiunque per chiedere qualunque cosa con la scusa “sono un giornalista”? Non ha prezzo. Così stamattina, passeggiando per il centro, abbiamo domandato agli sventurati passanti se avrebbero partecipato a qualche evento del festival e quali fossero le tematiche che più li interessavano. “Ancora non lo so, decido strada facendo”, “Immigrazione e femminicidio”, “Politica”, fino al convincente “Europa”. “Ho la doppia cittadinanza, italiana e tedesca” racconta una giovane donna torinese “e non mi interessa il resto del mondo”. Internazionale sì, ma con moderazione. Anche gli interessati, però, su immigrazione e femminicidio non hanno le idee troppo chiare, anzi. “E’ tutto una merda, alla fine”, riassume un ragazzo.
Un plauso alla genuinità del venditore di scarpe: “A me interessano solo i soldi e le scarpe. Che mi frega del Festival”. (FDL)

Teatro comunale - Una famiglia per tutti i gusti
17.15 - Vabbé, un po’ ci si annoia, diciamolo. Troppe date, troppi nomi, troppi riferimenti legislativi, troppi sbadigli. E l’attesissimo “Una famiglia per tutti i gusti” si è trasformato in una pennichella collettiva nell'orario post-pranzo. Le relatrici bene hanno fatto a raccontare tutto ciò che è avvenuto nei loro paesi (Francia e Spagna) in materia di unioni omosessuali, famiglie omogenitoriali e maternità surrogata; è stato comunque interessante, al netto dei mille riferimenti, saperne un po’ di più sugli altri. Si poteva riassumere tutto così: “In Europa siamo messi male, talvolta stiamo facendo passi indietro, ma in Italia rimaniamo comunque i peggiori”. (FDL)

16.40 - “Ma allora, questa Barilla la mangiamo ancora o no”? Ride, il Dear Daddy, e ci pensa su. “Dai, facciamo che il boicottaggio proviamo a farlo, ma senza esagerare: io alle tagliatelle all’uovo non posso mica rinunciare. Non scherziamo!”. Si può trattare anche così, il tema dell’omofobia, ridendo un po’. Si arriva perfino a spezzare lance a favore di Scalfarotto (mannaggia che fatica!), nonostante la mia domanda quasi retorica Claudio risponde: “l’emendamento dello scandalo negli altri paesi non c’è perché semplicemente non serve. Uno striscione contro gli omosessuali, in un altro Stato? È considerato politicamente scorretto, non serve una legge che lo specifichi”. In Italia, invece, serve, servirebbe, sarebbe servito. E allora come lo giustifichiamo Ivanuccio? “Posso capire che abbia pensato “meglio il compromesso piuttosto che nulla”. In Italia ci si deve accontentare. E questi genitori gay? Difficile parlarne. “Sai come potremmo avvicinarli a noi? Dovrebbero immaginarci nella cacca e nella pipì, come loro”! (FDL)

In giro per Ferrara
16.00 - È facile accorgersi di come la maggioranza del pubblico sia formato da donne. Il contesto è perfetto per capire cosa ne pensa il mondo femminile delle tragiche vicende, ormai giornaliere, riguardanti le violenze e i femminicidi. Mi aspettavo risposte cariche di rabbia, provocazioni e possibili soluzioni, invece le realtà è ben diversa: la maggior parte delle intervistate non avevano alcun opinione a riguardo. Non si vogliono seguire determinati eventi, definiti “Cose orribili”. Qualcuno si sbilancia, ricordando una cultura patriarcale che sembra lontanissima dai giorni nostri, altri si concentrano sull’Italia, quasi giustificando determinati comportamenti con affermazioni come “la Chiesa ha influito su una concezione di inferiorità femminile”. Ciò non riguarda esclusivamente l’Italia, come evidenziano le spettatrici di Marta’s Suitcase (al cinema Boldini), appena uscite dalla sala. Esistono i Centri d’Aiuto, dove le donne possono trovare assistenza e consigli per reagire ma sono poche, pochissime, coloro che trovano la forza di accettare che le persone che le circondano possano essere assassini. Cultura, istituzioni, pessime leggi, paura, sono le motivazioni che accomunano diversi Paesi Europei. Ma la soluzione? Forse è vero, manca l’informazione adeguata, ma spesso manca anche la voglia di informarsi, la forza nel rendersi conto che non è lo straniero, il diverso, il vero pericolo, ma spesso siamo noi stessi. (CR)

06-10-2013 - visite: 14344

Credits

Supplemento speciale ad Occhiaperti.net, magazine per i giovani del Comune di Ferrara

Coordinatore editoriale
Fausto Pagliarini

Collaborano
Giulia Cabianca, Francesca De Luca, Eleonora Fiorelli, Edoardo Gandini, Federica Gasparretti, Elisa Greco, Klejdia Lazri, Pasquale Matarazzo, Alessandro Orlandin, Matteo Pernini, Giorgia Pizzirani, Chiara Ricchiuti, Matteo Rubbini, Grazia Russo, Antonio Vergoni, Licia Vignotto, Giulia Zappaterra.

Video e regia mobile
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Grafica e web
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