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Le vite degli altri. L’immigrazione raccontata a fumetti.

di Giorgia Pizzirani, del 10-10-2013
Viaggio, lotta e speranza nelle graphic novel di Baru e Laurent Maffre




Un bambino di 5 anni arriva insieme alla mamma dall’Algeria a Parigi. Il padre è migrato dalla capitale francese mesi prima, fantasticandone la vita che avrebbero condotto tutti insieme: le vie enormi, gli antichi palazzi, i caroselli colorati. Ma l’auto su cui viaggiano non si ferma, sorpassa lo Splendore della città e la sobrietà in bianco e nero delle periferie, per fermarsi definitivamente in un campo al margine di tutto, dove trova altri bambini come lui vivono tende e baracche…. Questa è la sua nuova casa, il suo Paese.

E lui è il protagonista di Demain, Demain (Actes Sud) del disegnatore francese Laurent Maffre, che racconta delle bidonvilles francesi tra fine anni ’50 e 1962 in piena guerra di Algeria; quella guerra che porterà numerosi uomini e famiglie ad andarsene da un paese devastato, alla manifestazione terminata nel sangue del 17 ottobre 1961, alla creazione di uno stato di polizia. Temi che ricordano l’attuale esodo di popolazioni mediterranee e balcaniche verso l’Italia, e la recente strage di Lampedusa che offrono un tema di riflessione su come il tempo e gli eventi sono ciclicamente ripercorsi, creando cambiamenti di prospettiva in cui la storia si capovolge –un tempo erano gli italiani a emigrare ed essere derisi; oggi gli stranieri vengono accolti malamente e guardati con sospetto. É il tema dello spostamento tanto caro all’illustratore, in cui il viaggio è solo un punto di inizio verso una ascesa sociale e personale.


I fumetti di Maffre, destinati a un grande pubblico, sono caratterizzati da una narrazione/découpage composta di quadri e caselle per permettere al lettore di seguire più livelli di lettura, in cui alle scene del quotidiano si sovrappongono tavole di rottura con informazioni aggiuntive tipiche di un documentario, come le vedute a campo lungo delle bidonvilles, senza cadere in uno stile recitativo ma raccontando la vita quotidiana come una fiction. Le tavole sono arricchite con dettagli volti a caratterizzare ambientazione e intreccio della storia: lo scarto tra l’interno delle case, arredate con cura e ricche di oggetti e ricordi del paese d’origine delle famiglie, un bossolo protetto e personalizzato dalle persone che lo abitano, e lo squallore decadente, il silenzio assordante dell’esterno. La speranza è il bagliore che anima gli immigrati, che vedono in un altrove la speranza di una vita migliore, condividendola con chi resta in patria e alimentando la speranza nel futuro.

Anche Baru, nome d’arte di Hervé Barulea, ama il tema del viaggio, della partenza da un luogo verso un luogo Altro che rappresenta la speranza, che dà un senso alla nostra esistenza, adottando il punto di vista dei dominati. Ama definirsi egli stesso il frutto di uno spostamento, figlio di mamma francese e papà italiano. Similmente a Maffre, Baru preferisce schivare il punto di vista degli adulti per concentrarsi su quello degli adolescenti, dei ragazzi, di chi ha ancora la facoltà di lasciarsi sorprendere e arrabbiarsi di fronte a qualcosa che non va. Perché l’intensità delle loro reazioni cambia di fronte al mondo, una volta usciti dal proprio quartiere –il nido di Maffre- e ci si confronta con la realtà. Prendono coscienza a questo stato di fatto e tentano di reagire, collettivamente o individualmente, con la rabbia vitale e legittima di chi è costretto a subire. I giovani arrabbiati delle banlieues parigine come il ragazzo protagonista del fumetto L’Enragé (coll. Aire Libre, Dupuis), che raggiunge attraverso la boxe riscatto personale- e il lavoro può esserlo per gli adulti, unico reale settore di integrazione, l’accesso alla chiave sociale di una piena dignità. E dove nessuno possa rubare loro la vittoria.


Baru predilige un approccio sociologico, improntato alla ricerca, scrivendo di storie ispirate ai flussi migratori del XX secolo, che siano il più verosimile possibile, realtà che cerchino di riprodurre la verità adottando il punto di vista di chi viene dominato culturalmente e socialmente. Raccontando attraverso una semplificazione dei tratti grafici che esprimono tutta la gamma di emozioni e sentimenti, semplice materiale plasmato dalla matita, in cui spiccano visi espressivi. I suoi personaggi, spesso piccoli Pierrot sullo sfondo di cittadelle medievali e tecnologiche, sono quello che fanno, si costruiscono una coscienza sociale, una vittoria che nessuno potrà rubare loro.

Baru li segue, collocandosi, durante la narrazione, al loro stesso livello e invitando il lettore a fare altrettanto. Creando un Noi.
Perché “…si la jeunesse a la conscience d’être dominée, elle va se battre contre cette domination”, dice Baru.
A qualunque età.




10-10-2013 - visite: 7850

Credits

Supplemento speciale ad Occhiaperti.net, magazine per i giovani del Comune di Ferrara

Coordinatore editoriale
Fausto Pagliarini

Collaborano
Giulia Cabianca, Francesca De Luca, Eleonora Fiorelli, Edoardo Gandini, Federica Gasparretti, Elisa Greco, Klejdia Lazri, Pasquale Matarazzo, Alessandro Orlandin, Matteo Pernini, Giorgia Pizzirani, Chiara Ricchiuti, Matteo Rubbini, Grazia Russo, Antonio Vergoni, Licia Vignotto, Giulia Zappaterra.

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