LIVE \ FLIPPAUT ROCK FESTIVAL AL MADE IN BO

Lunedì 2 giugno

di Clas
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Reduce da un devastante lunedì di fuoco, con le forze che mi rimangono vi racconterò qualcosina della seconda giornata (2 giugno) del Flippaut Rock Festival al Made in Bo di Bologna. Non ho avuto il piacere di vedere tutti i gruppi che hanno suonato: sono arrivata giusta giusta per non perdermi The Kills; forse un festival all’aperto, un’atmosfera che non si poteva definire proprio “intima” e il sole che, nuvola più nuvola meno, scioglieva le teste di spettatori e performers non erano le circostanze più consone per il suono marcatamente blues dei The Killls. Sono solo in due: la cantante, impugnato il microfono e sigaretta tra le dita, ha accompagnato con la sua voce roca e sensuale il compagno inglese alla chitarra al quale si è rotta una corda. Sono riusciti comunque a scaldare il pubblico (già abbastanza accaldato a dir la verità…) in particolare nel momento in cui, a qualche centimetro di distanza, hanno mimato un amplesso con voce e chitarra. Li avrei preferiti comunque in qualche club londinese pieno di fumo e caldamente illuminato. Poi è stata la volta dei Turbonegro dei quali non posso dire molto perché era la prima volta che li sentivo: sono entrati sul palco travestiti (ho individuato qualche cowboy e un marinaio) ed hanno tenuto uno show piuttosto energico quanto prolungato (troppo per i miei gusti!). Dopo un soundcheck infinito ma curioso visto che i roadies erano distinti uomini in nero con bombetta e provvisti di cravatta rossa, finalmente sul palco i The White Stripes. Tutto ovviamente era rosso, bianco e nero: la batteria, le chitarre, il piano, persino la ciotola con dentro i plettri era rossa! Mr Jack White indossava un paio di sobrissimi pantaloni con una gamba rossa e una nera e la dolce Meg invece era vestita di bianco. Meno dolce alla batteria, la bambolina imbronciata muoveva il suo viso di porcellana ad ogni vigoroso accordo ’60 di Jack, dalla voce stridula e urlata. E’ davvero un chitarrista fenomenale, sembrava che sul palco ci fosse un esercito invece erano solo in due a fare tutto quel casino! Hanno suonato molti pezzi dei vecchi album; mi è piaciuta molto In the cold, cold night cantata dalla signorina White che non ci ha negato un sorriso emozionato. La scenografia viene arricchita con quattro pannelli neri che rappresentavano un paio di forbici, uno spermatozoo, uno stivale con tacco a spillo e il mitico forcone…era ovviamente il momento dei Quuens Of The Stoneage!!! Il tramonto stava arrivando e non poteva esserci momento migliore per quei pazzi scatenati! Come per il tour di quest’inverno, non c’era Dave Grohl come batterista ma non mancava il vocione di Mark Lanegan. Un vero e proprio inneggio alle droghe, in particolare a Madame Cocaina, ha mandato il pubblico irrequieto in escandescenza…c-c-c-c-c.cocaiiine!; mentre i pannelli alle loro spalle cambiavano colore diventando rossi, poi bianchi, i Queens Of The Stoneage ci hanno portati tutti…all’inferno. Infine gli headline della giornata cioè gli Audioslave: la mia personale opinione (non mandatemi pacchetti-bomba a casa please!) è che sono tutti e quattro musicisti di grande talento ma…la scintilla non scocca! E’ un piacere ascoltare i virtuosismi di Tom Morello o il timbro rugginoso dell’ex voce dei Soundgarden ma ci manca qualche cosa, ci manca personalità. Quindi della loro performance potrei dire spettacolare, imponente ma senza quella magia “satanica” che si poteva odorare nell’aria con i QOTSA. Un festival comunque di rock abbastanza puro, senza tante contaminazioni a dimostrare il prepotente ritorno di questo genere.

19-04-2011 - visite: 9427

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