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Oct 12 2013

...Zimmerfrei

Dalla videoarte al grande schermo,con Alterazioni Video e...

di Licia Vignotto

Cinema e videoarte: due universi che sempre più spesso intersecano interessi e linguaggi. Verso quali direzioni si sta muovendo la produzione audiovisiva sperimentale? Questa è la domanda a cui ha cercato di rispondere la conferenza “Incroci tra videoarte e film di finzione”, svoltasi venerdì 11 ottobre presso l’aula magna dello Iuss di Ferrara. L’incontro, curato dall’associazione Auam “Michelangelo Antonioni”, ha rappresentato l’apertura ufficiale della settima edizione di The Scientist, festival internazionale di video arte dedicato alla promozione dei migliori giovani talenti italiani e stranieri.

"Video e videoarte sono parole che si prestano ad equivoci, dare una definizione univoca è impossibile», così Ada Patrizia Fiorillo, docente di storia dell’arte contemporanea per l’università di Ferrara, ha introdotto gli ospiti attraverso il tema del giorno, tutt’altro che semplice.
Al microfono si sono alternati critici e accademici. Ha aperto i lavori Alfonso Amendola dell’università di Salerno con la relazione “In video veritas”, dedicata al videoteatro realizzato dalla giovane compagnia campana Mald’é, che ha lavorato ispirandosi al monologo “Not I” di Samuel Beckett.
Massimo Marchetti, curatore e critico d’arte, si è invece speso sulla produzione “remix” dello scozzese Douglas Gordon, capace di sintetizzare due ore di film in cinque minuti, oppure di rallentare il tempo già dilatato della suspense, intervenendo su film classici come “Psycho” di Alfred Hitchock.
Marco Teti, docente per l’università e-Campus di Milano, ha invece dedicato il proprio intervento all’opera della celebre artista iraniana Shirin Neshat e al suo recente lungometraggio “Donne senza uomini”, un esperimento di commistione tra linguaggi in cui la videoarte sacrifica parte della concettualità che la contraddistingue a favore di una maggiore linearità nella narrazione, capace di avvicinare all’opera un pubblico più ampio.
Guest star dell’evento sono stati Giacomo Porfiri del collettivo Alterazioni Video e Massimo Carozzi del collettivo Zimmerfrei, entrambi vicini all’evoluzione narrativa di Shirin Neshat, sebbene inseriti in percorsi che guardano a obiettivi molto diversi. «Forse questo progressivo avvicinamento al mondo del cinema da parte della videoarte sta accadendo perché il cinema tradizionale sta morendo – ha commentato Porfiri -, e per questo è maggiormente disposto ad accogliere il contributo degli artisti. Non esiste oggi un cinema nuovo, e per questo potremmo farlo noi. L’ambizione del nostro collettivo, magari già a partire dal prossimo lavoro, sarebbe proprio quella di arrivare al grande schermo».

Gli Zimmer Frei si muovo invece verso il documentario, inteso in senso più classico. «La dimensione della produzione cinematografica è industriale – ha spiegato Carozzi -, personalmente è un ambiente in cui non mi ci vedo. Prima lavoravamo con dei performer e il girato veniva modificato in postproduzione, acceleravamo il tempo delle riprese oppure cercavamo soggettive emotive dei personaggi di cui raccontavamo la storia. Adesso saltuariamente chiediamo ancora a chi compare nei nostri filmati di compiere determinati gesti, ma l’intervento sul reale si fa sempre meno invasivo».
La conferenza ha costituito una buona occasione per anticipare alcune tematiche relative alle proiezioni proposte dal festival The Scientist nei pomeriggi seguenti. Gli Alterazioni Video, che in occasione dell’edizione 2012 avevano portato a Ferrara “Black Rain”, hanno commentato i lavori proposti per il 2013, “Per troppo amore” e “Incompiuto siciliano”: «l’importante dei nostri turbofilm non è tanto il risultato ma lo scambio che si realizza sul set. Per le riprese ci circondiamo di artisti e performer che ci interessano. In “Per troppo amore” ad esempio abbiamo collaborato con l’antropologo Marc Augè, che ci ha proposto le sue riflessioni sulla categoria estetica dell’incompiuto. Secondo noi questo è il genere che, dopo il barocco, si può considerare il più caratteristico dell’architettura italiana».

All’incontro hanno partecipato anche il direttore del dipartimento di scienze umanistiche dell’ateneo estense Matteo Galli - che ha sottolineato l’importanza di eventi capaci di aprire l’università alla cittadinanza - e Vitaliano Teti, direttore artistico di The Scientist: «nei prossimi giorni di festival, durante le proiezioni organizzate presso la Porta degli Angeli, avremmo modo di vedere anche i lavori del giovanissimo Matteo Bevilacqua, studente Unife non ancora laureato ma già regista di videoclip. Poter presentare le sue opere significa che, come ateneo, si sta lavorando nella direzione giusta».


Scritto da: Licia Vignotto

Data: 12-10-2013

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