INTERVISTE \ Intervista al cantante dei My Quiet Place

La mia prima intervista!!!

di Clas
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Mercoledì 23 aprile megaconcerto al Renfe con My Quiet Place, Fine Before You Came e Half Way Home, questi ultimi dalla California. I primi li ho trovati molto più carichi rispetto alla prima volta che li ho visti, la voce questa volta spiccava tra melodie dolcissime e rabbiose. Potenti distorsioni e ottima presenza scenica per i Fine Before You Came; straight from California, gli Half Way Home ci hanno portato un po' di estate con il loro Indie Rock.
Giovedì 24 Aprile, all'Irish Pub, Vittorio, voce e chitarra dei My Quiet Place, mi racconta qualcosa sul suo gruppo e non solo...

C- Ho notato, leggendo sul sito la storia del vostro gruppo, che prima di arrivare alla formazione attuale, avete cambiato spesso i componenti. Come mai? E' stato frutto di divergenze musicali o problemi riguardanti i rapporti tra di voi?
V- Il nucleo centrale del gruppo, quelli che suonano da tanto tempo siamo io e Gianpaolo (chitarra e seconda voce, ndr). Abbiamo cambiato spesso per problemi di tipo musicale perché alcuni si sono orientati verso altri generi, non per fatti personali. Abbiamo sempre suonato comunque con gente che già conoscevamo, non ci sono mai stati dissapori: ci sono persone che suonavano con noi che vengono a sentirci tuttora o andiamo a berci una birra insieme. E’ stata comunque una cosa un po’ stressante perché cambiare spesso line-up è un problema, visto che Ferrara è un’isola un po’ infelice; di musicisti che fanno il nostro genere siamo circa in 10. La formazione adesso è abbastanza stabile, le cose hanno cominciato a girare da quando abbiamo cambiato batterista, quello di prima era un ragazzo simpatico, aveva 30 anni, stava finendo l’università e aveva altre cose per la testa. Con il cambio di batterista siamo riusciti a metterci in giro, abbiamo inciso quattro pezzi, suoniamo più spesso, siamo andati a Bolzano, avremo un concerto a fine maggio a Milano. Le cose sembrano stabili ma non si sa mai, ci potrebbe essere qualche problema di lavoro o altro.
C- Quante volte provate a settimana?
V- Il mio lavoro mi permette per fortuna di essere in sala prove in orario; proviamo circa una volta alla settimana. Una volta provavamo di più, agli inizi, quando andavamo al centro Diamante anche due volte alla settimana. Ora, per problemi di tipo lavorativo o per la difficoltà di conciliare le esigenze di tutti e quattro, proviamo una volta a settimana, comunque abbastanza regolarmente: se saltiamo una settimana proviamo due volte quella dopo e comunque cerchiamo di essere abbastanza regolari.
C- Vi siete spostati dall’hardcore punk all’emo e questo cambiamento di genere è coinciso con il ritorno dal tuo viaggio a Londra.
V- Hai notato bene. Quando sono andato a Londra (logicamente là i negozi di cd sono molto più grandi e molto più forniti) ho cominciato a girare per negozi, a «spulciare» e ho trovato un cd di una band che si chiama Brandtson che suonano per la Deep Elm, un’etichetta americana abbastanza grossa nel nostro genere. Ho continuato a comprare cd, li ho doppiati su cassette che ho spedito a Gianpaolo in Italia e anche lui si è messo a comprare altri cd e così ci siamo indirizzati più su quel genere. Ma è stato un cambiamento culturale generale della scena ferrarese perché vedo che la gente che faceva hardcore quando lo facevamo noi, adesso, in linea di massima, si è spostata sull’emo. E’ stato un cambiamento necessario, una cosa naturale, una maturazione che ci ha fatto passare da qualcosa di più violento e immediato a qualcosa di molto più melodico ed elaborato. Sebbene né io né Gianpaolo siamo tecnicamente niente di speciale, essendo l'emo un genere un po’ più complesso, cerchiamo di avere un occhio di riguardo agli arrangiamenti, anche per rendere le cose un po’ più interessanti.
C- E’ giusto. A volte ho l’impressione che l’emo sia un genere che ha melodie a volte «scontate», tu devi sfatarmi questo mito, mi piacerebbe saper riconoscere un gruppo con del talento in ogni genere musicale perché penso che ognuno di essi debba essere rispettato, dal punk alla musica house.
V- Io posso considerare emo gruppi recenti (non è che ascolti cose vecchissime), altri possono dirmi che non è vero, che l’emo è quel determinato gruppo degli anni 80 che magari non ho neanche mai sentito.
C- Alla fine le definizioni dei generi sono fissazioni dei giornalisti!
V- E’ vero. Comunque non mi dispiace etichettare un tipo di musica. Nelle nostre locandine scriviamo il nome del gruppo e il genere ma non abbiamo un unico nome fisso: magari usiamo la parola emo e poi aggiungiamo rock. E’ un modo di prendere in giro e prenderci in giro.
C- Secondo me (ho ascoltato poco di emo) questo genere sta perdendo il legame con hardcore. Tu cosa dici?
V- Forse dipende dai gruppi, ci sono alcuni magari più legati alla musica anni ottanta che sembrano essere lontani dall’emo ma oggi sono considerati tali. Possono essercene altri che fanno musica più violenta, dagli Agnostic Front piuttosto che gli Shelter, che si possono considerare emo o comunque che sono legati a questo genere. Non so, è da quando ho sedici anni che ascolto questo tipo di musica, forse dovrei andare a cercarne le radici.
C- Anche io quando voglio conoscere un gruppo preferisco ascoltare gli ultimi cd. C’è talmente tanta roba da ascoltare!
V- Bisognerebbe avere la voglia, non è più di tanto un problema economico, oggi con Internet puoi scaricare parecchie cose. Penso sia una cosa positiva, forse non tanto per gli artisti che economicamente ci perdono, però magari ti scarichi un cd, lo ascolti, ti piace e lo compri originale.
C- Secondo me è un buon metodo di diffusione.
V- Penso soprattutto per i gruppi "piccoli"
C- Mi hai detto prima che avete registrato. Come è stato?
V- Una fatica! Lasciamo perdere il lato economico (abbiamo speso abbastanza!). Abbiamo registrato al Natural Head Quarter, uno studio in via Marconi che ha aperto da una paio d’anni. E’ gente che sa fare, abbaimo lavorato bene; registrare quattro pezzi in quattro giorni, suonarli e poi occuparsi del mixaggio è stata una fatica. Avevamo registrato già un demo, quando ancora c’era la formazione vecchia, su un quattro piste e non mi era sembrato così faticoso, era stata una cosa molto più veloce. E’ stato stressante, i quattro giorni in cui abbiamo inciso abbiamo vissuto praticamente in studio, uscivo di casa la mattina e tornavo alle 2 di notte. Una bella esperienza comunque, ha cementificato il rapporto con il gruppo: io e Gianpaolo suoniamo da quando abbiamo 16 anni, con Matteo (basso, ndr) circa uguale, ci conosciamo da una vita, con Filippo (batteria, ndr) ci siamo trovati subito benissimo, per quanto sia un po’ più giovane e ascolti magari cose più pesanti di quello che ascoltiamo noi, si è adattato bene al genere, si vede che gli piace.
Adesso dovrebbe uscire un pezzo per una compilation, uno dei quattro che abbiamo registrato.

