RECENSIONI \ Nel regno dei No Doubt

punk ska reggae per un sound esplosivo

di Ilaria Battistella
home oa > Musica > Recensioni > Nel regno dei No Doubt

Gwen StefaniCosa può nascere da un mix di influenze che variano dai Madness all’ heavy metal più classico, dai Beatles ai The Doors, passando per Hendrix, Marley ed i Ramones? Ecco a voi i No Doubt di Tragic Kingdom, album del 1995 della Interscope Records, che racchiude tutta lo loro grinta ed originalità.
Gwen Stefani (cantante), Tom Dumont (chitarrista), Tony Kanal (bassista) e Adrian Young (batterista, nei primi anni novanta spesso in tour anche con i Vandals), con il contributo di Eric Stefani alle tastiere ed altri strumentisti (trombone, percussioni, tromba, saxofono ecc.) danno vita ad un genere che spazia dal punk al pop, arricchito da elementi tipici dello ska e del reggae.
La voce graffiante e sensuale della cantante mostra già la sua abilità indiscussa, alternando pezzi forti a stacchi più soft in Spiderwebs, ragnatele di un rapporto da cui Gwen si sente soffocata.
Ma è in Excuse me Mr. che la furia punkeggiante si rivela in tutta la sua essenza (anche se l’ elemento ska persiste): chitarra, basso e batteria scandiscono la ritmica impazzita che, in linea con la denuncia del testo, travolge l’ ascoltatore. “Sono come un mendicante senza fortuna, aspetto cantando all’ angolo della tua strada, e tu cercando di non vedermi, fissi dritto davanti a te, ignorando la responsabilità” canta una giovane e rabbiosa Gwen, aspettando che un uomo le dedichi un poco del suo prezioso tempo.
Il terzo brano, Just a girl, è una prorompente dichiarazione di indipendenza al femminile: “Togli dai miei occhi questo nastro rosa, non sono più riparata, non è un gran sorpresa, non credi che io sappia esattamente dove sono? … Sono solo una ragazza, piccola e carina, non lasciate che io abbia diritti, sono solo una ragazza, che vive in cattività, le vostre regole mi stordiscono…”. Rabbia e delusione.
Happy now è la canzone della liberazione da un rapporto vista dalla parte di chi ha ferito, quasi una sorta di vendetta a sangue freddo: tutto il brano è concentrato sulla linea di chitarra e la splendida interpretazione vocale, che nuovamente riesce a stupire nella sua incisività.Gwen Stefani
Alla ritmica ska-reggae di Different people segue Hey you, che tratta il tema dell’ illusione matrimoniale, paragonando (molto prima dei detestabili Aqua!) due sposini ai famosi Barbie e Ken: la melodia, facendosi carico dell’ assurdità della situazione del testo, risulta a tratti auto ironica.
The climb è il manifesto dell’ abilità vocale di Gwen che, raccontando della sua “scalata personale” nella vita e tra gli ostacoli, alterna modulazioni piene della voce ad altre decisamente più soft, quasi sospirate.
Un intro rock (ripreso nel ritornello), che poi sfuma nella sonorità reggae della strofa, caratterizza la furia adolescenziale di Sixteen, che dipinge il ritratto perfetto della voglia di libertà dei giovani, spesso vittime di situazioni familiari e sociali non facili.
Sunday mornig (altro celebre brano della band) è un’ esplosione di ritmo, allegro e solare, nonostante il testo parli dei cambiamenti inaspettati di una persona; a seguire la famosissima Don’t speak, l’ unica ballata dell’ album, triste e passionale evocazione della fine di una storia, in cui echi di flamenco caratterizzano a tratti la melodia della chitarra.
In quanto a sonorità You can’t do it può essere facilmente accostata alle ultime produzioni del gruppo e credo che sia per questo motivo che non riesco proprio ad apprezzarla.
I fanatici del reggae si gusteranno senza dubbio World go ’round: orecchiabile, semplice, piacevole.
gruppo no DoubtEnd it on this vanta una ritmica invidiabile ed un testo altrettanto tagliente, specchio di rimorsi e di un passato inevitabilmente trascorso, che non può essere modificato: “…Se potessi tornare indietro nelle pagine del tempo, riscriverei il tuo punto di vista […] un’ ultima possibilità, per provare ancora, ma sono stanca, gelida, finiamola qui e chiamiamo tutto questo Storia”.
Tragic kingdom ( l’ ultimo brano, che è anche quello che da il nome all’ intero album) racconta di un mondo di apparenze e cecità, di smarrimento e di labirinti di bugie, di persone vittime dei fuochi d’ artificio del potere: “…Hanno perso la testa o sono solo diventati ciechi gattini? Ascoltiamo le loro storie troppe volte, ipnotizzati dalle lucciole, che brillano nel buio […] la parata è elettrica, ma non ha nessuno scopo, se non quello di impressionare…”. I suoni si fanno costantemente più cupi ed angoscianti, la ritmica diviene ansia, che ti spinge inesorabile fino al termine del brano, dominato da un caos allucinato di strumenti:“…Benvenuti nel tragico regno, campi di popcorn si sono appena rivelati alla nostra vista…”.
Consigli per l’ acquisto: lasciate perdere le innumerevoli Avril e compagne, se volete del rock al femminile i vecchi album dei No Doubt potrebbero rivelarsi una piacevole sorpresa.


01-02-2006 - visite: 10772

Condividi questa pagina:

Newsletter:addio CartaGiovaniProtagonisti.Benvenuta youngERcard!
di

Leggi l'articolo

Sapere e Fare 7
di redazione

Leggi l'articolo

Newsletter: Cosplay Party ad Area Giovani
di

Leggi l'articolo

Newsletter: nuovo Occhiaperti.net
di Newsletter

Leggi l'articolo

Incontri sulla Costituzione
di Comunicato Stampa

sala del Consiglio comunale a cura dei costituzionalisti Veronesi e Bergonzini Leggi l'articolo

Luci della scrittura, le parole di Stefano Tassinari
di Comunicato Stampa

tra giornalismo e narrativa Leggi l'articolo

Selezioni tirocini formativi: pubblicati i calendari
di Redazione

Leggi l'articolo

Valid CSS 2 Valid XHTML 1.0 Strict