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Democrazia e potere: alla ricerca dell'etica pubblica

di Klejdia Lazri, del 05-10-2013



Nonostante il freddo e la pioggia, una lunghissima fila occupa lo spazio davanti al cinema Apollo.
All’interno della sala tutti attendono con impazienza il Presidente del Senato Pietro Grasso e si guardano attorno per vedere se è arrivato.
Quando finalmente gli ospiti salgono sul palco, il primo tema che viene affrontato, come è successo anche a molti degli incontri di ieri, è il problema dell’immigrazione, alla luce degli ultimi eventi a Lampedusa e di quella che Michael Braun definisce “l’ipocrisia europea”.
Grasso risponde che queste notizie fanno discutere sull’onda dell’emozione del momento. Quando poi quest’emozione scompare, rimane una reazione di dubbio e si torna ad aggirare il problema dicendo che le cose sono troppo complicate.
Rachel Donadio domanda come mai sia così difficile fare delle riforme sulla giustizia in Italia, e il presidente risponde che vengono spacciate per riforme dei brandelli di proposte che servono più che altro a favorire l’interesse di qualcuno.
Ma il nemico più potente della giustizia italiana è la lentezza della sua applicazione. Per quanto Grasso, da ex magistrato e da politico, consideri l’indipendenza della giustizia italiana una risorsa, ritiene che vi sia un problema di valutazione etica dei comportamenti della politica. I due aspetti si sono mescolati a tal punto da far dimenticare che in Italia vi sono stati tanti politici puniti dalla giustizia, ma non hanno fatto clamore. Non come altri casi recenti, decisamente più personalizzati.
Ma allora basta essere politici per essere immuni alle responsabilità? Farsi eleggere serve quindi solo a restare impuniti? La soluzione che Grasso propone è di continuare con le indagini, con i processi e con le applicazioni delle leggi, elevando il livello ai rapporti tra criminalità e politica, per capire la rete di contatti e il consenso facile così creato. Dare quindi maggiore forza a ciò che l’Europa ha chiesto di inserire come reato: il “traffico d’influenza”. Riporta quindi l’esempio del comitato Addiopizzo, creato in Sicilia da un gruppo di giovani che hanno anche accettato, col sostegno dello stesso Grasso, di pubblicare i propri nomi su un giornale locale, a sostegno dei negozianti che hanno deciso di non collaborare con la criminalità. E’ anche per cose del genere che la mafia non ha più votato, mostrando una vera e propria disaffezione verso la politica. Disaffezione condivisa però anche dai giovani, che non credono più ai partiti, i quali continuano a proporre riforme su riforme, senza capire che una riforma non potrà mai cambiare ontologicamente un partito. E’ all’interno dello stesso che dovrebbe avvenire un cambiamento radicale. Per Grasso si dovrebbe risolvere il problema partendo da un’idea di più ampio respiro, che coinvolga prima di tutto cittadini e partiti, e solo dopo prenda in considerazione le riforme. Tutto questo, ovviamente, dando la priorità ai giovani, perché, come il presidente ha affermato riportando una citazione letta su internet: “Se non c’è una base, non si potrà mai arrivare alle altezze”.



05-10-2013 - visite: 13289

Credits

Supplemento speciale ad Occhiaperti.net, magazine per i giovani del Comune di Ferrara

Coordinatore editoriale
Fausto Pagliarini

Collaborano
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