C- E’ uno dei due che si possono scaricare dal sito?
V- Sì, si chiama Bright Light Sara. E’ un’etichetta nuova che si chiama Chumsley Record e raccoglie molti gruppi emo della scena italiana, per esempio i Misses Fletcher, i May I Refuse, i Tragedy Of A Better Tomorrow…. Stiamo cercando di fare uno split con un altro gruppo per inserire due pezzi, sempre per la stessa etichetta.
C- Come scrivi i pezzi?
V- Premetto che pur essendo stato 9 mesi in Inghilterra l’inglese lo mastico abbastanza male, o comunque, essendo abbastanza timido, riesco meglio a scriverlo o ad ascoltarlo che a parlarlo. Prima scriviamo i pezzi strumentali, poi, a seconda della melodia e della metrica, dei giri, cerco di buttare giù i testi, che sono più che altro pensieri, non c’è un filo logico, sono frasi, concetti. Sto abbastanza attento alla metrica e scelgo le parole in base anche come le canto: so cantare meglio una «E» piuttosto che una «O» o una «A», anche perché non ho una grande estensione vocale! Per esempio le «I»…le «I» sono pessime, non riesco a farle, penso sia una questione di respirazione.
C- Hai scritto qualcosa ,mentre eri a Londra?
V- No, niente, mi sono portato dietro la chitarra ma…
C- Hai sempre suonato quella elettrica?
V- Ho cominciato con una vecchia chitarra jazz di mio padre. Prima ho iniziato come cantante poi ho aggiunto la chitarra, ho imparato da solo, sono andato un po’ a scuola ma mi facevano fare cose blues e non ne avevo proprio voglia.
Io suono per divertirmi e se non mi diverto a suonare vuol dire che il pezzo fa schifo.

C- Ho letto una cosa che mi ha molto incuriosito…vorrei sapere cosa pensi e se mi spieghi che cos’è la filosofia dello Straight Edge…
V- Nessuno di noi è Straight Edge. Hai mai sentito gruppi Straight Edge?
C- No…
V- E’ una corrente di pensiero. Fanno liriche impegnate, in genere animaliste, gli Straight Edge non bevono, non fumano, non si drogano, non usano indumenti in pelle, non mangiano assolutamente derivati animali. La musica che fanno è molto violenta, batteria velocissima, confusione di chitarre distorte, molte dissonanze.
C- Alcuni gruppi?
V- I With Love, i Caliban, i Concrete…sono comunque gruppi underground che escono per etichette piuttosto piccole. Suonano più che altro in occasione di festival; c’è un festival abbastanza importante in Belgio in cui suonano gruppi Straight Edge. E’ comunque un genere di nicchia.
C- Quanto ci mettete a fare un pezzo?
V- Siamo piuttosto lenti, in tre mesi ne facciamo uno e mezzo, ma dipende, alcuni pezzi ci vengono proprio d’istinto…se ti fermi troppo a pensare come continuare una canzone, è finita!



Claudia Spisani

01-02-2006 - visite: 16087

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